MESSINA

MESSINA - Madonna orante. Rilievo di tipo bizantino (sec. XIII). Messina, Museo, dalla chiesa di S. Filippo Neri.

In questi ultimi due secoli tragiche vicende hanno duramente provato la città e il territorio di M. Il terremoto del 1783 distrusse, oltre numerosi edifici pubblici, molte chiese antiche, tra le quali la vecchia cattedrale di S. Nicolò. Il patrimonio artistico fu ulteriormente ridotto dal terremoto del 1908, che rasse al suolo la città. Le rovine riparate con un lavoro di restauro trentennale, sono state nuovamente accumulate dal bombardamento aereo del 1943, che distrusse la Cattedrale. Ferve però il lavoro di ricostruzione.

II. ISTITUTI CULTURALI

Sin dal principio del sec. XV M. fu sede di scuole di grammatica, affidate al maestro di corte Bono de Mariscalco, che dava lezioni nella vecchia chiesa del SS. Pietro e Paolo dei Pisani, andata in rovina nel 1783.

Più tardi si trova a M. il calabrese abate Filippo Ruffo, professore di greco per molti anni. Verso il 1460 la città venne illustrata dall'insegnamento di Costantino Lascaris.

Già al tempo di Alfonso il Magnanimo, la città aveva chiesto ufficialmente l'istituzione di uno Studium generale (1439), attuata solo un secolo dopo dai Gesuiti, chiamati a M. dal viceré G. de Vega (1548). Con la fondazione dell'Università e l'istituzione dell'insegnamento gratuito praticato da questi ultimi, le sorti dell'istruzione pubblica cambiarono sensibilmente. Nel 1596 l'istituto universitario passò alle dirette dipendenze del Senato cittadino e visse ancora sino al 1676, quando fu abolito in pena della rivolta; fu ripristinato da Ferdinando II (1838).

Accademie varie furono fondate nel corso dei secc. XVII e XVIII; si ricordano quella degli Abbarbicati (1636); la Fucina (1639); la Morale, per gli studi di teologia morale (1700); l'Ecclesiastica (1764), fondata dall'arcivescovo Di Blasi; la Peloritana (1729), che attraverso riforme e trasformazioni è giunta sino al presente.

Biblioteche: celebre per le sue raccolte di manoscritti greci quella dei Basiliani, fondata dall'archimandrita Luca al tempo dei re normanni, dispersa nel sec. XVII. Oggi rimangono appena ca. 300 codici alla Biblioteca universitaria. Le origini di quest'ultima sono connesse con il lascito di Giacomo Longo (1728), arricchito più tardi dalla biblioteca del soppresso Collegio dei Gesuiti.

III. UOMINI CELEBRI

Se ne citano solo alcuni: Luca archimandrita, ritornatore della disciplina basiliana al tempo di Ruggero II; il carmelitano s. Alberto (m. nel 1306 o 1307); la popolarissima figura della b. Eustorchio (1437-91), clarissa, fondatrice del monastero di S. Maria di Montevergine. Tra gli scienziati: Giovanni Gatto, domenicano, teologo e matematico (m. nel 1484); Francesco Maurolico (1474-1575), celebre matematico; gli umanisti Stefano Tuccio (m. nel 1596), gesuita, e G. A. Viperano, finito vescovo di Giovinazzo (m. nel 1610); eruditi e storiografi come Antonino Amico (v.) e il gesuita Placido Samperi (1589-1655); il sac. Saverio Basile, che approntò i piani urbanistici di M. dopo il terremoto del 1783; il benedettino cassinese B. D. Balsamo (1759-1844), soprintendente alla Pubblica istruzione nel Regno di Sicilia, e poi arcivescovo di Monreale.

IV. ABBAZIE E MONASTERI

Primi in ordine di tempo sono i monasteri basiliani, che hanno una storia a parte connessa con le fortune del rito greco nel territorio di M. (v. BASILIANE). Delle fondazioni benedettine meritano particolare menzione: il priorato di S. Maria Maddalena di Valle Giosafat e l'altro di S. Maria de Latinis, oltre l'abbazia muliebre di S. Maria de Scalise e de Alto. Nel 1193 vi fecero il loro ingresso i Cistercensi, con la fondazione di S. Maria di Roccamadore; i Francescani nel 1231; i Domenicani nel 1255; i Carmelitani verso il 1235. In seguito anche i Minimi di S. Francesco di Paola (1507), i Cappuccini (1540), i Gesuiti (1548).

