MEMLINC (MEMLING), HANS

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MEMLINC (MEMLING), HANS. - Pittore fiammin-go, n. in quel di Magonza, probabilmente a Möblingen, ca. il 1433, m. a Bruges l'11 ag. 1494. Lavorò a Bruges per l'Osedale di S. Giovanni, per le corporazioni e anche per gli agenti italiani dei Medici (ca. 1470-1472): un Giudizio finale per Angelo Tani, ora nella chiesa di S. Maria a Danzica, e i ritratti di Tommaso Portinari e della moglie, oggi nel Metropolitano Muselum di Nuova York.

Le sue prime opere: Madonna col Bambino tra angeli, santi e devoti, (collezione del duca di Devonshire a Chatsworth), del 1486; La Vergine con committente (collezione Liechtenstein a Vaduz), del 1472, lo rivelano artista già formato, con una sua visione, espressiva di vita interiore, calma e contemplativa. Dal 75 al 90 il M. lavora specialmente per l'Osedale di S. Giovanni e per i magistrati municipali di Bruges: i Morel, i Nieuwenhoeve, Van noort, i Ritratti Morel (1478, Museo di Bruxelles), i Ritratti Morel della Chiesa di S. Giovanni, i Liturnionio mistico di S. Caterina, e l'Adorazione dei Magi (1479, Ospe-dale di S. Giovanni), le Sette gioie della Vergine (1480, Pinacoteca di Monaco), per giungere a quello che viene ritenuto il suo capolavoro, la pala con S. Cristoforo, Maure e S. Egidio (Museo comunale di Bruges), terminato nel 1484 per G. Morel. E poi ancora il dittico con la Vergine e il donatore Martin Van Nieuwenhoeve (1487, Ospe-dale di S. Giovanni), il Trittico con la famiglia Floreyns ai piedi della Vergine (1489, Parigi, Louvre), e l'opera sua più celebre, il Reliquiario di S. Orsola (1489, Ospe-dale di S. Giovanni a Bruges), affascinante racconto narrato con una tecnica di miniatore; opere che fanno di M. un artista tanto vicino ai contemporanei italiani quali Giovanni Bellini e il Perugino. D'altronde gli influssi italiani sono certamente presenti nei suoi ritratti, ove egli, par-tendo appunto da Rogier van der Weyden (si vedano i Ritratti Portinari) fa in genere campeggiare la figura, leggermente di tre quarti, sullo sfondo di un paesaggio (Ritratti d'uomo al Kaiser Friedrich di Berlino, gemello con il Ritratti di donna al Louvre; Ritratti d'uomo al Museo di Bruxelles; Ritratti di un italiano al Museo di Anversa). Non avendo prove dell'influenza di Antonello, si è pensato che il pittore per questi ritratti abbia conosciuto i busti scolpiti del Quattrocento italiano. Dal repertorio dell'arte italiana derivano anche i motivi di ghirlande e di putti che appaiono in alcune delle sue ultime Madonna (Firenze, Uffizi; Vienna, Museo).

Ebbe molti allievi e l'influenza della sua opera si fa sentire non solo su quegli artisti anonimi a lui contemporanei, denominati il Maestro della Leggenda di S. Orsola - e il Maestro della Leggenda di S. Lucia -, ma sul grande Gérard David, che a Bruges fu veramente il suo successore. - Vedi tav. XL.

BIBL.: H. V., s. V. in Thieme-Becker, XXIV (1930), pp. 374-377; G. Grappe, H. M. d'Bruges, in Illustration, 1936, pp. 5-14; J. Held, A Diptych by M. in The Burlington Magazine, 68 (1936), pp. 176-79; A. Hiller, H. M. zur 300 Jahrefer des Meisters von Brügge, in Illustrierte Zeitung, 1938, n. 4888; G. Bazin, M. Paiggi 1939; W. Schone, H. M. Zur Ausstellung seines Lebenswerkes in Brügge, in Pantheon, 1939, pp. 291-300; L. Gillet, L'Exposition M. à Bruges, in Revue des deux mondes, 1939, n. 41; W. Drost, Das Fünfte Gericht des H. M. in der Marien-kirche zu Danzig, Vienna 1941; L. von Baldass, H. M., ivi 1942; M. J. Friedländer, Noch etwas über das Verhältnis Roger van der Weydens zu M., in Oud-Holland, 1946, n. 1, 2. Gilberto Ronci

MEMMI, LIPPO DA SIENA). - Pittore senese, figlio di Memmo di Filippuccio, pittore anch'esso, MARTINO V, PAPA (v.), citato c documentato tra il 1317 ed il 1347.

Nel 1317 su una parete del Palazzo comunale di S. Gemignano esegui l'affresco della Maestà, che era stato affidato al padre, ispirandosi all'analoga composizione di Simone Martini, ma appesantendone i tratti, nella trasformazione dei particolari, con un chiaroscuro molle e opaco ed una tipologia monotona ed assonnata. Caratteri affini, accompagnati da una colorazione diligente e levigata, contraddistinguono le poche tavole con il suo nome, come la Madonna della chiesa di S. Maria dei Servi in Siena e quella del Museo di Berlino. Più fine e vivace, certo per influsso di Simone Martini, il suo stile appare nelle parti che gli spettano del trittico dell'Annunciazione degli Uffizi (1333), firmato da lui e dal caposcuola senese: i profeti nei tondi della cornice (cf. pagamenti del 1333) e con tutta probabilità anche le figure laterali dei S.S. Quirico e Giulitta. Entro tali estremi stilistici si compendia l'attività di L. M. - che, cronologicamente, si estende almeno fino al 1347: affreschi perduti in S. Francesco di Avignone - talmente compresa nell'ambito della sovrè-chiante personalità del maestro da rendere ardua la ricon-gnizione del suo intervento in quelle parti delle opere di Simone, a Pisa, ad Orvieto (politici) e ad Assisi (affreschi nella chiesa inferiore), dove ineguaglianze di qualità e lievi scarti di stile inducono a supporre una collaborazione. Riguardo ad altre opere, come la Madonna di Palazzo Venezia ed il S. Gregorio della Parry Collection di Gloucester, i loro caratteri eterogenei hanno recentemente indotto la critica a toglierle a L. M. per assegnarle a personalità anonime di quella cerchia.

BIBL.: K. Weigelt s. V. in Thieme-Becker, XXIII (1929), p. 275 con la bibl. precedente; id., Minor sinuosae Masters, in Apollo, 14 (1931), fasc. 79, p. 1 sgg.; A. Venturi, Altro gruppo di pitture inedite, in L'arte, 1938, p. 181 sgg.; P. Bacci, Fonti e commenti per la storia dell'arte senese, Siena 1944, p. 111 sgg.; L. Coletti, I Primitivi, II, Novara 1946, p. xxix sgg.; E. Cecchi, Trecentisti senesi, Milano 1928 e 1948, p. 77; P. Toesca, Il Trecento, Torino 1950, p. 549 sgg.