MESSINA, ARCIDIOCESI DI

MESSINA, ARCIDIOCESI di. - Città della Sicilia nord-orientale, sullo stretto omonimo che collega il Mediterraneo al Tirreno. È sede arcivescovile con 3 suffraganee (Nicosia, Lipari e Patti). Nonostante lo smembramento dell'arcidiocesi (sec. XIX), la giurisdizione del suo Ordinario si estende ancora su un vasto territorio.

Su 400.000 ab. conta 399.000 cattolici, distribuiti in 250 parrocchie, servite da 294 sacerdoti diocesani e 160 regolari, un seminario, 25 comunità religiose maschili e 98 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 269).

I. STORIA

Le origini di M. risalgono ca. al 755 a. C., quando un gruppo di pirati della colonia calcidese di Cuma gettava le basi dell'antica Zancle, popolata anni dopo da altri gruppi di coloni provenienti direttamente da Calciede e dall'Eubea.

Il mutamento del nome di Zancle in Messene (ca. 494 a. C.), confermato dalla numismatica, avvenne ad opera del tiranno di Reggio Anaxilas. Liberatasi dopo un trentennio dalla sua soggezione, M. si resse con regime proprio (461-405) subendo tuttavia le ripercussioni di una sostituzione politica più vasta dei conflitti di parte che si venivano determinando. Così quando Atene s'impadronì di Mylsi (Milazzo; 426 a. C.), la città si diede agli Ateniesi, per passare più tardi (406) dalla parte di Siracusa, quando questa mosse guerra a Cartagine; subì però l'atroce vendetta punica, che la rase al suolo nel 396 a. C. Dopo la morte di Dionisio di Siracusa (354 a. C.), la reazione antisiracusana capeggiata da Ippone, che si orientò verso Mamerco di Catania, fu pagata duramente e la città dovette sottomettersi all'egemonia di Timoleone prima e di Agatocle poi. Solo dopo la morte di questo (289 a. C.), lo stato di anarchia in cui era caduta la città offrì a Roma il pretesto per intervenire. Fu espugnata e per sempre nel 263 a. C., ma ottenne lo statuto di civitas foederato.

Divenuta, grazie alla sua posizione strategica, la più importante base navale dei Romani durante la prima guerra punica, dopo la vittoria finale (241 a. C.) ebbe da Roma una posizione privilegiata che le consentì di

raggiungere una insolita prosperità materiale. Nel riordinamento amministrativo che seguì il trionfo di Augusto, mentre il resto della Sicilia fu diviso in coloniae e municipia, M. ebbe il privilegio unico di essere annoverata tra gli oppida civium Romanorum (Plinio, Hist. nat., III, 88).

Dopo la caduta dell'Impero andò soggetta a vicissitudini comuni a tutta la Sicilia. Sotto i Goti aveva un presidio militare e un comes civitatis (Cassiodoro, Variae, VIII, 26, 27); fu espugnata da Belisario nel 547 e subì l'assedio di Totila due anni dopo (Procopio, De bello Gotico, III, 30, 39).

Ma i Bizantini riuscirono a mantenerla e la loro dominazione sulla città e il resto dell'isola doveva durare sino alla conquista musulmana (sec. x).

Oscure le origini cristiane di M. e soprattutto della sua gerarchia. Il passaggio di s. Felice, vescovo di Tibiuca (BHL, 2894-95), a M. è una tardiva interpolazione nella Passio del santo. Né attendibile è la Passio dei ss. Pietro e Paolo dello Pseudo-Marcello (BHL, 6657-62), secondo la quale s. Paolo nel suo viaggio da Siracusa a Roma

avrebbe ordinato il primo vescovo di M. di nome Bacchilus. A ragione dunque il Pirri (v. BIBLICA., p. 316) notava che non si conosceva vescovo di M. prima di Eucarpo, vescovo che nel 502 assistì al Sinodo Romano tenuto da papa Simmaco (Mansi, VIII, p. 252), mentre un altro Eucarpo (558-69) ebbe affidata da papa Pelagio la visita di Catania, priva del proprio titolare (Jaffé-Wattenbach, 977, 982). Più tardi il Registro di Gregorio Magno rivela l'esistenza di Felice (591-93) e Donus (595-603; Jaffé-Wattenbach, 1108, 1133, 1150, 1238, 1388, 1419 ecc.). Non è tuttavia infondata l'opinione che M. avesse la sua comunità già formata verso la metà del sec. III.
La leggenda assegnava al periodo gotico il martirio del discepolo di s. Benedetto, Placido, imbastita dal falsario Pietro Diacono (cf. E. Caspar, Petrus Diaconus und die Monte Cassiner Fälschungen, Berlino 1909, pp. 47-72), che ne fece una stessa persona con il martire omonimo, del quale la menzione il Martirologio geronimiano (Martyr. Hieron., p. 451), molto più antico, almeno di un secolo.

