MARCO di Gerusalemme, santo. — È commemorato nel *Martirologio romano* il 22 ott. come martire, ma non consta di questa sua qualifica; nell'antichità non ebbe culto alcuno e fu inserito nel *Martirologio di Adone*.
Fu il primo vescovo di Gerusalemme dopo la distribuzione della città avvenuta sotto Adriano. Nel 135 infatti gli Ebrei, che a più riprese avevano tentato di scuotere il giogo della dominazione romana, guidati dal demagogo Bar Kökhébhâ' si ribellarono ancora una volta; ma furono vinti presso Bethar e dispersi. Fu allora assolutamente vietato ai medesimi di metter piede in Gerusalemme, che divenne una colonia romana ed abitata da soli pagani. Anche la comunità cristiana, composta fino a quel tempo di convertiti dal giudaismo, fu dispersa, e a poco a poco poté ricostituirsi con elementi provenienti dal paganesimo; di questa nuova comunità fu appunto primo vescovo M. Niente si conosce della sua attività; sembra sia morto sotto Antonino Pio, nel 156.
MARCO, *Gnostico*. — Discepolo di Valentino, insegnò, secondo Ireneo (*Haer.* I, 7, 4, ed. W. Harvey, p. 121, I, 13, 5 dell'ed. A. Stieren, p. 154), in Asia, forse nei tempi di s. Ireneo. Caratteristica è la sua speculazione sulle lettere dell'alfabeto e sui numeri.
Ireneo incontrò aderenti di M. nella valle del Rodano e questa fu l'occasione per cui egli si occupò della gnosi. Le notizie su M. presso Ireneo hanno un interesse speciale perché fanno conoscere usi e formole liturgiche. Le formole liturgiche sono in parte trasmesse anche nella lingua aramaica, il che fa supporre che questa gnosi

Marco, papa, santo - Affresco nella serie dei ponnifici nella antica basilica di S. Paolo (sec. Ix) - Roma.
era diffusa in Siria, o in un ambiente giudeo-cristiano. I marcosiani facevano il Battesimo in acqua, ma conoscevano anche una unzione postbaptismale. Interessanti sono anche le loro preghiere per i morti, che dovevano facilitare il passaggio delle anime fra le potenze nemiche nel cielo. Un cenno di s. Ireneo, benché polemico, testimonia la credenza della setta della trasmutazione eucaristica. M. si credeva profeta e comunicava anche il dono della profezia ad altri (*Haer.* I, 7, 2, ed. Harvey, p. 117, I, 13, 3, ed. Stieren, p. 147).