LUIGI GONZAGA, santo. - N. il 9 marzo 1568 nel Castello di Castiglione delle Stiviere presso Mantova, primogenito di Ferrante G., principe dell'Impero e marchese di Castiglione, e da Marta Tana Santena di Chieri, m. il 21 giugno 1591 a Roma. A cinque anni seguì il padre nei campi militari di Cremona, apprendendo la vita del soldato. Nel 1577 fu con il fratello Rodolfo a Firenze, paggio alla corte di Francesco de' Medici granduca di Toscana. Ivi nella chiesa della S.ma Annunziata, davanti alla celebre immagine della Vergine, fece voto a Dio di perpetua verginità.
Prendendo occasione da un'infermità, L. si diede all'austerità con la pratica di digiuni e penitenze, che univa a lunghe ore di orazione. Nel 1580 ricevette la prima Comunione dalle mani di s. Carlo Borromeo, che era passato da Castiglione in visita pastorale; d'allora sentì un affetto grandissimo al sacramento dell'Eucaristia, assistendo ogni giorno alla S. Messa e ricevendo la Comunione tutti i giorni festivi. Nel 1580-81 a Casale Monferrato ed al santuario di Crea, edificato dalla conversazione dei Barnabiti e Cappuccini, deliberò di abbracciare lo stato di perfezione, cominciando a condurre già alla corte una vita da religioso. Nell'autunno del 1581 accompagnò con i parenti l'imperatrice Maria d'Austria alla corte di Filippo II in Spagna, dove rimase due anni paggio di Don Diego, facendo gli studi di filosofia, di cui diede pubblico saggio all'Università di Alcalá. Leggendo il Compendio de la doctrina espiritual di fra' Luigi di Granada, si diede maggiormente all'orazione mentale, che prolungò a volte fino a cinque e più ore al giorno. Nel 1583 decise d'entrare nella Compagnia di Gesù. Dopo un lungo e tormentoso contrasto con il padre che nulla lasciò intentato per distogliere la quella risoluzione, inviandolo in varie corti, finalmente, dopo aver a Milano risolti con molto senno e capacità difficili affari, L. riuscì a strappare il consenso e, rinunziando al principato in favore del fratello Rodolfo, entrò il 25 nov. 1585 nel noviziato dei Gesuiti di Roma. Messosi con ardore all'acquisto della perfezione, attraverso l'orazione più alta ed i gradi di una mortificazione generale, interna ed esterna, unita ad una profonda umiltà e perfetta ubbidienza, giunse ad uno stato abituale d'intima unione con Dio, con tutti gli effetti della carità divina. Pieno di bontà per il prossimo, visitava spesso gli ospedali servendo gli infermi negli uffici più umili, e nei giorni festivi insegnava con zelo il ca

LUIGI GONZAGA, santo. - L'ultima volta di Spagna, pronunciò a Madrid il 29 marzo 1583; la Meditazione degli angeli santi; l'Eurotione agli studenti del collegio di Siena; alcuni appunti ascetici per l'acquisto dell'umiltà. Cf. Sommervogel, III, coll. 1575-81; G. Boero, Gli scritti editi e inediti dell'anglico giovane s. L. G. - Cura per la prima volta tutti insieme pubblicati, Roma 1862; L. Molza, Lettere di s. L. G., Modena 1867; un'edizione più accurata riscontrata sugli autografi e le altre fonti fu pubblicata dal p. E. Rosa, Lettere e scritti spirituali di s. L. G., raccolti e annotati, Firenze 1926 (vers. tedi., accresciuta e aggiornata di J. Leufkens, Briefe u. Schriften des hl. Aloysius G., Monaco 1928) e da P. Bosio Boz, Lettere di s. L. G., Roma 1949. Tra le vite di s. L. G. celebre quella del p. L. Cepari, Roma 1606 (numerose edd., ristampe e versioni in quasi tutte le lingue; ed. a cura di F. Schröder, copiosamente annotata, Einsiedeln 1891; nuova ed. tedesca aggiornata,
LUIGI GONZAGA - LUINI BERNARDINO
a cura di E. Reitz V. Frentz, ivi 1928); M. Meschler, Leben des H. Aloysius, Friburgo in Br. 1891 (con analogo successo; vers. it., T. G. rino 1923 e 1926); F. Goldie, St. Aloysius, Londra 1891; J. Croiset, St. Louis de G., parfait modèle de la jeunesse chrétienne, Lilla 1921; A. Lambrette, St. Louis de G., sa mission, son âme, Lovanio 1926; C. Martindale, The vocation of Aloysius G., Londra 1927, vers. franc. di E. Delpierre-A. Noché, St. Louis de G. et la Renaissance italienne (1568-1591), Le Puy 1946. Cf. E. Rivière, Bibliogr. du 3e centenaire de St. Louis de G., Parigi 1891.
