MICHELANGELO BUONARROTI

MICHELANGELO BUONARROTI - Un dannato. Particolare del Giudizio Universale - Roma, Cappella Sistina.

nale e corrispondente alla liturgia, sibbenne sulla parete dell'altare (Condivi), forse in memoria del Sacco di Roma del maggio 1527, considerato da molti come un giudizio di Dio sugli eccessi della Rinascita. Per Paolo III, invece, il salmo dell'infelice papa Me-diceo diventava il grandioso manifesto della Riforma cattolica, da lui tenacemente voluta ed attuata solo nel Concilio di Trento. Codesta interpretazione sem-bra confermata da non pochi particolari dell'affresco allusivi alle polemiche teologiche pre-tendente. Queste, e in modo speciale le dispute intorno alla Grazia ed alle opere, interessavano profondamente M., soprattutto da quando, attraverso Vittoria Colonna, da lui conosciuta intorno al 1536, era venuto in contatto con la cerchia dei suoi amici (Contarini, Pole, Morone, Lattanzio Tolomei ed altri), evangelismo (v.) italiano, le cui teorie intorno alla Grazia erano ispirate ad un agostinianismo estremo. I lavori preliminari cominciarono nell'apr. 1535 e la esecuzione dell'affresco durò dall'estate del 1536 all'autunno del 1541. Paolo III fece scopo di dipinto il 31 ott. 1541, con «stupore e meraviglia» (Vasari) dei contemporanei, sbigottiti dalla nuova maniera di M. e dalla «terribilità» (come dicevano) di quell'opera che sembrava veramente il Dies Irae della morente Rinascita. Negli elementi iconografici essenziali e nell'ordinamento a zone sospi-vano, la composizione, in apparenza confusa, non si discosta molto dal solito schema dei Giudizi medievali. Le due lunette in alto mostrano gli angeli portatori degli strumenti della Passione. Nella zona superiore i beati (gli uomini a destra e le donne a sinistra) fissano gli sguardi atterriti sul gesto di condanna di Cristo-Giudice (al centro), intorno al quale, con i ss. Pietro, Andrea, Lorenzo e Bartolomeo (nella cui pelle appare un ritratto di M.), si vedono la Madonna ed il Battista (la deisis bizantina),

Article illustration
Michelangelo Buonarroti - Un dannato. Particolare del Giudizio Universale - Roma, Cappella Sistina.

nale e corrispondente alla liturgia, sibbene sulla parete dell'altare (Condivi), forse in memoria del Sacco di Roma del maggio 1527, considerato da molti come un giudizio di Dio sugli eccessi della

- 1 -

(Firenze, Accademia), parimenti incompiuta, colossale gruppo marmoreo, non menzionato nelle fonti, né da tutti i critici considerato opera sua, attribuito a M. nella Storia di Palestrina di L. Cecconi (Ascoli 1756), ma poi dimenticato, riscoperto solo nel 1875 da P. Gori ed infine pubblicato nel 1907 da A. Grenier, gruppo nel quale il Mariani vede giustamente lo stile del Giudizio trasportato nella scultura.

Nell'ott. 1541, quando non era ancora scoperta la parete della Sistina, Paolo III aveva già richiesto a M. di affrescare nella Cappella Paolina (Vaticano) la Conversione di Saulo ed il Martirio di S. Pietro (tema forse sostituito ad una originaria Consegna delle chiavi). Il lavoro, rallentato da due malattie di M. e turbato dalla morte di Vittoria Colonna (25 febbr. 1547), durò dagli ultimi mesi del 1542 alla metà ca. del 1545 per il primo dipinto, e dall'agg. di quell'anno fin verso il marzo del 1550 per il secondo. Qui trionfa incontrastata la «terza maniera», già più che accennata nel Giudizio, onde la incomprensione dei contemporanei e dei posteri verso queste opere tarde è stata sempre totale. M. stesso fu forse colpito dal profondo cambiamento dell'arte sua: certo, finché visse non toccò più pennello, consacrando i suoi anni estremi all'astratta e non-umana bellezza dell'architettura, quasi a cercarvi pace, sebbene anche in quella trasfondesse il riflesso dei suoi contrasti spirituali.

Morto Antonio da Sangallo, M. gli succedette nella carica di architetto della basilica di S. Pietro (breve di Paolo III del 10 gen. 1547, spedito l'11 ott. 1549), attendendovi «per l'amore de Dio e senza alcun premio» (Vasari). Tornò alla pianta a croce greca di Bramante e la semplicità ancora, facendo dei prospetti ad un solo ordine di grandiosi pilastri corinzi la base della cupola, dominante sulla facciata ad atrio. Quando M. morì, la costruzione era giunta al tamburo, e gli architetti G. Della Porta e D. Fontana, incaricati di portarla a compimento, si discostarono lievemente dal Modello ligneo (Città del Vaticano, S. Pietro), con il dare alla calotta esterna un profilo meno emisferico per motivi di statica, e con l'affinare le nervature.

