MEDITORE

**MEDITORE - Allegorie dei mesi dell'anno. Sculture (sec. XII) - Ferrara, cattedrale.**

---

Article illustration
(fot. Alinari)

rappresenta il programma che la Chiesa romana intendeva svolgere per ricondurre la società cristiana ai principi evangelici, quali essa li interpreta e li attua.

Il primo punto del programma è l'affermazione del primato romano su tutta la Chiesa, temperando le pretese tradizionali di autocefalia di alcune grandi sedi episcopali come Ravenna, Milano, Reims.

Più ardua è l'impresa di liberare il clero secolare e regolare dai vincoli dell'investitura laica. Si predica e si intensifica la lotta contro tale investitura, quale causa prima della simonia e del nicolismo; si batte in breccia la concezione anticattolica della Chiesa particolare; il Papato si libera, nel Concilio romano del 1059, da ogni dipendenza verso l'Impero, poi proclama ed impone nella grave lotta con Enrico IV ed Enrico V il suo principio teocratico. Il concordato di Worms (1122) mostrò però l'impossibilità per la Chiesa di abbandonare i legami con l'organizzazione politica attraverso l'istituto feudale: la società europea rimaneva fedele alla tradizione del doppio carattere religioso e civile ed esigeva la conservazione dei vincoli tra Chiesa e Stato, determinando tra essi nuovi conflitti per la superiorità e per il dominio del mondo. Attraverso le nuove lotte con l'Impero, il Papato romano dirige nel sec. XII la sua azione alla completa sottomissione ai principi religiosi di tutte le manifestazioni della vita sociale: il suo ideale è l'assoluta fusione della Chiesa e della società politica, la realizzazione cioè nella vita mondana della Civitas Dei.

A questo fine deve servire la teocrazia solennemente proclamata; il mezzo più importante è l'ammonistrazione dei beni spirituali; la comunione dei fedeli è la stessa società civile; chi si sottrae all'autorità della Chiesa viene privato del godimento dei carismi e si trova ad un tempo fuori della Chiesa e della società. Tale è la funzione del sistema delle scomuniche e degli interdetti. In esso rientra la lotta contro ogni teoria deformatrice dell'ortodossia; la presenza di eretici in una regione è un pericolo di disfacimento per l'organizzazione episcopale e di conseguenza per la vita civile e statale.

Combattono l'eresia prima le autorità religiose e civili locali, poi sorge l'organizzazione inquisitoriale centralizzata ed affidata in genere ai due nuovi Ordini religiosi: dei Francescani e, più ancora, dei Domenicani, mentre il potere civile si limita alla sola funzione ministeriale (braccio secolare) in base a costituzioni imperiali (Federico I, Federico II) che si appoggiano all'antica legislazione giustiniane.

La coscienza di dover difendere la giustizia di Dio e la pace sociale giustifica la Chiesa nel suo programma di sostituirsi agli organismi statali deficitari nell'opera necessaria di reprimere l'anarchia risultante dalle guerre private feudali. Dall'organizzazione episcopale già tonificata dallo spirito monastico parte la ricerca dei mezzi di pacificazione, consacrando l'immunità da ogni offesa di guerra, non solo degli ecclesiastici, ma anche dei deboli (vedove, orfani, pellegrini, mercanti) con la «Pace di Dio», e sospendendo le operazioni di guerra in certi periodi dell'anno con la «Tregua di Dio».

Così si cerca l'umanizzazione della guerra imponendo ai combattimenti la difesa delle persone e dei principi religiosi, stabilendo come un codice religioso e morale della cavalleria a cui la guerra viene addotta solo come difesa della verità e della giustizia.

IX. L'ESPANSIONE DELLA CHIESA

Ma la Chiesa si preoccupa di portare il fervore dei fedeli alla causa della propagazione della Fede. Recuperare i territori perduti nei secoli precedenti per la rivoluzione islamica è il programma bandito nel sec. XI e sintetizzato nella Crociata per la conquista del S. Sepolcro (1099); ma vi fanno corona le lotte per comprimere l'espansione dei musulmani nelle isole italiane e nella penisola iberica. Intanto ferve l'opera per la conversione delle popolazioni scandinave del nord, delle slave dell'Europa orientale; vi attende l'episcopato tedesco sorretto dalla feudalità germanica; vi sorge una gerarchia episcopale dipendente direttamente da Roma; gli Ordini monastici come i Cistercensi vi diffondono il loro sistema religioso-economico. I confini della cattolicità romana si ampliano sino a quelli che saranno i limiti dell'Europa moderna. Falliscono invece le Crociate di Siria donde l'elemento latino è espulso del tutto prima che finisca il sec. XIII (caduta di Acri: 1291); solo frutto è l'abbattimento dell'Impero bizantino (IV Crociata: 1204), ma nelle regioni balcaniche l'egemonia papale è fugace, perché scompare con il ritiro progressivo delle dominazioni latine; però è fugace anche la ripresa della civiltà bizantina per opera dei Paleologi, che scompariranno di fronte al trionfo dei Turchi Ottomani (caduta di Costantinopoli: 1453).

Del movimento delle Crociate, caduta l'impalcatura bellica e conquistatrice, si conserva però quella che ne era stata l'idea fondamentale, la propagazione della fede, nelle missioni pacifiche che Francescani e Domenicani iniziano sotto la direzione del Papato nel continente asiatico verso la metà del sec. XIII. La predicazione del Vangelo dalla Mongolia alla Cina, allo stesso Giappone, pare alla fine del sec. XIII destinata a grandi risultati e fa passare in seconda linea il problema della Terra Santa.

X. CHIESA E IMPERO

Alla fine del sec. XIII appare completamente formata, sotto la direzione della Sede romana, quell'Europa civile che doveva durare sino all'età moderna: essa era formata da tre gruppi di popoli, neolitani, germanici, slavi, che traevano dallo spirito del cattolicesimo gli elementi primi della loro vita religiosa e morale. Ora si vedevano i frutti di quella romanizzazione delle masse che, nello spirito cristiano, era avvenuta avanti il Mille. Ogni regione, ogni città era centro di una vivace attività propria, caratteristica. Mentre la Chiesa conservava come sua lingua ufficiale il latino ed appoggiava un'attività letteraria latina fondamentale continuazione della classica, dovunque, manifestazione di tale vitalità, si formavano le nuove parlate volgari; nel sec. XII l'attività letteraria in volgare appare in varie zone, prima affermazione della nazioni venutesi lentamente formando; più ricca e nutrita nel sec. XIII.

Mentre il Sacro Romano Impero fallisce nel suo programma di unificazione politica del mondo cristiano e si riduce ad essere un semplice istituto giuridico di scarsa importanza pratica, contestato anche nella sfera teorica, dinastie feudali vecchie e nuove si fanno iniziatrici ed organizzatrici di vasti organismi statali: Francia, Inghilterra, Scozia, Portogallo, Aragona, Sicilia, Ungheria, Boemia, Polonia, Danimarca, Svezia.

La Chiesa romana, mentre combatte l'Impero per le sue pretese dominatrici, favorisce il sorgere delle monarchie territoriali che però cerca di legare a sé con vincoli feudali; in virtù della ratio peccati essa afferma il diritto ad intervenire come supremo tribunale nei contrasti tra i monarchi, sostituendo il suo giudizio basato su concetti religiosi e morali alla rozza concezione dell'ordalia (giudizio di Dio).