MASSIMIANO (M. AURELIUS VALERIUS MAXIMIA- NUS), IMPERATORE ROMANO

MASSIMIANO (M. Aurelius Valerius Maximia- nus), IMPERATORE ROMANO. - N. di umili natali in Pannonia, soldato in uno dei periodi di più energica e fortunata ripresa del prestigio militare romano sotto gli imperatori Aureliano e Probo, committente di Diocleziano e da lui aiutato nella sua carriera, si che ne sentì la superiorità, e gli si mostrò sempre devoto.

Le fonti antiche che lo riguardano, sono di scarso valore, perché vanno dalle lodi spesso eccessive delle orazioni di Mamertino (v. VI) ai giudizi di asprezza, forse esagerata, dei pochi stori del tempo i quali non cessano di insistere sulla rozzezza, ignoranza, impulsività, grossolana ine- sperienza, puerile avidità di onori di lui.

Quando Diocleziano, morti Caro, Numeriano e Ca- rino, non trovò più nessuno a contrastargli l'Impero, ebbe però subito a provvedere a non poche gravi e urgenti necessità, non ultima quella dei gravi disordini delle province galliche, alle quali ripetute invasioni barbariche e lotte interne di usurpatori avevano procurato enormi danni. Occorreva stornare il malanno, e a questo fine Diocleziano nominò Caesar M., e lo inviò con forze mi- lari in Gallia. M. fece ottima prova e, in seguito a ciò, fu associato all'Impero col titolo di Augustus.

Lasciato alla tutela di tutte le province occidentali, M. ebbe ancora vittorie sui Germani di oltre Reno, spe- cialmente sui Franchi, mentre un suo generale, Carausio,

MASSIMIANO, arcivescovo di Ravenna, san-
to. - Diacono della Chiesa di Pola, n. nel 498,
m. a Ravenna il 21 febbr. 556. Dalla natia Istria
passò alla corte di Costantinopoli. Il 14 ott. 546,
in Patrasso d'Acacia, da papa Vigilio, per volere
di Giustiniano, fu consacrato vescovo di Ravenna.
Prima di questa data, quel poco che si sa della sua
vita è intessuto di leggenda. Agnello di Ravenna ha
inserito nel suo Liber pontificalis alcune righe di M.,
che sono quanto rimane dei suoi scritti, come pure
ha ricordato una missione del medesimo ad Ales-
sandria, prima di ascendere all'episcopato, forse per
dirimere beghe e questioni teologiche.

Ma a Ravenna la personalità di M. è viva nella storia
ecclesiastica e nei monumenti della città. Prima inviso
al clero ed al popolo, che nella lotta dei «tre capitoli»
si era schierato nella quasi totalità in favore della parte
scismatica e vedeva quindi in M. il pastore imposto dalla
corte bizantina per stoncare quest'atteggiamento scisma-
tico, M. riuscì nel suo intento, così da esser, in seguito,
considerato come il vescovo ideale. Unico metropolita
in Italia fedele a Vigilio, la sua opera sorpassò i confini
della sua Chiesa e della sua provincia, estendendosi ai ter-
ritori delle provincie ecclesiastiche di Milano e di Aqui-
leia, con puntate anche nel territorio della dizione metro-
politica romana. Primo in Occidente assunse, dopo il 549
e prima del 554, il titolo di archiepiscopus, con un signi-
ficato ben più ampio di quello odierno: non semplice
metropolita, ma capo di un gruppo di metropoli. Si deve
a lui la consacrazione delle celeberrime basiliche raven-
nati di S. Vitale e di S. Apollinare in Classe, che adornò
di splendidi musica. Nella prima, nel grande quadro sto-
rico di sinistra, vicino a Giustiniano, ancora oggi si am-
mira la figura del vescovo «alto di statura, esile di corpo
e macilento, con i pochi capelli che gli fanno corona»,
e che guarda con «gli occhi glauchi», come lo descrive
l'Angello. In Ravenna, per sua volontà, sorse anche la
basilica in onore del protomartire Stefano, in cui depose
reliquie del titolare e di altri 20 santi, e fu rinnovata
quella di S. Andrea Maggiore: l'una e l'altra oggi scom-
parse. In Pola rimase famosa la basilica di S. Maria
Formosa, di cui oggi resta ben poca cosa.