Altre opere di architettura di quel periodo sono: il Monumento funebre di Cecchin dei Bracci (Roma, S. Maria in Araceli), costruito nel 1545, dov'è anche un busto del defunto, probabilmente eseguito su modello suo; varie parti e in particolare il cornicione di palazzo Farnese (Roma), dell'anno successivo; la sistemazione della piazza del Campidoglio con i nuovi Palazzi dei Conservatori e del Senatore, condotti a termine su disegni suoi, ma non senza alterazione del piano primitivo, specie nelle finestre centrali, dopo la sua morte (M. aveva ricevuto la cittadinanza romana il 17 dic. 1537); la Porta Pia (Roma 1561 ca.), ed altre costruzioni, come la Vigna di Giulio III (Roma), o il distrutto Ponte di S. Trinita di Firenze), alle quali contribuì con disegni o consigli.

Queste sono le sue opere pubbliche in quegli anni, ma per sé solo e quasi di nascosto (lo afferma il Vasari), scolpiva per la sua tomba, fra il 1550 e il 1553 ca., la Pietà del Duomo (Firenze, S. Maria del Fiore), con l'auto-ritratto in figura di Nicodemo, e negli ultimi giorni di vita andava ancora scalpellando intorno alla fantomatica Pietà Rondanini (Roma, casa dei conti Sanseverino), ambedue non finite. In questa sua opera estrema, sulla soglia dei novant'anni, M. tenta ancora di cambiare del tutto il suo stile, riducendo i titani di un gruppo precedente e del pari incompiuto (ne rimane un braccio staccato accanto al Cristo) a corpi spettrali, di un aspetto quasi rembrandtiano, consunti fino al minimo indispensabile per rendere sensibile lo spirito. La predilezione di M. per questo tema della Pietà, segno della sua intensa fede, trova riscontro nella invocazione all'abbraccio del Crocifisso che chiude un suo sonetto e proclama la grande rinunzia: «Né pinger, né scolpir fé piu che quieti — L'anima, volta a quell'amor divino — C'aperse a prender noi 'n croce le braccia» (C. Frey [V. BIBLICA.], n. CXLVI).

M. morì in Roma, nella sua casa di Macel de Corvi (distrutta), il 18 febbr. 1564, e fu provvisoriamente sepolto in SS. Apostoli, donde fu poi riesumato in segreto, trasferito a Firenze e deposto con solenni esequie nel monumento eseguito su disegno del Vasari in S. Croce.

- Vedi tav. LIX-LX.

Bibl.: Fonti: Le lettere di M. B., ed. G. Milanesi, Firenze, 1573; Die Dichtungen des M. B., ed. C. Frey, Berlino 1867; G. Vasari, Vite... ecc., ed. G. Milanesi, VII, Firenze 1881, pp. 135-404 (vita di M. B.); A. Condivi, Vita di M. B., ed. P. D'Ancona, Milano 1928; F. da Hollandia, Vier Geschäfte über die Malerei, ed. J. de Vasconcellos, Vienna 1899 (testo originale portoghese e trad. tedesca; una trad. II. ha dato A. M. Besone Aureli, Dialoghi michelangioleschi di F. d'Olanda, 3ª ed., Roma 1939); Dialogi di D. Giannotti... ecc., ed. D.R. de Campos, Firenze 1939; Monografie generali: H. Grimm, Leben M. s., Hannover 1860; A. Gotti, Vita di M. B., Firenze 1875; A. Symonds, The life of M., Londra 1893; H. Thode, M. und das Ende der Renaissance, Berlino 1923; K. Justi, M., ivi 1909; M. Mackowski, M., 6ª ed., Stoccarda 1939; V. MARIANO,, Poesia di M., Roma 1941; A. Bertini, M. fino alla Sistina, Torino 1942; C. Tolmay, M., I e II, Princeton 1943-45; G. Papini, Vita di M. nella vita del suo tempo, Firenze 1950 (purtroppo senza note). C. Tolmay, M., Roma 1951; Iconografia: E. Steinmann, Die Porträtdarstellungen des M., Berlino 1913; F. La Cava, Il volto di M. scoperto nel Giudizio finale, Bologna 1925; F. Hermani, Un ritratto sconosciuto di M., in Bollettino d'arte, 2 (1920), pp. 38-46; D. R. de Campos, Raffaello e M., Roma 1946, capp. 5 (Il Pensiero della Segnatura) e 8 (Un ritratto satirico di M. attri-buito al Bandinelli), Bibl.: E. Steinmann-E. Wittkower, M.-Biblio-graphie, Lipsia 1927; E. Steinmann, M. im Spiegel seiner Zeit, 1930, pp. 64-94 (supplemento alla bibl. precedente a cura di H. W. Schmidt); P. Cherubelli, Supplemento alla bibl. michellangiolesca, in M. B., nel IV centenario del Giudizio universale (miscellanea a cura dell'Istituto nazionale di studi sul Rinascimento), Firenze 1942, pp. 270-304.

Deoclecio Redig de Campos