MARIA TERESA DI ASBURGO, IMPERATRICE

Image from page 118
Image from page 118

MARIA TERESA di Asburgo, IMPERATRICE. - N. a Vienna il 13 maggio 1717, m. ivi il 29 nov. 1780. Figlia ed erede dell'imperatore Carlo VI, sposò Fran-cesco Stefano di Lorena (12 febb. 1736) dando origine agli Asburgo-Lorena, ultimo ramo regnante della dinastia asburgica. Deriva da questo matri-monio anche la cosiddetta «secondogenitura» asbur-gica di Toscana, con l'assegnazione del trono gran-ducale a Francesco di Lorena (9 luglio 1737), da trasmettersi in linea cadetta.

L'eredità dei domini asburgici veniva a spettare a M. T. in virtù della Prammatica Sanzione emanata da Carlo VI il 19 apr. 1713, che stabiliva, in mancanza di eredi maschi, la diretta successione femminile. Tuttavia, alla morte del padre (20 ott. 1740), i suoi diritti le ven-nero contestati dai mariti delle figlie di Giuseppe I, il predecessore di Carlo VI: Carlo Alberto di Baviera e Federico Augusto di Sassonia.

Nella guerra di successione austriaca intervennero le potenze europee, desiderose di abbassare la potenza

asburgica e di ingrandirsi a sue spese. Il conflitto si concluse, dopo otto anni, con la pace di Aquisgrana (18-23 ott. 1748). M. T. riuscì a salvare l'unità, se non la integrità, dei possedimenti aviti. Particolarmente sensibile fu la perdita della Slesia, ceduta a Federico II di Prussia, e la conseguente scossa al prestigio asburgico in Germania. Però, la casa d'Asburgo riacquistò la corona imperiale, che Carlo Alberto di Baviera era riuscito a strapparle: alla morte del rivale, Francesco di Lorena fu eletto ed incoronato imperatore (13 sett. - 4 ott. 1745).

Dopo Aquisgrana, gli sforzi di M. T. furono rivolti a preparare la rivincita contro il re prussiano. L'antico antagonismo con i Borboni fu cancellato dal nuovo con gli Hohenzollern, in Kaunitz (v.) riuscì a mutare in alleanza la tradizionale rivalità con la Francia (10 maggio 1756). Alla coalizione fu guadagnata anche la Russia. Nella guerra dei Sette anni che ne seguì (1756-63), Federico II di Prussia riuscì tuttavia a superare la prova. Il tentativo di M. T. di annientare il rivale germanico era fallito: si apriva nella storia tedesca quel dualismo austro-prussiano che doveva trovare la sua soluzione solo un secolo dopo.

L'assunzione come correggente del figlio Giuseppe II, dopo la morte del marito (18 ag. 1763), riduce l'iniziativa dell'Imperatrice nel campo della politica estera ad una prevalente attività di controllo, esercitata in senso moderatore. Un aspetto importante della diplomazia teresiana è nella politica matrimoniale, che ebbe la sua più brillante affermazione nel matrimonio di Maria Antonietta con il Delfino di Francia. Il maggior peso politico fu però esercitato dai matrimoni italiani: quello di Maria Amalia con il duca di Parma, quello di Maria Carolina con il Re di Napoli, quello di Ferdinando con Maria Beatrice d'Este, che assicurava il ducato di Modena ad una terzogenitura asburgica, venuta così ad aggiungersi alla «secondogenitura» toscana. Assicurata la diretta o indiretta influenza sull'intera penisola, l'Imperatrice poteva parlare delle sue «quattro colonie italiane».

L'importanza storica di M. T. non si esaurisce nel compito di salvare la monarchia dalla dissoluzione, e di conservare il suo rango fra le potenze europee. M. T. occupa un posto eminente fra i grandi sovrani riformatori, per l'opera di ricostruzione e rinnovamento dello Stato da lei intrapresa. Lo stimolo sorse dall'esigenza di porre rimedio alla crisi finanziaria che travagliava la monarchia in seguito alle continue guerre. Invece di ricorrere ai consueti inasprimenti fiscali, l'Imperatrice affrontò il problema di una radicale revisione del sistema di esazione, che lo rendesse più produttivo per lo Stato e meno gravoso per il contribuente. Una radicale riforma dell'amministrazione condusse ad un superamento dei particolari iscritti e ad un rafforzamento del potere centrale; la revisione del sistema fiscale, con il principio della proporzionalità degli oneri e della eliminazione delle esenzioni, ebbe importanti riflessi sociali, incidendo sulle prerogative e sulle posizioni di privilegio dei ceti maggiori.