LUIGI MARIA GRIGNION, santo - Ritratto. Dipinto nel 1716.
(per cortesia del p. Le Baili)
eghi prese il nome di Montfort), m. a St-Laurent-sur-Sèvre il 28 apr. 1716. Ordinato sacerdote nel 1700, e non essendogli consentito di partire per le Missioni del Canada, si unì ad un gruppo di sacerdoti a Nantes, con lo scopo di insegnare il catechismo ai poveri della campagna e destare nei peccatori la devozione verso la Vergine (lettera 6 nov. 1700). Deluso nelle sue speranze, accettò di diventare elemosiniera dei poveri dell'Ospedale di Poitiers; vi attuò la riforma e nel 1703 vi fondò, con la cooperazione di Maria Luisa Trichet (Maria Luisa di Gesù), la Congregazione delle Figlie della Sapienza per la cura dei poveri e degli ammalati e l'istruzione dei fanciulli.
Dopo aver ottenuto un immenso successo dalle sue missioni, allontanato dall'Ospedale e dalla diocesi per gli intrighi dei libertini e dei giansenisti, compì a piedi il pellegrinaggio a Roma, per ottenere luce e consiglio dal Vicario di Cristo. Clemente XI lo dissuase dal partire per le missioni estere, lo nominò missionario apostolico e gli assegnò la Francia come campo di apostolato. Egli ormai si consacrò senza posa, fino al termine della sua vita, all'opera delle missioni (1706-16), soprattutto nella Bretagna, nel Poitou e nell'Aunis. Dovunque predicò la Croce ed il Rosario, la consacrazione totale di se stesso a Gesù per la mani di Maria, eresse Calvari, restaurò chiese, istituì confraternite con il risultato che fino ai nostri giorni la fede si è mantenuta vivissima nelle regioni evangelizzate. Eroico nella povertà, mortificazione, ubbidienza, amore dei poveri, perseguitato ad oltranza, vittima di parecchi attentati, respinto da molte diocesi, fu sempre protetto dai due grandi vescovi antigiansenisti di Luçon e di la Rochelle (Jean-François-Valérie de l'Escure e Etienne de Champflour).
L. M. scrisse: Traité de la vraie dévotion à la Ste Vierge (ms. ritrovato nel 1842, 1a ed. Luçon 1843; dott. F. de la Sagesse éternelle (Parigi 1856), Le secret admirable du T. S. Rosaire (ivi 1912), Lettre aux amis de la Croix (Nantes 1875), Secret de Marie (Montréal 1899), inoltrare cantici vari (cf. ed. critica di F. Fradet, Parigi 1929).
Egli considera la vita spirituale come la totale consacrazione a Gesù, Sapienza Incarnata, per la mani di Maria e la completa dipendenza da questa Divina Madre, di guisa che l'uomo, mosso da Maria, e vivendo in lei, con lei e per lei, viva anche più perfettamente con Gesù, in lui, per lui. Al fine di perpetuare l'opera delle missioni, fondò i Missionari della Compagnia di Maria, di cui scrisse la Regola, come già aveva scritto quella per le Figlie della Sapienza.
Beatificato da Leone XIII nel 1888, fu canonizzato da Pio XII il 20 luglio 1947. Festa il 28 apr.