MELK

MELK. - Una delle più famose abbazie benedettine austriache, nell'Austria inferiore, diocesi di St. Pölten. Domina con la sua enorme mole (facciata laterale m. 240, lunghezza m. 320), situata sopra un dirupo, la vallata danubiana e la sottostante antica cittadina di uguale nome. Ha 29 parrocchie incorporate e un ginnasio con convitto.

Sul posto di una torre vedetta romana, Leopoldo I, marchese d'Austria, della casa dei Babenberg, costruì ca. l'anno 976 il suo castello residenziale, incaricando alcuni canonici secolari del servizio religioso della chiesa di corte. Leopoldo III, il Santo, nel 1089, sostituì ai canonici dodici benedettini, Lambach (v.), e, dopo il trasporto della residenza a Vienna (1110), trasformò il castello di M. in abbazia (1113), con ricca dotazione. Presto il monastero acquistò grande rinomanza, anche per la presenza presso il monastero della reclusa « Frau Ava », nota per le sue poesie religiose in antico tedesco (Vita di Gesù, Anticristo, Ultimo Giudizio), morta nel 1127.

Per interessamento del duca Alberto V, e con diretto permesso di Martino V, si trasferì a M. l'ab. Nicola Seyringer di Subiaco, centro di riforma monastica. Ebbe inizio così nel 1418 la promettente, ma effimera riforma di M. che fu accettata da molti monasteri benedettini austriaci e bavaresi.

Al tempo della « Riforma » M. era assai decaduta: nel 1549 vi erano appena tre monaci. Ma con il principio del sec. XVII si inizia il suo periodo aureo. L'ab. Rainer di Landau (1623-37) riuscì nel 1625, nonostante la forte resistenza delle curie di Passavia e di Salisburgo, a riu-

nire non pochi monasteri in una congregazione, detta di M., ottenendone l'approvazione di Urbano VIII (1626).

Questa Congregazione di M. fece rifiorire nei monasteri affiliati una splendida attività scientifica sacra e profana, emulando i Maurini della Francia. M. raggiunse il massimo splendore sotto l'ab. Bertoldo Diermayr (1702-36), il quale fece ricostruire ex-novo il monastero e la chiesa nelle loro forme attuali, serveandosi dei migliori artisti dell'epoca (J. Prandtauer, architetto; J. M. Rottmayr, P. Troger, pittori). Ne nacque quell'incomparabile complesso monumentale, così meravigliosamente inquadrato nel paesaggio danubiano. La chiesa, la biblioteca, gli appartamenti imperiali, la grande scalea, sono fra gli esempi più celebri dell'architettura barocca. Anche l'attività scientifica di M. raggiunse l'apice in questi stessi anni; basta accennare al p. Anselmo Schramb (m. nel 1720) e soprattutto ai fratelli Pez (v.). Per il suo ginnasio M. sfuggì alla soppressione di Giuseppe II. Pio VI e Napoleone I restarono incantati di M. I nazisti la soppressero (1941-45). La Biblioteca conta più di 70.000 opere, conserva ca. 1800 manoscritti e 800 incunaboli; ricchissimo l'Archivio, notevole il Museo e la raccolta di monete e medaglie.

BIBL.: J. F. Keiblinger, Geschichte des Ben. Stiftes M., 2 voll., Vienna 1867; B. Danzer, carta 218 b del Deutscher Kulturatlas, di G. Lüdtke, Berlino 1928; L. Mackensen (per la Congregazione di M.), ibid. 1934; E. Tomck, Kirchengeschichte Österreichs, 2 voll., Innsbruck 1935-48; W. Mayr, Kurze Geschichte des österreichischen Benediktinertums, in Benedikt. Mönchtum in Österr., Vienna 1949; Cottineau, II, coll. 1811-12. Giuseppe Löw
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“MELK.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 393. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/melk.