Della sua munificenza è testimone la nota cattedra
d'avorio, che reca il monogramma interpretato Maximia-
nus episcopus. Da lui ebbe inizio quel patrimonio istriano,
che nei secoli successivi rese celebre e ricca la chiesa di
Ravenna sulla sponda orientale dell'Adriatico. Un'atti-
vità poco nota ed ancora poco studiata di M. è quella
ricordata da Agnello, che riguarda la sacra liturgia.

MASS

Article illustration
(fei, Anderen)
Massimiano, arcivescovo di Ravenna, santo - M. tra un dignitario di corte e un diacono. Particolare del mosaico del corteo di Giustiniano (sec. vi). Ravenna, S. Vitale.
IMIANO, arcivescovo di Ravenna, san-

to. - Diacono della Chiesa di Pola, n. nel 498,
m. a Ravenna il 21 febbr. 556. Dalla natia Istria
passò alla corte di Costantinopoli. Il 14 ott. 546,
in Patrasso d'Acacia, da papa Vigilio, per volere
di Giustiniano, fu consacrato vescovo di Ravenna.
Prima di questa data, quel poco che si sa della sua
vita è intessuto di leggenda. Agnello di Ravenna ha
inserito nel suo Liber pontificalis alcune righe di M.,
che sono quanto rimane dei suoi scritti, come pure
ha ricordato una missione del medesimo ad Ales-
sandria, prima di ascendere all'episcopato, forse per
dirimere beghe e questioni teologiche.

Ma a Ravenna la personalità di M. è viva nella storia
ecclesiastica e nei monumenti della città. Prima inviso
al clero ed al popolo, che nella lotta dei «tre capitoli»
si era schierato nella quasi totalità in favore della parte
scismatica e vedeva quindi in M. il pastore imposto dalla
corte bizantina per stoncare quest'atteggiamento scisma-
tico, M. riuscì nel suo intento, così da esser, in seguito,
considerato come il vescovo ideale. Unico metropolita
in Italia fedele a Vigilio, la sua opera sorpassò i confini
della sua Chiesa e della sua provincia, estendendosi ai ter-
ritori delle provincie ecclesiastiche di Milano e di Aqui-
leia, con puntate anche nel territorio della dizione metro-
politica romana. Primo in Occidente assunse, dopo il 549
e prima del 554, il titolo di archiepiscopus, con un signi-
ficato ben più ampio di quello odierno: non semplice
metropolita, ma capo di un gruppo di metropoli. Si deve
a lui la consacrazione delle celeberrime basiliche raven-
nati di S. Vitale e di S. Apollinare in Classe, che adornò
di splendidi musica. Nella prima, nel grande quadro sto-
rico di sinistra, vicino a Giustiniano, ancora oggi si am-
mira la figura del vescovo «alto di statura, esile di corpo
e macilento, con i pochi capelli che gli fanno corona»,
e che guarda con «gli occhi glauchi», come lo descrive
l'Angello. In Ravenna, per sua volontà, sorse anche la
basilica in onore del protomartire Stefano, in cui depose
reliquie del titolare e di altri 20 santi, e fu rinnovata
quella di S. Andrea Maggiore: l'una e l'altra oggi scom-
parse. In Pola rimase famosa la basilica di S. Maria
Formosa, di cui oggi resta ben poca cosa.

Della sua munificenza è testimone la nota cattedra
d'avorio, che reca il monogramma interpretato Maximia-
nus episcopus. Da lui ebbe inizio quel patrimonio istriano,
che nei secoli successivi rese celebre e ricca la chiesa di
Ravenna sulla sponda orientale dell'Adriatico. Un'atti-
vità poco nota ed ancora poco studiata di M. è quella
ricordata da Agnello, che riguarda la sacra liturgia.

