MICHELE CERULARIO. - Patriarca greco di Costantinopoli (1043-58), n. ivi al principio del sec. XI, celebre per lo scisma definitivo dalla Sede romana. Dovette la sua carriera a Costantino IX Monomaco con cui, ancor laico nel 1040, aveva partecipato ad una congiura politica; fu poco istruito e rimase sempre di carattere violento. Verso i Latini fu molto intollerante e già verso il 1053 ne chiuse le chiese e i monasteri a Costantinopoli; la sua opposizione crebbe quando il capitano (catapano) bizantino nell'Italia inferiore, Argyros, un cattolico, cercò di stabilire un'alleanza con il papa Leone IX contro i Normanni che minacciavano l'Italia inferiore. M. tonneva che questa politica aumentasse l'autorità religiosa del Papa. Cercò quindi di inscenare una polemica antiletina nel campo religioso, con discorsi e con una lettera antiromana da lui Leone di Acrida (v.). L'imperatore non assecondò questi attacchi, ma indusse il patriarca a mandare al Papa una lettera pacifica, il cui contenuto non soddisface totalmente il vescovo di Roma. Questi, per chiarire la situazione religiosa di Costantinopoli, che già da più di due decenni covava lo scisma, e per facilitare un'alleanza politica con l'Imperatore contro i Normanni, che nel giugno 1053 avevano riportato una vittoria sopra Argyros a Siponto e sul Papa a Civitate, mandò una legazione pontificia alla corte bizantina.
Ne fu capo il card. Umberto di Silva Candida (v.); erano associati a lui Federico (il futuro papa Stefano X) cancellario, e l'arcivescovo di Amalfi, Pietro. Questi tre prelati partirono nel genn. 1054 ed arrivarono a Costantinopoli verso la fine di marzo. I rapporti dell'ambasciata pontificia con l'Imperatore bizantino furono sempre buoni. Invece il patriarca già nella prima ed unica udienza concessa ai legati mostrò freddezza che ben presto si cambiò in aperta ostilità. Infatti il patriarca ruppe le relazioni con i legati e indusse il monaco studita Niceta Stethato ad una polemica contro i Latini i quali avevano portato
dovuto sottoporsi a certe cerimonie, in parte superstiziose, in parte sciamanistiche, il che non volle fare ritenendolo una defezione dalla fede cristiana. Perciò fu crudelmente ucciso insieme al suo compagno Teodoro. Ambedue vengono venerati come santi dalla Chiesa cattolica. Festa il 20 sett.
presso i Greci alcuni scritti apologetici di stile purtroppo acerbo contro Leone Achridense e compagni antiletini. La ritrattazione temporanea di Niceta, nella disputa favorevole ai Latini nel monastero di Studios il 24 giugno 1054, non migliorò la situazione; anzi M. C. proibì ai legati la celebrazione della S. Messa nelle chiese greche e fece propaganda presso il popolo contro di loro. I legati allora, vista l'inutilità dei loro tentativi di riconciliare il patriarca con Roma, posero un documento di scomunica sopra l'altare di S. Sofia durante la liturgia solenne del 16 luglio 1054. La scomunica colpiva il patriarca Leone Achridense ed il sacellario che aveva calpestato irriverentemente la S. Eucaristia dei Latini. È però da notarsi che questa scomunica non fu redatta in forma di bolla pontificia; anzi fu promulgata dopo la morte del papa Leone IX. Da parte sua M. C. lanciò contro i legati l'anatema il 21 e 26 giugno, spedì un'enciclica agli Orientali, e probabilmente compose il libro Panoplia. Il patriarca Pietro di Antiochia non fu contento della polemica violenta del suo collega, ma non riuscì a ridurlo a sentimenti pacifici. M. C. s'immischò di nuovo nella politica nel 1057 e 1058, e finì in questi tumulti la sua vita agitata l'8 nov. 1058. Il suo nome resta connesso con la consumazione dello scisma bizantino, cominciato già alcuni decenni prima.