MONOFISITI. - Si chiamano così gli eretici che nel Figlio di Dio incarnato ammettono una sola natura (in greco φύσις) risultante dall’unione della divinità con la umanità. Si oppongono direttamente alla definizione del Concilio di Calcedonia (451), il quale proclamo che il Verbo di Dio, nato, quanto all’umanità, dalla Vergine Maria, sussiste in una sola ipostasi o persona e in due nature (ἐν δόξῳ φύσει), le quali rimangono distinte e non divise, unite e non confuse. Il termine monofisismo è ambiguo, perché i m. non spiegano tutti alla stessa maniera la parola φύσις. Su questo occorre insistere anzitutto. Siccome poi esistono tuttora diverse Chiese monofisistiche, è opportuno stabilire su quale specie di monofisismo esse si fondano. Inoltre, avendo il momento fisico dato origine a numerose sette nei suoi primi due secoli di vita (sec. V e VI), occorre ricordare le principali, rimandando per la maggior parte di esse a una trattazione a parte nei rispettivi articoli.
I. LE DIVERSE FORME DI MONOFISISMO
Come è stato già notato nella voce Eutiche e eutichianismo (v.), si distinguono tre specie di monofisismo: il reale e eutichiano; il verbale, chiamato severiano da Severo di Antiochia, che ne fu il maggior esponente; ortodosso, cioè quello di S. Cirillo Alessandrino, che adoperò la formula pseudoatanasiana: una sola φύσις incarnata del Verbo di Dio: μία φύσις τοῦ λόγου σεακρωνμένης, e la spiegò in maniera soddisfacente. Dopo il Concilio di Calcedonia, tale formula non rispose più perfettamente alla terminologia fissata dal Concilio; ciò, tuttavia, non ha impedito che parecchi teologi e anche alcuni concili abbiano continuato ad adoperarla, sebbene non in maniera esclusiva.L’eutichianismo è la forma radicale del monofisismo, quella che molti storici, ancor oggi, a torto attribuiscono a tutti i m. Numerose sono le sue varietà e molte assai anteriori a Eutiche. Qualunque possa essere stato il pensiero di Eutiche, si è applicato il nome di eutichianismo a tutti quei sistemi che si sono irrigiditi a non voler riconoscere in Cristo che una sola natura, una sola essenza. Per questo viene chiamato monofisismo reale, cioè vero. Eutiche aveva sostenuto le due seguenti proposizioni: 1) Gesù Cristo non è consustanziale con noi; 2) dopo l’unione della divinità e dell’umanità, c’è una sola natura, non due. Tutti gli errori che si possono logicamente dedurre da queste due proposizioni sono stati attribuiti a Eutiche e costituiscono l’eutichianismo storico. A priori, quattro sono le forme possibili di eutichianismo: 1) l’umanità è assorbita dalla divinità, presa’ a poco come una goccia di miele gettata in mare viene a dissolversi (cf. Teodoro, Eranistes, 2: PG 83, 153, 157); 2) la divinità dispare nell’umanità. Il Verbo perde i suoi attributi divini, svuotando (ἐκτύωσαν: Philip., 2, 7), per così dire, se stesso della sua divinità (di qui è derivato il nome di Kenosi [v.] adottato dai sostenitori moderni di tale errore); 3) le due nature si mescolano o si fondono in maniera da dare un composto teandrico, che non è propriamente Dio né propriamente uomo, ma l’uno e l’altro contemporaneamente, come l’acqua che si mescola al vino o come l’idrogeno e l’ossigeno che, unendosi, diventano acqua. Questa è la forma classica del monofisismo reale; 4) le due nature di Cristo sono le parti di un tutto naturale, che si integrano mutuamente e formano una natura o essenza completa. Tale è la concezione di Apollinare, il quale, per altro, mutilava la natura umana di Cristo, sottraendole l’anima ragionevole o il νόμος. Gli apollinaristi sono stati chiamati sinusiasti (da συνοικίασις = riduzione di due essenze a una sola). Si è voluto ridurre al monofisismo anche il doctissimo, secondo il quale il Verbo non ha preso che le apparenze della carne, e l’errore di Valentino e di Apelle, che sostenevano l’origine celeste dell’umanità del Salvatore. Da notare infine il curioso monofisismo di certi eretici, secondo cui il Verbo, mediante la sua onnipotenza, avrebbe dato luogo a una metamorfosi, condensandosi in carne. Queste varie forme di monofisismo hanno avuto dei sostenitori, assai limitati di numero, che non costituirono mai gruppi importanti, eccetto gli apollinaristi: tali sette sono tutte scomparse da molto tempo.
