MONODIA

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MONODIA. - Dal greco μόνος = solo e δόθη = canto, è oggi considerata m. ogni forma di canto, corale o solistica, antica o moderna, con o senza accompagnamento strumentale, in cui manca la sovrapposizione di parti cantate, cosicché è monodico il canto anche a più voci, maschili o femminili, se queste eseguiscono simultaneamente una medesima linea melodica. È appunto la linearità del disegno musicale che costituisce la caratteristica della m.

La m. è l'unico quadro stilistico in cui la raffinata cultura ellenica ebbe a manifestarsi nel campo musicale: il raddoppiamento all'ottava con le fioriture dell'etero-

fonia non rappresenta una variante notevole alla legge della m. La complessità entra nella m. greca con il moltiplicarsi dei generi armonici (cromatico ed enarmonico in più del diatonico); dei tipi poetico-metrici; delle strutture corali, tra cui il trittico – strofa, antistrofa, epodo – raggiunse presto la forma aurea di un modello classico. Nella m. cristiano-latina, il processo evolutivo venne anzi nato da limiti quasi ascetici, suggeriti dal fine alto a cui erano destinate le composizioni musicali. Il carattere ieratico della m. liturgica si afferma con la scelta dei testi musicali, presi dalla S. Scrittura, nei secc. V, VI, VII, che sono quelli della produzione più abbondante e genuina. L’esecuzione stessa, lontana dagli effetti troppo contrastanti, mantiene un’atmosfera di gravità e di dolcezza.

La tecnica costruttiva della m. cristiana, anche con il sorgere della poesia liturgico-musicale, dal IX al XIII sec. (tropi, sequenze, versus, verbeta, planatus, inni), rimane generalmente fedele al principio generatore della stessa m. greca, in cui le curve delineate dalle intonazioni degli accenti verbali abbozzano i rilievi dello svolgimento melodico. La musica religiosa delle sequenze e dei tropi sbocca nel dramma liturgico, il quale non crea del tutto la propria lirica, ma prende antifone e responsori già noti e spesso destinati alla celebrazione «drammatizzata» e delle officiature liturgiche, mentre la musica profana sfrutta i nuovi orientamenti della ritmica modale nella m. del troubadours, trouveres e Minnesänger. Più tardi il Lied riprenderà l’idea fondamentale della m. in una musica aderente al testo letterario, si da trasformare gli elementi musicali del linguaggio (ritmo, accentuazione fraseologica, cadenze) in melodia tradotta nella convenzionale selezionata. Ma tra musica trobadorica e Lied fiorirà proprio in Italia un periodo di grande splendore e decisivo influendo con stretti riferimenti alla musica sacra.

Appare dalle vicende storiche del genere monodico quanto sarebbe erroneo considerare tale genere come manifestazione elementare e iniziale della sensibilità e della tecnica musicale; piuttosto, in alcune realizzazioni concrete, la monotonia giunse alle più ambite vette dell’arte con la raffinatezza delle fioriture, mentre in altre, come nella moderna canzoncina, risponde ad una tendenza immediata di elocuzione lirica popolare.

BIBL.: D. Johner, Neue Schule des gregorianischen Choralgesanges, Ratisbona 1906; A. Gastoué, Les origines du chant romain, Parigi 1907; P. Wagner, Einführung in die Gregorianischen Melodien, 3ª ed., Ratisbona 1911; A. Gastoué, Le graduel et l’antiphonaire romain, histoire et description, Parigi 1913; M. Emmanuel, Histoire de la langue musicale, 1914; F. Liuzzi, L’espressione musicale nel dramma liturgico, in Studi medievali, 11 (1929), pp. 112-21; P. Wagner, Der Gregorianische Gesang, Ratisbona 1929; F. Gennrich, Grundris einer Formelheere des mittelalterlichen Liedes als Grundlage einer musikalischen Formelheere des Liedes, Lipsia 1932; P. Ferretti, Estetica gregoriana, ossia trattato delle forme musicali del canto gregoriano, Roma 1934; J. Smits van Waesberghe, Musiegeschiedenis der Middel- eeuwen, Harlem 1939; G. Reese, Music in the middle ages, Nueva York 1940.