MONICA, santa. - Madre di s. Agostino, n. a Tagaste, nella Numidia proconsolare, nel 331, m. ad Ostia nel 387. I suoi genitori erano cristiani: l'educazione di M. fu affidata a una vecchia nutrice, che aveva portato in braccio suo padre e che spesso esagerava nella severità. Andò sposa ad un certo Patrizio, pagano, violento e dissoluto. I primi anni di matrimonio furono ricolmi di amarezzare; ma la pazienza e la rassegnazione di M. non vennero mai meno.
Da questa unione nacquero tre figli: Agostino (v.), Navigio e una femmina. Poco o nulla si conosce di questi ultimi; la gloria di Agostino ha attraversato la sua vita e lo ha tentato di portare via la sua vita. Le figure di Agostino e di M. sono passate alla storia come qualcosa d'invisibile; oltre la vita naturale, il grande convertito deve a sua madre la luce soprannaturale. Di lei ha lasciato pagine indimenticabili nelle sue Confessiones (I. IX).
Conoscendo le inevitabili lotte dell'adolescenza, M. aveva educato cristianamente Agostino, ma secondo la consuetudine gli fu differita l'amministrazione del Battesimo, per timore di veder naufragare troppo presto la Grazia sacramentale.
La trepidazione della madre aumentava di giorno in giorno nel vedere che Agostino s'incamminava nella via del male, pur confortata da qualche sprazzo di luce, come la decisione di Patrizio di ricevere il Battesimo (371). Ma questi dopo poco tempo moriva. Dopo varie peripezie, Agostino decise di lasciare l'Africa per recarsi a Roma. M. lo scongiurò a non partire, seguendolo piangendo fino al porto: ma tutto fu inutile. Nel 385, costernata dalla lontananza del figlio e presagendo tristi sciagure, s'imbarcò per l'Italia e lo raggiunse a Milano. Giunta in quella città, seppe che Agostino già da tempo aveva stretto intimi rapporti con il vescovo Ambrogio e ne ascoltava le prediche al popolo. La prova durò a lungo, perché le difficoltà da superare erano molte; ma finalmente l'opera della Grazia si compì. Allora M. si ricordò delle parole rivoltele qualche tempo prima da un santo vescovo: «È impossibile che possa perire il figlio di tante lacrime».
Durante le vacanze autunnali del 386 madre e figlio si ritirarono nella villa di Vercondo a Cassicac, in Brianza, e dopo alcuni mesi di vera pace Agostino riceveva il Battesimo a Milano (387). Sul finire dell'estate presero il cammino verso l'Africa; ma giunti ad Ostia, dopo pochi giorni di febbre, M. morì.
Il suo corpo fu sepolto ad Ostia e per molti secoli il suo nome rimase nell'oblio. Nel 1162 si ebbe una prima traslazione di reliquie di M. nella chiesa dei Canonici Regolari di Arrouaise (Francia), dove si cominciò a celebrare la festa al 4 maggio. Sotto Martino V, nel 1430, si ha un'altra traslazione del corpo della Santa da Ostia a Roma. Le reliquie di M., dapprima deposte nella chiesa di S. Trifone, furono poi trasportate in S. Agostino per interessamento di Maffeo Vegio. L'esistenza di due tra
slazioni rende purtroppo problematica l'autenticità delle reliquie della Santa. Recentemente venne in luce un notevole frammento dell'iscrizione sepolcrale dettata da Anicio Auchenio Basso. Il Martirologio romano, oltre la festa del 4 maggio, commemora la traslazione del 1430 il 9 apr.