MATTEO di Giovanni (Mattéo di Siena). - Matteo di Giovanni (Mattéo di Siena), in S. Giovanni, 8 (1894), pp. 502-505; G. Sommerfeld, Über den Verfasser und die Entstehungszeit der Traktate de squaloribus Curiae Romanae, in Zeitschrift für die Geschichte des Oberheins, 57 (1903), pp. 417-331; J. Franke, Matthaeus von Krakau, sein Leben, sein Charakter und seine Schriften zur Kirchenreform, Greisfswald 1901; M. Grabmann, Storia della teologia cattolica, trad. it., 2a ed., Milano 1939, p. 166; H. Jedin, Storia del Concilio di Trento, I, Brescia 1949, p. 18.
di M., tra tante sollecitazioni esterne, sono l'incisività del tratto, le forme nitidamente tornite, la composizione spiegata in superficie, ad onta delle intenzioni prospettiche di certi sfondi, e soprattutto il colore terso, smaltato e prezioso. Tali caratteri sono evidenti tanto nelle piacevoli Madonne, raffinati esemplari di un mondo imbambolato e nostalgico - delle quali si ricordano qui, oltre le nominate pale di Pienza e di Siena, l'Assunta di Londra, quella di Grosseto e la squisita S. Barbara in S. Domenico di Siena (1478) - quanto nelle celebrate Stragi degli Innocenti, angolosi arabeschi di volti contratti e di membra scattanti, che M. rappresentò nelle tarse del pavimento del Duomo senese (1481) e ripeté in parecchie tavole contenute in Siena (chiese di S. Agostino, 1482 e di S. Maria dei Servi, 1491) e a Napoli (Pinacoteca, 1488).