MICHELE DA CESENA

MICHELE da Cesena. - Frate minore, n. a Cesena ca. il 1270, m. a Monaco il 29 nov. 1342. Eletto a Napoli ministro generale dell'Ordine (1316) mentre probabilmente si trovava a Parigi, dove era maestro di teologia all'Università, appena arrivato in Italia presiedette la commissione di 12 frati per la revisione degli statuti dell'Ordine (editi in Arch. franc. hist., 4 [1911], pp. 276-307, 508-26). Poi si recò alla Curia pontificia di Avignone per Spirituali (v.) e vi riuscì non senza mandar avanti tutto il rigore dell'Inquisizione contro i più ostinati. Il suo governo sembrava tornare proficuo all'Ordine, poiché egli, in quanto generale, si interessava non soltanto della disciplina, ma anche degli studi e delle missioni in Oriente.

Però, mentre nel Capitolo generale di Perugia (1322) scriveva una supplica a Giovanni XXII, perché non emanasse nessuna nuova decisione sulla questione della povertà di Cristo, diramò con i capitolari una dichiarazione dottrinale, secondo cui non era cresciuta affermare che Cristo e gli Apostoli non godettero di proprietà alcuna in privato o in comune. Con questa tesi egli, facendo della povertà un canone assoluto di virtù, pensava di consolidare l'eccellenza della povertà minoritiera. Le decisioni in contrario del Papa non furono accolte da una parte dell'Ordine; ma M. si mostrò riservato, e nel Capitolo generale del 1325 comandò ai sudditi di parlare della Chiesa, della persona del Pontefice e delle sue Costituzioni con la debita riverenza e sobrietà. Nondimeno e con buone ragioni Giovanni non si fidava di lui e nel giugno 1327 gli ordinò di portarsi alla sua presenza. Gli fu imposto di non lasciare la città senza il permesso speciale del Papa. La ribellione aperta di M. scoppiò dopo le acerbe ripensioni che gli fece nel Concistoro dell'apr. 1328 Giovanni XXII, il quale anche ordinò che il Capitolo dei Minori, da radunarsi a Bologna non già sotto la presidenza di M., ma del card. Bertrando di Poujet, eleggesse un altro generale. Cosa assai strana, i capitolari riconfermavano i loro suffragi su M. Ma questi, prima di sapere l'esito, fuggì insieme con Bonagrazia e Guglielmo Occam (v.) presso Lodovico il Bavaro. Scomunicato il 6 giugno 1328, prese parte attiva nella lotta di questo sovrano contro il Papa. Nel 1330 lo accompagnò a Monaco, dove pubblicò ancora

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(da F Lucreti, Le titre de patriarche occumenique, in Vite, G. Verrati, III, Dille del Vaticano HR. p. 102) Michele Cerulario - Sigillo di M. C., Vergine Odighitria nel retto, iscrizione, nel verso - Washington, Coll. M. H. Shau.

dovuto sottoporsi a certe cerimonie, in parte superstiziose, in parte

diverse invettive e proteste piene di odio contro il Pontefice. Benché espulso dall'Ordine nel 1331, pretese di essere ministro generale fino alla morte, che lo colpì non riconciliato con la Chiesa.

BIBL.: Wadding, Annales, VI-VII, passim; St. Baluze, Miscellanea, III, Lucca 1762, pp. 206-367; C. Eubel, Bullarium Francisc., V, Roma 1898, V. indice; A. Carlini, Della ritrattazione di fra' M. di C., in Archivio muratoriano, I, Città di Castello 1908, pp. 235-75; id., Fra' Michelino e la sua eresia, Bologna 1912; M. Bihl, Formulae et documenta e cancellaria M. de C., in Arch. franc. hist., 23 (1930), pp. 106-71 (ricca bibl.); D. L. Douie, The nature and the effect of the heresy of the Fraticelli, Manchester 1932, pp. 153-201 (ricca bibl.); P. Glorieux, Répertoire des maîtres en théologie de Paris au XIIe siècle, II, Parigi 1933, pp. 233-35.