V. MONUMENTI

La cattedrale di M. è tornata ad imporsi come uno dei maggiori e più importanti monumenti di Sicilia. È costruzione dell'alto medioevo ed ebbe la sua forma organica attuale nel 1092. Sotto gli Aragonesi fu ulteriormente arricchita con musica (abside e pavimento) e la decorazione marmorea della facciata di gusto trecentesco. Ripetutamente offesa dai terremoti del 1638 e 1783, fu quasi russa al suolo nel 1908, e quando ancora una volta era risorta dalle sue rovine, ebbe a subire i gravissimi danni arrecati dai bombardamenti nel 1943, che incenerirono i musicai absidiali del sec. XIV. Degni di nota le sculture della facciata, del Quattrocento e Cinquecento, e l'ornatissimo portale ispirato a forme gotiche d'Oltralpe. Altro monumento normanno (seconda metà del sec. XII) è l'Annunziata dei Catalani, la cui decorazione richiama caratteristiche proprie di chiese pugliesi e toscane coevi. Sono invece del periodo secco le chiese di S. Maria l'Alemanna (perché passata all'Ordine teutonico con l'annesso ospedale), di S. Francesco e di S. Maria della Scala (Badiazza), quest'ultima fuori M. La prima, per quanto mutila, scomposta e rifatta in seguito, resta l'unica chiesa di Sicilia del Duecento, dagli elementi completamente gotici; l'altra di S. Francesco, nonostante i non pochi rifacimenti, presenta le sue inconfondibili caratteristiche all'interno, nettamente gotico-provenziali; all'esterno in molti particolari accusa la filiazione dal normanno Duomo cittadino. I ruderi di S. Maria della Scala invece accennano uno stile di transizione dal bizantino al romanico. Fuori M. si trovano: la chiesa del Salvatore di Rometta, monumento capitale per lo studio dell'arte prenormanna, eretto tra il sec. IX e il X. In esso la critica odierna vede l'estrema evoluzione dell'arte romana della decadenza, anziché un monumento bizantino. Di non minore interesse le vecchie chiese basiliane di S. Maria di Mili, S. Pietro d'Italia, SS. Pietro e Paolo d'Agrò, tutte di epoca normanna, e l'ultima, opera di

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(fot. Geb. fot. noc.)
Messina - Madonna orante. Rilievo di tipo bizantino (suc. xili). Messina, Museo, dalla chiesa di S. Filippo Neri.

Girardo Franco (1172). Il loro orientamento stilistico, per le sue origini, si ricollega all'arte bizantina, ma secondo forme già invase nella Calabria. - Vedi tavv. LVI-LVII.

Bibl.: Sempre utile la Bibliografia sicola sistematica di A. Narbonne, 4 voll., Palermo 1850-55. Indispensabile per la parte ecclesiastica la vecchia opera di R. Pirri, Sicilia Sacra, I, 3a ed., Palermo 1733, pp. 314-450 (complementi in: La Sicilia sacra, I [1899], pp. 61-65, 260-70, 337-42); oltre l'Isagone ad historian Siculam di O. Gaetani, Palermo 1727, pp. 167, 181, 274-85; e G. Di Giovanni, De divinis Siculorum officiis, ivi 1736, pp. 71-85, 81, 99 sqq. - 412. In particolare, per la storia antica: s. V. in Pauly-Wissowa, XV, 1931, pp. 1214-31; J. Berard, La colonisation grecque de l'Italie mérid. et de la Sicile dans l'antiquité, Parigi 1941, pp. 103-108, 110-18; B. Pace, Arte e civiltà in Sicilia, IV, Roma 1949, passim, V. indice; Lanzoni, pp. 610-16. Per il medioevo: oltre M. Amari, Storia dei musulmani in Sicilia, 3 voll., 2a ed., Catania 1933-39 (v. indice). V. F. Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile, 2 voll., Parigi 1907, passim; E. Leonard, Histoire de Jeanne 1ère reine de Naples, 3 voll., I e III, Monaco-Parigi 1932-36 (v. indice); E. Pontieri, Ricerche sulla crisi della monarchia sicil. nel sec. XIII, Napoli 1942, pp. 46-55, 357-75. Per la storia eccle. dello stesso periodo, V. R. Starrabba, Il diplomi della cattedrale di M., 2 voll., Palermo 1876-90; A. Amico, Scritti inediti e rari, ed. R. Starrabba, ivi 1891; L. T. White, Latin monasticism in norman Sicily, Cambridge (Mass.) 1938, passim; M. Scaduto, Il monachismo basiliano nella Sicilia medievale, Roma 1947, passim; oltre Cottinau, II, coll. 1830-32. Per l'età moderna: F. Guardione, Storia della rivoluzione di M. contro la Spagna, Palermo 1907; R. Martin, La Sicilia sotto gli Austriaci, ivi 1907, pp. 17-24, 73-91, 166-68, 240-49; E. Mauceri, M. nel Settecento, ivi 1924. Sul terremoto: A. Salinas-G. Columba, Terremoto di M., Palermo 1915; E. Mauceri, Quel che rimane di M. scomparsa, in Rassegna d'arte, 17 (1917); P. Longo, M. città rediviva, Messina 1933. Per la storia delle istituzioni: V. La Mantia, Il privilegi di M., Palermo 1897; id., M. e le sue prerogative del regno di Ruggero II alla coronazione di Federico II, in Arch. stor. sicil., 41 (1916), pp. 491-516; E. Besta, Intorno alla formazione delle Consuetudini di M., ibid., 5 (1908), p. 62 sqq.; C. Giardina, Capitoli e privilegi di M., I Messina 1937. Per la storia culturale: L. Perrone-Giande, La scuola di Greco a M. prima di C. Lascari, Palermo 1911. Sul l'Università: CCCI Ami. dell'Univ. di M., Messina 1900; M. Scaduto, Le origini dell'Univ. di M., in Arch. hist. S. 7, 17 (1948), pp. 102-59. Manoscritti: A. Mancini, Codices Graeci monasterii S. Salvatoris, Messina 1907 (cf. F. Halkin, in Anal. Bolland., 60 [1951], pp. 238-68); G. Mercati, Per la storia dei man. greci di Genova, di varie abbazie basiliane d'Italia e di