MASSIMIANO, arcivescovo di Ravenna, san-
to. - Diacono della Chiesa di Pola, n. nel 498,
m. a Ravenna il 21 febbr. 556. Dalla natia Istria
passò alla corte di Costantinopoli. Il 14 ott. 546,
in Patrasso d'Acacia, da papa Vigilio, per volere
di Giustiniano, fu consacrato vescovo di Ravenna.
Prima di questa data, quel poco che si sa della sua
vita è intessuto di leggenda. Agnello di Ravenna ha
inserito nel suo Liber pontificalis alcune righe di M.,
che sono quanto rimane dei suoi scritti, come pure
ha ricordato una missione del medesimo ad Ales-
sandria, prima di ascendere all'episcopato, forse per
dirimere beghe e questioni teologiche.

Ma a Ravenna la personalità di M. è viva nella storia
ecclesiastica e nei monumenti della città. Prima inviso
al clero ed al popolo, che nella lotta dei «tre capitoli»
si era schierato nella quasi totalità in favore della parte
scismatica e vedeva quindi in M. il pastore imposto dalla
corte bizantina per stoncare quest'atteggiamento scisma-
tico, M. riuscì nel suo intento, così da esser, in seguito,
considerato come il vescovo ideale. Unico metropolita
in Italia fedele a Vigilio, la sua opera sorpassò i confini
della sua Chiesa e della sua provincia, estendendosi ai ter-
ritori delle provincie ecclesiastiche di Milano e di Aqui-
leia, con puntate anche nel territorio della dizione metro-
politica romana. Primo in Occidente assunse, dopo il 549
e prima del 554, il titolo di archiepiscopus, con un signi-
ficato ben più ampio di quello odierno: non semplice
metropolita, ma capo di un gruppo di metropoli. Si deve
a lui la consacrazione delle celeberrime basiliche raven-
nati di S. Vitale e di S. Apollinare in Classe, che adornò
di splendidi musica. Nella prima, nel grande quadro sto-
rico di sinistra, vicino a Giustiniano, ancora oggi si am-
mira la figura del vescovo «alto di statura, esile di corpo
e macilento, con i pochi capelli che gli fanno corona»,
e che guarda con «gli occhi glauchi», come lo descrive
l'Angello. In Ravenna, per sua volontà, sorse anche la
basilica in onore del protomartire Stefano, in cui depose
reliquie del titolare e di altri 20 santi, e fu rinnovata
quella di S. Andrea Maggiore: l'una e l'altra oggi scom-
parse. In Pola rimase famosa la basilica di S. Maria
Formosa, di cui oggi resta ben poca cosa.

Della sua munificenza è testimone la nota cattedra
d'avorio, che reca il monogramma interpretato Maximia-
nus episcopus. Da lui ebbe inizio quel patrimonio istriano,
che nei secoli successivi rese celebre e ricca la chiesa di
Ravenna sulla sponda orientale dell'Adriatico. Un'atti-
vità poco nota ed ancora poco studiata di M. è quella
ricordata da Agnello, che riguarda la sacra liturgia.

MASSIMIANO, arcivescovo di Ravenna, san-
to. - Diacono della Chiesa di Pola, n. nel 498,
m. a Ravenna il 21 febbr. 556. Dalla natia Istria
passò alla corte di Costantinopoli. Il 14 ott. 546,
in Patrasso d'Acacia, da papa Vigilio, per volere
di Giustiniano, fu consacrato vescovo di Ravenna.
Prima di questa data, quel poco che si sa della sua
vita è intessuto di leggenda. Agnello di Ravenna ha
inserito nel suo Liber pontificalis alcune righe di M.,
che sono quanto rimane dei suoi scritti, come pure
ha ricordato una missione del medesimo ad Ales-
sandria, prima di ascendere all'episcopato, forse per
dirimere beghe e questioni teologiche.