Le riforme teresiane si distinguono da quelle successive di Giuseppe II per l'assenza di quell'ispirazione dottrinarie che caratterizza queste ultime. La distinzione si manifesta con particolare evidenza sul terreno ecclesiastico. Per Giuseppe II, all'eterno dissidio Stato-Chiesa si aggiungeva la contrapposizione dei «lumi del secolo» alla tradizione ed alla religione cattolica. L'Imperatrice, animata da sincera fede religiosa, non condivideva questo nuovo spirito. I provvedimenti ecclesiastici si verificano quasi esclusivamente nel periodo della correggenza con il figlio: l'iniziativa non parte dall'Imperatrice, che agisce, piuttosto, come freno. Se, come sovrana riformatrice, è disposta a rivendicare i diritti dello Stato contro la Chiesa, come credente non intende l'ambito religioso in nome di una filosofia che le rimane del tutto estranea. Tuttavia non riesce ad impedire che lo zelo riformatore del figlio e del cancelliere Kaunitz si spinga al di là dei limiti puramente politici. Così, ai provvedimenti rivolti ad affermare l'autorità statale (placet regio, limitazioni del foro ecclesiastico e del diritto d'asilo, ecc.), a quelli di carattere economico-finanziario (misure contro le esenzioni fiscali, contro la manomorta; restrizione del potere d'acquisto degli enti ecclesiastici, controllo della loro amministrazione, ecc.), se ne aggiungono altri che invadono il campo dell'organizzazione ecclesiastica, soprattutto nei riguardi degli Ordini religiosi. L'ispirazione illuministica si afferma chiaramente nella riforma della scuola attuata dopo l'espulsione dei Gesuiti: la Commissione aulica straordinaria per gli studi mirò ad emancipare la scuola dall'influenza religiosa sino allora predominante, per darle un'importanza laica e ridurla alla obbedienza dello Stato.

L'atteggiamento assunto nei riguardi dei Gesuiti riflette significativamente il carattere della politica teresiana. Non ne desidera l'espulsione e si rimette alle decisioni papali, ma il suo rispetto della volontà del Pontefice si arresta dinanzi agli interessi politici e finanziari.

L'interesse per lo Stato è stata la norma costante dell'Imperatrice nel quarantennio del suo regno. Il carattere «matriarcale» della sua politica rappresenta la fase iniziale del periodo riformatore, in cui l'elemento realistico prevale ancora sul fattore dottrinario, che darà invece l'intonazione al regno del figlio, Giuseppe II.

BIBL.: Fonti: Maria Theresia u. Marie Antoniette, Briefwechsel 1770-80, a cura di A. V. HAROSETH, Parigi-Vienna 1866; Maria Theresia u. Joseph II., ihre Korrespondenz, a cura di A. V. HAROSETH, 3 voll., Vienna 1867; Correspondance scritte entre Marie Thérèse et la comtesse de Mayr, Argenta, a cura di A. V. HAROSETH, 3 voll., Parigi 1874; Briefe der Kaiserin Maria Theresia an ihre Kinder, Freunde, a cura di A. V. HAROSETH, 4 voll., Vienna 1881; Briefe der Kaiserin Maria Theresia an ihre Kinder u. Freunde, a cura di O. Krack, Berlino 1910; Briefe der Kaiserin Maria Theresia, a cura di W. Fred e H. Kubin, 2 voll., Monaco 1914. Opera fondamentale, quella di A. V. HAROSETH, Geschichte Maria Theresia, 10 voll., Vienna 1863-79; notevoli: E. Guglia, Maria Theresia, 2 voll., Monaco-Berlino 1917; H. Kretschmayr, Maria Theresia, Gotha 1925. Sulla politica teresiana, V. A. Wolf e H. V. Zwiedineck, Österreich unter Maria Theresia, Joseph II., Leopold II., Vienna 1884 (trad. it., Milano 1904); F. Valsechi, L'assolutismo illuminato in Austria e in Lombardia, I, 1 domini ereditari, Bologna 1931; F. Walter, Die Geschichte der Ost. Zentralverwaltung in der Zeit Maria Theresia (1740-50), Vienna 1938. Franco Valsecchi