Sotto gli Isaurici, come il resto della Sicilia, M. fu sottoposta al patriarcato bizantino. I suoi vescovi non si fanno vedere più a Roma, come era capitato nel 649 al tempo di Martino I (Mansi, X, pp. 865, 1164) e alla fine del sec. VII al tempo di papa Agatone (op. cit., XI, p. 774), ma a Costantinopoli. Così al II Sinodo di Nicea del 787 nel gruppo compatto dei vescovi di Sicilia e Calabria si trova Gaudious (op. cit., XIII, p. 139), come Gregorius lo è al Sinodo Costantinopolitano dell'868 (op. cit., XVI, p. 195). La terza delle Notitiae episcopatum (ca. alla metà del sec. VIII), annovera M. tra le 13 suffragane di Siracusa (ed. G. Parthey, Berlino 1866, p. 178); così pure la Notitia del chierico armeno Basilio, e la legislazione di Leone VI il Sapiente (886-911) nelle sue successive recensioni. Nel frattempo la lenta invasione musulmana, culminata con la caduta di Siracusa (878), non lascerà alla dominazione bizantina che l'estremo lembo nord-est della Sicilia, tenacemente difeso dai Greci sino al 965, quando cadde la fortezza di Rametta. Durante questo periodo M. è rifugio di eremiti bizantini e, nonostante le ingiurie patite dalla guerra, anche numerosi monasteri basiliani continueranno a vivere.

Caduta in potere dei Normanni (1060), divenne punto di partenza della conquista della Sicilia. Spopolata, o quasi, all'arrivo di nuovi conquistatori (Amato di Montecassino, Storia dei Normanni, V, 10) un secolo dopo era emporio internazionale con una forte popolazione, composta di ca. 70 mila ab. (cf. G. Pardi, Storia demografica di M., in Nuova rivista storica, 5 [1921], pp. 31-37), in preponderanza greca (U. Falcando, Liber de regno Siciliae, ed. G. B. Siracusa, Roma 1879, pp. 144, 148). La politica di latinizzazione seguita dai Normanni fece sì che a M. fos-

sero presto insediati vescovi latini, come Roberto (1096), il primo vescovo, quindi Guglielmo (ca. 1123) e Ugo (1130). La diocesi, creata nel 1096, trasferendovi il seggio di Troia, fu dichiarata immediatamente soggetta alla S. Sede, e più tardi metropoli da Alessandro III (1166).

Dopo la fine della dinastia normanna, i rapporti della città con gli Svevi non furono cordiali. M. si ribellò (1232), ma la rivolta fu soffocata nel sangue. Favorevole agli Angioini, essa non si mosse per difendere la causa di Corradi-

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MESSINA - Panorama.
(fot. Angeli, Terni)
no (1268) e fu l'ultima ad insorgere nella guerra del Vespro (1282). Ma Pietro d'Aragona seppe guadagnarla alla causa sua e dei suoi successori, ai quali rimase fedele, tranne un breve periodo (1356-66).

Le vicende degli ultimi due secoli lasciarono la loro traccia nella vita religiosa della diocesi. Così, al tempo della lotta tra Federico II e Gregorio IX, si hanno a lamentare l'intromissione del potere laico nell'amministrazione ecclesiastica e le vacanze di seggi nel governo della chiesa locale. Identico disagio durante la lunga lotta tra Angioini e Aragonesi. L'arcivescovo Francesco Fontana, eletto (1288) successore di Rinaldo da Lentini (1272-85), a causa della guerra non può raggiungere la sua sede, che rimane vacante sino al 1304, quando Benedetto XI nomina Guidotto de Tabiatis (1304-33) suo cappellano. La guerra colpisce materialmente molti monasteri, che vanno in rovina e sono abbandonati dagli occupanti, come constata Nicolò IV nel 1290. Va pure segnalato il rapido declino del rito e clero greco, ancora numeroso verso la fine del sec. XIII. Terminata la guerra siculo-angioina, si ebbero le altre difficoltà causate dal grande scisma d'Occidente; il re Martino I di fronte ai contendenti cercò di mantenersi neutrale, ma i vescovi di M. (Maggiolo Lampugnano: 1382-92; Filippo Crispo: 1392-1426) rimasero fedeli ad Urbano VI e ai suoi diretti successori.