Ma a Ravenna la personalità di M. è viva nella storia
ecclesiastica e nei monumenti della città. Prima inviso
al clero ed al popolo, che nella lotta dei «tre capitoli»
si era schierato nella quasi totalità in favore della parte
scismatica e vedeva quindi in M. il pastore imposto dalla
corte bizantina per stoncare quest'atteggiamento scisma-
tico, M. riuscì nel suo intento, così da esser, in seguito,
considerato come il vescovo ideale. Unico metropolita
in Italia fedele a Vigilio, la sua opera sorpassò i confini
della sua Chiesa e della sua provincia, estendendosi ai ter-
ritori delle provincie ecclesiastiche di Milano e di Aqui-
leia, con puntate anche nel territorio della dizione metro-
politica romana. Primo in Occidente assunse, dopo il 549
e prima del 554, il titolo di archiepiscopus, con un signi-
ficato ben più ampio di quello odierno: non semplice
metropolita, ma capo di un gruppo di metropoli. Si deve
a lui la consacrazione delle celeberrime basiliche raven-
nati di S. Vitale e di S. Apollinare in Classe, che adornò
di splendidi musica. Nella prima, nel grande quadro sto-
rico di sinistra, vicino a Giustiniano, ancora oggi si am-
mira la figura del vescovo «alto di statura, esile di corpo
e macilento, con i pochi capelli che gli fanno corona»,
e che guarda con «gli occhi glauchi», come lo descrive
l'Angello. In Ravenna, per sua volontà, sorse anche la
basilica in onore del protomartire Stefano, in cui depose
reliquie del titolare e di altri 20 santi, e fu rinnovata
quella di S. Andrea Maggiore: l'una e l'altra oggi scom-
parse. In Pola rimase famosa la basilica di S. Maria
Formosa, di cui oggi resta ben poca cosa.

Della sua munificenza è testimone la nota cattedra
d'avorio, che reca il monogramma interpretato Maximia-
nus episcopus. Da lui ebbe inizio quel proprio patrimonio istriano,
che nei secoli successivi rese celebre e ricca la chiesa di
Ravenna sulla sponda orientale dell'Adriatico. Un'atti-
vità poco nota ed ancora poco studiata di M. è quella
ricordata da Agnello, che riguarda la sacra liturgia.

MASSIMIANO, arcivescovo di Ravenna, san-
to. - Diacono della Chiesa di Pola, n. nel 498,
m. a Ravenna il 21 febbr. 556. Dalla natia Istria
passò alla corte di Costantinopoli. Il 14 ott. 546,
in Patrasso d'Acacia, da papa Vigilio, per volere
di Giustiniano, fu consacrato vescovo di Ravenna.
Prima di questa data, quel poco che si sa della sua
vita è intessuto di leggenda. Agnello di Ravenna ha
inserito nel suo Liber pontificalis alcune righe di M.,
che sono quanto rimane dei suoi scritti, come pure
ha ricordato una missione del medesimo ad Ales-
sandria, prima di ascendere all'episcopato, forse per
dirimere beghe e questioni teologiche.

Ma a Ravenna la personalità di M. è viva nella storia
ecclesiastica e nei monumenti della città. Prima inviso
al clero ed al popolo, che nella lotta dei «tre capitoli»
si era schierato nella quasi totalità in favore della parte
scismatica e vedeva quindi in M. il pastore imposto dalla
corte bizantina per stoncare quest'atteggiamento scisma-
tico, M. riuscì nel suo intento, così da esser, in seguito,
considerato come il vescovo ideale. Unico metropolita
in Italia fedele a Vigilio, la sua opera sorpassò i confini
della sua Chiesa e della sua provincia, estendendosi ai ter-
ritori delle provincie ecclesiastiche di Milano e di Aqui-
leia, con puntate anche nel territorio della dizione metro-
politica romana. Primo in Occidente assunse, dopo il 549
e prima del 554, il titolo di archiepiscopus, con un signi-
ficato ben più ampio di quello odierno: non semplice
metropolita, ma capo di un gruppo di metropoli. Si deve
a lui la consacrazione delle celeberrime basiliche raven-
nati di S. Vitale e di S. Apollinare in Classe, che adornò
di splendidi musica. Nella prima, nel grande quadro sto-
rico di sinistra, vicino a Giustiniano, ancora oggi si am-
mira la figura del vescovo «alto di statura, esile di corpo
e macilento, con i pochi capelli che gli fanno corona»,
e che guarda con «gli occhi glauchi», come lo descrive
l'Angello. In Ravenna, per sua volontà, sorse anche la
basilica in onore del protomartire Stefano, in cui depose
reliquie del titolare e di altri 20 santi, e fu rinnovata
quella di S. Andrea Maggiore: l'una e l'altra oggi scom-
parse. In Pola rimase famosa la basilica di S. Maria
Formosa, di cui oggi resta ben poca cosa.

