MASSIMIANO di CARTAGINE. - Autore donatismo (v.), in cui era diacono, a Cartagine.
In dissenso con il suo vescovo Primiano, e da lui condannato, gli suscitò contro altri, i quali, convenuti a Cartagine in numero di 43, lo condannarono: sentenza confermata in altro Concilio, di più di 100 vescovi, a Cebarsussi. Deposto Primiano, M. si fece ordinare in sua vece, ma un Concilio di 310 vescovi a Bagai (apr. 394) assolse Primiano, condannando invece M. e i 12 che lo avevano ordinato, dando agli altri un termine per ritornare all'unità della setta. Quindi i « primianisti » ricorsero alle autorità per farsi consegnare le chiese dai « massimianisti » (allo stesso M. fu tolta una casa in Cartagine), forti soprattutto nella Bizacene e nella Tripolitania.
Alcuni resistettero, e furono perseguitati, come Salvio di Membresa. Due, Feliciano di Musti e Pretestato di Assuras, dovettero cedere alla violenza di Ottato di Thamugadi, ma vennero reintegrati, nonostante che al posto del secondo fosse già stato ordinato un Rogato (diventato poi cattolico e mutilato della lingua e di una mano). Dell'origine di questo scisma, del fatto che i « primianisti » non esitarono a rivolgersi alle autorità, e che non contestarono la validità del Battesimo conferito dai « massimianisti » si valse con grande abilità s. Agostino, cui si devono queste notizie, per rinfacciare ai donatisti la contraddizione tra quanto essi rimproveravano ai cattolici e la loro propria condotta verso questi altri dissidenti.