La storia di M. nei tempi moderni è sempre legata al filo della dominazione spagnola, prima con gli ultimi Aragonesi, poi con gli Alesburgo, che la colmarono, in vista della sua importanza strategica, di grandi privilegi, aboliti in seguito, quando la città insorse (1670) per darsi alla Francia. Seguirono poi i regni di Vittorio Amedeo II di Savoia (1713-18), di Filippo V di Borbone (1718-19), di Carlo VI d'Austria (1720-34), dei Borboni di Napoli (1734-1860); nel 1860 M. entrò a far parte del Regno d'Italia.

Risale al 1799 la prima proposta fatta al Parlamento siciliano per lo smembramento dell'arcidiocesi. Le opposizioni iniziali furono troncate da Pio VII nel 1817, quando, erigendo la nuova diocesi di Nicosia, le annette un terzo del territorio messinese. Un secondo smembramento ebbe luogo nel 1824: altri 24 centri abitati passarono a far parte della diocesi di Patti.

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MESSINA - Madonna orante. Rilievo di tipo bizantino (sec. XIII). Messina, Museo, dalla chiesa di S. Filippo Neri.
In questi ultimi due secoli tragiche vicende hanno duramente provato la città e il territorio di M. Il terremoto del 1783 distrusse, oltre numerosi edifici pubblici, molte chiese antiche, tra le quali la vecchia cattedrale di S. Nicolò. Il patrimonio artistico fu ulteriormente ridotto dal terremoto del 1908, che rase al suolo la città. Le rovine, riparate con un lavoro di restauro trentennale, sono state nuovamente accumulate dal bombardamento aereo del 1943, che distrusse la Cattedrale. Ferve però il lavoro di ricostruzione.

II. ISTITUTI CULTURALI

Sin dal principio del sec. XV M. fu sede di scuole di grammatica, affidate al maestro di corte Bono de Mariscalco, che dava lezioni nella vecchia chiesa dei SS. Pietro e Paolo dei Pisani, andata in rovina nel 1783.

Più tardi si trova a M. il calabrese abate Filippo Ruffo, professore di greco per molti anni. Verso il 1460 la città venne illustrata dall'insegnamento di Costantino Lascaris.

Già al tempo di Alfonso il Magnanimo, la città aveva chiesto ufficialmente l'istituzione di uno Studium generale (1439), attuata solo un secolo dopo dai Gesuiti, chiamati a M. dal viceré G. de Vega (1548). Con la fondazione dell'Università e l'istituzione dell'insegnamento gratuito praticato da questi ultimi, le sorti dell'istruzione pubblica cambiarono sensibilmente. Nel 1596 l'istituto universitario passò alle dirette dipendenze del Senato cittadino e visse ancora sino al 1676, quando fu abolito in pena della rivolta; fu ripristinato da Ferdinando II (1838).

Accademie varie furono fondate nel corso dei secc. XVII e XVIII; si ricordano quella degli Abbarbicati (1636); la Fucina (1639); la Morale, per gli studi di teologia morale (1700); l'Ecclesiastica (1764), fondata dall'arcivescovo Di Blasi; la Peloritana (1729), che attraverso riforme e trasformazioni è giunta sino al presente.

Biblioteche: celebre per le sue raccolte di manoscritti greci quella dei Basiliani, fondata dall'archimandrita Luca al tempo dei re normanni, dispersa nel sec. XVII. Oggi rimangono appena ca. 300 codici alla Biblioteca universitaria. Le origini di quest'ultima sono connesse con il lascito di Giacomo Longo (1728), arricchito più tardi dalla biblioteca del soppresso Collegio dei Gesuiti.

