MASSIMINO Daia (Galerius Valerius Maximus Daia), imperatore Romano. - Galerio (v.), nato in Illirico, fu dallo zio pro- tetto nella sua carriera militare e poi adottato, prendendo i nomi di Galerio Valerio M. La forma di del cognome sembra, per testimonianze epigrafiche, da preferirsi all'altra Daza (v. , p. es., CIL, VIII, 10784).
Il giorno dell'abdicazione di Diocleziano e Massimiano (1 maggio 305) promossi Augusti i Cesari Galerio e Costanzo Cloro, M. D. fu nominato Cesare insieme a Flavio Severo. Gli furono assegnate le due diocesi di Oriente e d'Egitto. Fin dagli inizi fu talmente palese la sua insufficienza, che nel convegno di Carnunto, tentosi sotto la presidenza di Diocleziano (305), non fu, come avrebbe dovuto, promosso da Cesare ad Augusto, ma gli fu preferito un «homo novus», Licinio. Questa diminuzione lo avvicinò fatalmente a un altro rifiutato, Massenzio, per quanto però la loro amicizia non potesse tradursi in alcun atto valevole, ciascuno assorbito da proprie difficoltà. Quando infatti morì Galerio (311), M. si fece acclamare Augusto dai propri soldati e si precipitò a occupare tutta l'Asia Minore. Il suo esercito e quello di Licinio stettero schierati l'uno di fronte all'altro sulle rive del Bosforo, ma siccome né l'uno né l'altro si sentivano sicuri di poter riportare vittoria, non si venne a combattimento. Nel 312, trattando di minacce da parte dell'Armenia, M. non poté recare aiuto a Massenzio contro Costantino. Quando però, dopo la vittoria di Costantino, Licinio si recò a Milano e sposò la sorella del vincitore, M. ritenne di poter passare il Bosforo, e occupò Bisanzio ed Eraclea. Questa volta però Licinio non poté restare inerte; si combatté a Campus Serenus presso Eraclea e M. fu pienamente sconfitto. Fuggì attraverso l'Asia Minore e cercò di raccogliere altre forze, ma, colto da malattia, morì a Tarsio di Cilicia nel- l'autunno del 313 (al 26 nov. di quell'anno figura annullato il suo terzo consolato in documenti egiziani: Berliner Aegyptische Urkunden, I, 349). Ai cristiani fu sempre necessario, esecutore zelante dell'editto di persecuzione di Diocleziano e riluttante ad applicare l'editto di tolleranza di Galerio.
MASSIMINO da Salerno. - Domenicano, biografo di s. Caterina da Siena.
Nel 1417, mentre era a S. Domenico di Siena, scrisse per incarico del suo priore, Tommaso Caffarini, una Legenda (vita) di s. Caterina da Siena, «valde abbreviata», e detta perciò Legenda minima, traendola da un'altra che il Caffarini stesso aveva scritto riducendo la Legenda maior di Raimondo da Capua. L'abbreviazione fu fatta per comodità dei predicatori «et aliis plurimis occupatis», conservando lo stesso ordine dei capitoli, ma raggruppando in 80 i miracoli della Santa. Questa Legenda è stata finora ritrovata in 3 codici, e pubblicata solo in parte (primi 6 capp. e parte del 7) da E. Franceschini, Leggenda minore di s. Caterina da Siena (Milano 1942, pp. 145-140).