Della sua munificenza è testimone la nota cattedra
d'avorio, che reca il monogramma interpretato Maximia-
nus episcopus. Da lui ebbe inizio quel proprio patrimonio istriano,
che nei secoli successivi rese celebre e ricca la chiesa di
Ravenna sulla sponda orientale dell'Adriatico. Un'atti-
vità poco nota ed ancora poco studiata di M. è quella
ricordata da Agnello, che riguarda la sacra liturgia.

MASSIMIANO, arcivescovo di Ravenna, san-
to. - Diacono della Chiesa di Pola, n. nel 498,
m. a Ravenna il 21 febbr. 556. Dalla natia Istria
passò alla corte di Costantinopoli. Il 14 ott. 546,
in Patrasso d'Acacia, da papa Vigilio, per volere
di Giustiniano, fu consacrato vescovo di Ravenna.
Prima di questa data, quel poco che si sa della sua
vita è intessuto di leggenda. Agnello di Ravenna ha
inserito nel suo Liber pontificalis alcune righe di M.,
che sono quanto rimane dei suoi scritti, come pure
ha ricordato una missione del medesimo ad Ales-
sandria, prima di ascendere all'episcopato, forse per
dirimere beghe e questioni teologiche.

Ma a Ravenna la personalità di M. è viva nella storia
ecclesiastica e nei monumenti della città. Prima inviso
al clero ed al popolo, che nella lotta dei «tre capitoli»
si era schierato nella quasi totalità in favore della parte
scismatica e vedeva quindi in M. il pastore imposto dalla
corte bizantina per stoncare quest'atteggiamento scisma-
tico, M. riuscì nel suo intento, così da esser, in seguito,
considerato come il vescovo ideale. Unico metropolita
in Italia fedele a Vigilio, la sua opera sorpassò i confini
della sua Chiesa e della sua provincia, estendendosi ai ter-
ritori delle provincie ecclesiastiche di Milano e di Aqui-
leia, con puntate anche nel territorio della dizione metro-
politica romana. Primo in Occidente assunse, dopo il 549
e prima del 554, il titolo di archiepiscopus, con un signi-
ficato ben più ampio di quello odierno: non semplice
metropolita, ma capo di un gruppo di metropoli. Si deve
a lui la consacrazione delle celeberrime basiliche raven-
nati di S. Vitale e di S. Apollinare in Classe, che adornò
di splendidi musica. Nella prima, nel grande quadro sto-
rico di sinistra, vicino a Giustiniano, ancora oggi si am-
mira la figura del vescovo «alto di statura, esile di corpo
e macilento, con i pochi capelli che gli fanno corona»,
e che guarda con «gli occhi glauchi», come lo descrive
l'Angello. In Ravenna, per sua volontà, sorse anche la
basilica in onore del protomartire Stefano, in cui depose
reliquie del titolare e di altri 20 santi, e fu rinnovata
quella di S. Andrea Maggiore: l'una e l'altra oggi scom-
parse. In Pola rimase famosa la basilica di S. Maria
Formosa, di cui oggi resta ben poca cosa.

Della sua munificenza è testimone la nota cattedra
d'avorio, che reca il monogramma interpretato Maximia-
nus episcopus. Da lui ebbe inizio quel proprio patrimonio istriano,
che nei secoli successivi rese celebre e ricca la chiesa di
Ravenna sulla sponda orientale dell'Adriatico. Un'atti-
vità poco nota ed ancora poco studiata di M. è quella
ricordata da Agnello, che riguarda la sacra liturgia.

MASSIMIANO, arcivescovo di Ravenna, san-
to. - Diacono della Chiesa di Pola, n. nel 498,
m. a Ravenna il 21 febbr. 556. Dalla natia Istria
passò alla corte di Costantinopoli. Il 14 ott. 546,
in Patrasso d'Acacia, da papa Vigilio, per volere
di Giustiniano, fu consacrato vescovo di Ravenna.
Prima di questa data, quel poco che si sa della sua
vita è intessuto di leggenda. Agnello di Ravenna ha
inserito nel suo Liber pontificalis alcune righe di M.,
che sono quanto rimane dei suoi scritti, come pure
ha ricordato una missione del medesimo ad Ales-
sandria, prima di ascendere all'episcopato, forse per
dirimere beghe e questioni teologiche.