III. UOMINI CELEBRI

Se ne citano solo alcuni: Luca archimandrita, riformatore della disciplina basiliana al tempo di Ruggero II; il carmelitano s. Alberto (m. nel 1306 o 1307); la popolarissima figura della b. Eustorchio (1437-91), clarissa, fondatrice del monastero di S. Maria di Montevergine. Tra gli scienziati: Giovanni Gatto, domenicano, teologo e matematico (m. nel 1484); Francesco Maurolico (1474-1575), celebre matematico; gli umanisti Stefano Tuccio (m. nel 1596), gesuita, e G. A. Viperano, finito vescovo di Giovinazzo (m. nel 1610); eruditi e storiografi come Antonino Amico (v.) e il gesuita Placido Samperi (1589-1655); il sac. Saverio Basile, che approntò i piani urbanistici di M. dopo il terremoto del 1783; il benedettino cassinese B. D. Balsamo (1759-1844), soprintendente alla Pubblica istruzione nel Regno di Sicilia, e poi arcivescovo di Monreale.

IV. ABBAZIE E MONASTERI

Primi in ordine di tempo sono i monasteri basiliani, che hanno una storia a parte connessa con le fortune del rito greco nel territorio di M. (v. BASILIANE). Delle fondazioni benedettine meritano particolare menzione: il priorato di S. Maria Maddalena di Valle Giosafat e l'altro di S. Maria de Latinis, oltre l'abbazia muliebre di S. Maria de Scalis e de Alto. Nel 1193 vi fecero il loro ingresso i Cistercensi, con la fondazione di S. Maria di Roccamadore; i Francescani nel 1231; i Domenicani nel 1255; i Carmelitani verso il 1235. In seguito anche i Minimi di s. Francesco di Paola (1507), i Cappuccini (1540), i Gesuiti (1548).

V. MONUMENTI

La cattedrale di M. è tornata ad imporsi come uno dei maggiori e più importanti monumenti di Sicilia. È costruzione dell'alto medioevo ed ebbe la sua forma organica attuale nel 1092. Sotto gli Aragonesi fu ulteriormente arricchita con musici (abside e pavimento) e la decorazione marmorea della facciata di gusto trecentesco. Ripetutamente offesa dai terremoti del 1638 e 1783, fu quasi rusa al suolo nel 1908, e quando ancora una volta era risorta dalle sue rovine, ebbe a subire i gravissimi danni arrecati dai bombardamenti nel 1943, che incenerirono i musici absidali del sec. XIV. Degni di nota le sculture della facciata, del Quattrocento e Cinquecento, e l'ornatissimo portale ispirato a forme gotiche d'Oltralpe. Altro monumento normanno (seconda metà del sec. XII) è l'Annunziata dei Catalani, la cui decorazione richiama caratteristiche proprie di chiese pugliesi e toscane coeve. Sono invece del periodo svevo le chiese di S. Maria l'Alemanna (perché passata all'Ordine teutonico con l'annesso ospedale), di S. Francesco e di S. Maria della Scala (Badiazza), quest'ultima fuori M. La prima, per quanto mutila, scomposta e rifatta in seguito, resta l'unica chiesa di Sicilia del Duecento, dagli elementi completamente gotici; l'altra di S. Francesco, nonostante i non pochi rifacimenti, presenta le sue inconfondibili caratteristiche all'interno, nettamente gotico-provenzali; all'esterno in molti particolari accusa la filiazione dal normanno Duomo cittadino. I ruderi di S. Maria della Scala invece accennano uno stile di transizione dal bizantino al romanico. Fuori M. si trovano: la chiesa del Salvatore di Rometta, monumento capitale per lo studio dell'arte prenormanna, eretto tra il sec. IX e il X. In esso la critica odierna vede l'estrema evoluzione dell'arte romana della decadenza, anziché un monumento bizantino. Di non minore interesse le vecchie chiese basiliane di S. Maria di Mili, S. Pietro d'Italia, SS. Pietro e Paolo d'Agrò, tutte di epoca normanna, e l'ultima, opera di

Girardo Franco (1172). Il loro orientamento stilistico, per le sue origini, si ricollega all'arte bizantina, ma secondo forme già invalse nella Calabria. - Vedi tavv. LVI-LVII.

BIBL.: Sempre utile la Bibliografia sicola sistematica di A. Narbone, 4 voll., Palermo 1850-55. Indispensabile per la parte ecclesiastica la vecchia opera di R. Pirri, Sicilia Sacra, I, 3ª ed., Palermo 1733, pp. 314-450 (complementi in: La Sicilia sacra, 1 [1899], pp. 61-65, 260-70, 337-42); oltre l'Isagoge ad historiam Siculam di O. Gaetani, Palermo 1727, pp. 167, 181, 274-85; e G. Di Giovanni, De divinis Siculorum officiis, ivi 1736, pp. 71 sg., 81, 99 sg., 412. In particolare, per la storia antica: s. V. in Pauly-Wissova, XV, 1931, pp. 1214-31; J. Berard, La colonisation grecque de l'Italie mérid. et de la Sicile dans l'antiquité, Parigi 1941, pp. 103-108, 110-18; B. Pace, Arte e civiltà in Sicilia, IV, Roma 1949, passim. V. indice; Lanzoni, pp. 610-16. Per il medioevo: oltre M. Amari, Storia dei musulmani in Sicilia, 3 voll., 2ª ed., Catania 1933-39 (v. indice), V. F. Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile, 2 voll., Parigi 1907, passim; E. Leonard, Histoire de Jeanne s'ire reine de Naples, 3 voll., I e III, Monaco-Parigi 1932-36 (v. indice); E. Pontieri, Ricerche sulla crisi della monarchia sicil. nel sec. XIII, Napoli 1942, pp. 46-55, 357-75. Per la storia eccles. dello stesso periodo, V. R. Starrabba, I diplomi della cattedrale di M., 2 voll., Palermo 1876-90; A. Amico, Scritti inediti e rari, ed. R. Starrabba, ivi 1891; L. T. White, Latin monasticism in norman Sicily, Cambridge (Mass.) 1938, passim; M. Scaduto, Il monachismo basiliano nella Sicilia medievale, Roma 1947, passim; oltre Cottineau, II, coll. 1830-32. Per l'età moderna: F. Guardione, Storia della rivoluzione di M. contro la Spagna, Palermo 1907; R. Martini, La Sicilia sotto gli Austriaci, ivi 1907, pp. 17-24, 73-91, 166-68, 240-49; E. Mauceri, M. nel Settecento, ivi 1924. Sul terremoto: A. Salinas-G. Columba, Terremoto di M., Palermo 1915; E. Mauceri, Quel che rimane di M. scomparsa, in Rassegna d'arte, 17 (1917); P. Longo, M. città rediviva, Messina 1933. Per la storia delle istituzioni: V. La Mantia, I privilegi di M., Palermo 1897; id., M. e le sue prerogative dal regno di Ruggero II alla coronazione di Federico II, in Arch. stor. sicil., 41 (1916), pp. 491-516; E. Beata, Intorno alla formazione delle Cosmetedini di M., ibid., 5 (1908), p. 62 sgg.; C. Giardina, Capitoli e privilegi di M., I, Messina 1937. Per la storia culturale: L. Perrone-Grande, La scuola di Greco a M. prima di C. Lascari, Palermo 1911. Sull'Università: CCCL Annu. dell'Univ. di M., Messina 1900; M. Scaduto, Le origini dell'Univ. di M., in Arch. hist. S. J., 17 (1948), pp. 102-59. Manoscritti: A. Mancini, Codice Graeci monasterii S. Salvatoris, Messina 1907 (cf. F. Halkin, in Anal. Balland., 69 [1931], pp. 238-68); G. Mercati, Per la storia dei man. greci di Genova, di varie abbazie basiliane d'Italia e di

Patmo (Studi e testi, 68). Città del Vaticano 1938, passim. Per la vita delle accademie: M. Maylender, Storia delle accad. d'Italia, 5 voll., Bologna 1926-30, V. indice. Per l'arte: S. Bottari, Il duomo di M., Messina 1929; id., La genesi dell'archit. siciliana del periodo normanno, in Arch. stor. sicil., 28 (1932), p. 316 sgg.; id., Chiese basiliane della Sicilia e della Calabria, Messina 1939. Cf. pure: C. Autore, La chiesa bizantina del S. Salvatore in Rometta, in Arch. stor. messinese, nuova serie, 1 (1934), p. 54 sgg.; E. Calandra, Breve storia dell'arch. in Sicilia, Bari 1938, pp. 27, 30-44, 49-54. Mario Scaduto

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(per cortesia del Pont. istit. biblico) MESSINA. GIUSEPPE - Ritratto.

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“MESSINA, ARCIDIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 518. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/messina-arcidiocesi-di.