Ma a Ravenna la personalità di M. è viva nella storia
ecclesiastica e nei monumenti della città. Prima inviso
al clero ed al popolo, che nella lotta dei «tre capitoli»
si era schierato nella quasi totalità in favore della parte
scismatica e vedeva quindi in M. il pastore imposto dalla
corte bizantina per stoncare quest'atteggiamento scisma-
tico, M. riuscì nel suo intento, così da esser, in seguito,
considerato come il vescovo ideale. Unico metropolita
in Italia fedele a Vigilio, la sua opera sorpassò i confini
della sua Chiesa e della sua provincia, estendendosi ai ter-
ritori delle provincie ecclesiastiche di Milano e di Aqui-
leia, con puntate anche nel territorio della dizione metro-
politica romana. Primo in Occidente assunse, dopo il 549
e prima del 554, il titolo di archiepiscopus, con un signi-
ficato ben più ampio di quello odierno: non semplice
metropolita, ma capo di un gruppo di metropoli. Si deve
a lui la consacrazione delle celeberrime basiliche raven-
nati di S. Vitale e di S. Apollinare in Classe, che adornò
di splendidi musica. Nella prima, nel grande quadro sto-
rico di sinistra, vicino a Giustiniano, ancora oggi si am-
mira la figura del vescovo «alto di statura, esile di corpo
e macilento, con i pochi capelli che gli fanno corona»,
e che guarda con «gli occhi glauchi», come lo descrive
l'Angello. In Ravenna, per sua volontà, sorse anche la
basilica in onore del protomartire Stefano, in cui depose
reliquie del titolare e di altri 20 santi, e fu rinnovata
quella di S. Andrea Maggiore: l'una e l'altra oggi scom-
parse. In Pola rimase famosa la basilica di S. Maria
Formosa, di cui oggi resta ben poca cosa.

Della sua munificenza è testimone la nota cattedra
d'avorio, che reca il monogramma interpretato Maximia-
nus episcopus. Da lui ebbe inizio quel proprio patrimonio istriano,
che nei secoli successivi rese celebre e ricca la chiesa di
Ravenna sulla sponda orientale dell'Adriatico. Un'atti-
vità poco nota ed ancora poco studiata di M. è quella
ricordata da Agnello, che riguarda la sacra liturgia.

MASSIMIANO, arcivescovo di Ravenna, san-
to. - Diacono della Chiesa di Pola, n. nel 498,
m. a Ravenna il 21 febbr. 556. Dalla natia Istria
passò alla corte di Costantinopoli. Il 14 ott. 546,
in Patrasso d'Acacia, da papa Vigilio, per volere
di Giustiniano, fu consacrato vescovo di Ravenna.
Prima di questa data, quel poco che si sa della sua
vita è intessuto di leggenda. Agnello di Ravenna ha
inserito nel suo Liber pontificalis alcune righe di M.,
che sono quanto rimane dei suoi scritti, come pure
ha ricordato una missione del medesimo ad Ales-
sandria, prima di ascendere all'episcopato, forse per
dirimere beghe e questioni teologiche.

Ma a Ravenna la personalità di M. è viva nella storia
ecclesiastica e nei monumenti della città. Prima inviso
al clero ed al popolo, che nella lotta dei «tre capitoli»
si era schierato nella quasi totalità in favore della parte
scismatica e vedeva quindi in M. il pastore imposto dalla
corte bizantina per stoncare quest'atteggiamento scisma-
tico, M. riuscì nel suo intento, così da esser, in seguito,
considerato come il vescovo ideale. Unico metropolita
in Italia fedele a Vigilio, la sua opera sorpassò i confini
della sua Chiesa e della sua provincia, estendendosi ai ter-
ritori delle provincie ecclesiastiche di Milano e di Aqui-
leia, con puntate anche nel territorio della dizione metro-
politica romana. Primo in Occidente assunse, dopo il 549
e prima del 554, il titolo di archiepiscopus, con un signi-
ficato ben più ampio di quello odierno: non semplice
metropolita, ma capo di un gruppo di metropoli. Si deve
a lui la consacrazione delle celeberrime basiliche raven-
nati di S. Vitale e di S. Apollinare in Classe, che adornò
di splendidi musica. Nella prima, nel grande quadro sto-
rico di sinistra, vicino a Giustiniano, ancora oggi si am-
mira la figura del vescovo «alto di statura, esile di corpo
e macilento, con i pochi capelli che gli fanno corona»,
e che guarda con «gli occhi glauchi», come lo descrive
l'Angello. In Ravenna, per sua volontà, sorse anche la
basilica in onore del protomartire Stefano, in cui depose
reliquie del titolare e di altri 20 santi, e fu rinnovata
quella di S. Andrea Maggiore: l'una e l'altra oggi scom-
parse. In Pola rimase famosa la basilica di S. Maria
Formosa, di cui oggi resta ben poca cosa.

Della sua munificenza è testimone la nota cattedra
d'avorio, che reca il monogramma interpretato Maximia-
nus episcopus. Da lui ebbe inizio quel proprio patrimonio istriano,
che nei secoli successivi rese celebre e ricca la chiesa di
Ravenna sulla sponda orientale dell'Adriatico. Un'atti-
vità poco nota ed ancora poco studiata di M. è quella
ricordata da Agnello, che riguarda la sacra liturgia.

MASSIMIANO, arcivescovo di Ravenna, san-
to. - Diacono della Chiesa di Pola, n. nel 498,
m. a Ravenna il 21 febbr. 556. Dalla natia Istria
passò alla corte di Costantinopoli. Il 14 ott. 546,
in Patrasso d'Acacia, da papa Vigilio, per volere
di Giustiniano, fu consacrato vescovo di Ravenna.
Prima di questa data, quel poco che si sa della sua
vita è intessuto di leggenda. Agnello di Ravenna ha
inserito nel suo Liber pontificalis alcune righe di M.,
che sono quanto rimane dei suoi scritti, come pure
ha ricordato una missione del medesimo ad Ales-
sandria, prima di ascendere all'episcopato, forse per
dirimere beghe e questioni teologiche.

Ma a Ravenna la personalità di M. è viva nella storia
ecclesiastica e nei monumenti della città. Prima inviso
al clero ed al popolo, che nella lotta dei «tre capitoli»
si era schierato nella quasi totalità in favore della parte
scismatica e vedeva quindi in M. il pastore imposto dalla
corte bizantina per stoncare quest'atteggiamento scisma-
tico, M. riuscì nel suo intento, così da esser, in seguito,
considerato come il vescovo ideale. Unico metropolita
in Italia fedele a Vigilio, la sua opera sorpassò i confini
della sua Chiesa e della sua provincia, estendendosi ai ter-
ritori delle provincie ecclesiastiche di Milano e di Aqui-
leia, con puntate anche nel territorio della dizione metro-
politica romana. Primo in Occidente assunse, dopo il 549
e prima del 554, il titolo di archiepiscopus, con un signi-
ficato ben più ampio di quello odierno: non semplice
metropolita, ma capo di un gruppo di metropoli. Si deve
a lui la consacrazione delle celeberrime basiliche raven-
nati di S. Vitale e di S. Apollinare in Classe, che adornò
di splendidi musica. Nella prima, nel grande quadro sto-
rico di sinistra, vicino a Giustiniano, ancora oggi oggi si am-
mira la figura del vescovo «alto di statura, esile di corpo
e macilento, con i pochi capelli che gli fanno campo della
corte bizantina per stoncare quest'atteggiamento scisma-
tico, M. riuscì nel suo intento, così da esser, in seguito,
considerato come il vescovo ideale. Unico metropolita
in Italia fedele a Vigilio, la sua opera sor

Article illustration
(fei, Anderen)
Massimiano, arcivescovo di Ravenna, santo Monogramma di M.: aMaximianus episcopus a. Particolare della cattedra di M. a Ravenna, Arcivescovado.