Il monofisismo verbale consiste unicamente nella terminologia usata. Si chiama monofisismo severiano perché il suo principale sostenitore fu Severo di Antiochia (m. nel 538). Questi m., che si presentarono come i fedeli discepoli di S. Cirillo Alessandrino, sostenerono che nel Verbo incarnato c’è una sola φύσις dopo l’unione della divinità e dell’umanità: essi però diedero al termine φύσις il significato di essere concreto sussistente in se stesso, di soggetto di attribuzione, cioè di natura individuale, che è nello stesso tempo una ipostasi, una vera persona. Per questi m., i termini φύσις, ὑπόστασις, πρόσωπον, sono del tutto sinonimi, quando sono applicati al mistero dell’Incarnazione. Quando il Concilio di Calcedonia intende per φύσις (in latino natura) una natura individuale, una essenza considerata come distinta dal supposto nel quale essa sussiste, che è chiamato ipostasi o persona (ὑπόστασις, πρόσωπον), il monofisismo verbale considera la φύσις come equivalente dell’ὑπόστασις o del πρόσωπον. Secondo il Concilio in Gesù Cristo sono due nature o es-
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senze, individuali, la divinità e l'umanità, e una sola ipostasi o persona, la persona del Verbo, Figlio di Dio. È chiara la logomachia sul termine φύσις. Quanto al resto, Severo parla come un ortodosso. Se rifiuta di dire: due nature o φύσις dopo l'unione, ma ammette volentieri due essenze, δυο φύσις: il che equivale alle due nature del Concilio. Severo rigettò tutte le forme di eutichianesimo; secondo lui Gesù Cristo è consustanziale al Padre secondo la divinità e consustanziale a noi secondo l'umanità; rifiutò qualsiasi mescolanza, qualsiasi confusione delle essenze e pur ritenendo la perfetta immutabilità del Verbo nell'unione, non volle però seguire la terminologia adoperata a Calcedonia e si irrigidì sulla formula civiliana: una sola φύσις del Verbo incarnato, dimenticando che s. Cirillo aveva acconsentito a dire: due nature, δυο φύσις, e ciò prima ancora di qualsiasi definizione conciliare. Per quanto si esprimessero in maniera ortodossa intorno al mistero dell'Incarnazione, Severo e i suoi discepoli furono eretici: a) perché accusarono di nestorianiismo il papa s. Leone Magno e il Concilio ecumenico di Calcedonia; b) perché non vollero riconoscere come legittima una terminologia cristologica canonizzata dalla Chiesa e si attaccarono esclusivamente alla terminologia monofisita, divenuta pericolosa ed equivoca dopo il sorgere dell'eutichianesimo; c) perché usarono formole, espressioni e analogie che, prese in se stesse, senza le spiegazioni di cui essi le circondavano, coincidevano con l'eresia e la favorivano. Dicevano, p. es.: due nature o φύσις prima dell'unione; una sola natura o φύσις dopo l'unione; oppure: il Cristo risulta da due nature, έκ δυο φύσις, ma non sussiste in due nature, έκ δυο φύσις; in Gesù Cristo c'è una sola φύσις o ipostasi composta, μία φύσις σύνδεσμος. Prima che MONOTELISMO (v.), già adoperarono le formole che caratterizzano questi due errori, preoccupati come erano di affermare l'unità di Cristo in ogni campo, e tutto considerarono in rapporto all'agente, alla persona, al principium quod, lasciando nell'ombra la natura presa come tale o principium quo.
II. IL MONOFISISMO DELLE CHIESE MONOFISITE. È noto come gli avversari del Concilio di Calcedonia, tutti sostenitori di una sola natura o φύσις nel Cristo, finirono con costituirsi in gruppi dissidenti, ognuno dei quali con gerarchia propria; così si formarono le cosiddette chiese monofisitiche, di cui ne esistono tuttora tre, che risalgono alla prima metà del sec. VI: la Chiesa egiziana o copta, da cui dipende la Chiesa di Etiopia, divenuta da poco autocefala (1948); la Chiesa siriaca giacobita, così chiamata da Giacomo Baradeo, il primo che diede una gerarchia indipendente; la Chiesa armena, che non prese parte alcuna al Concilio di Calcedonia e aderì all'Enotico di Zenone, al Sinodo del 491. Di ognuna di queste occorre tuttavia determinare qui la forma di monofisismo a cui ha aderito. Chi ha studiato a fondo la dottrina cristologica di questi gruppi, non ha difficoltà alcuna a rispondere che esse hanno sempre insegnato il monofisismo verbale, anche se, di tanto in tanto, siano apparsi in mezzo a loro veri cutichiani, che però non riuscirono a diffondere il loro errore. Fin dalle origini tali Chiese anatematizzarono tutte le forme di eutichianesimo e spiegarono le formole monofisistiche come le interpretarono i primi sostenitori del monofisismo verbale: Dioscoro, Timoteo Eluro, Filossono di Mabbug, gli Enoticiani, Severo di Antiochia, ecc. Ciò risulta chiaramente: a) dal culto che esse rendono ai Padri della Chiesa, anteriori al Concilio di Calcedonia, e particolarmente a s. Cirillo Alessandrino, considerato come il dottore per eccellenza; b) dalle professioni di fede e dai decreti dei loro concili particolari; c) dal loro libri liturgici; d) dagli scritti dei loro maggiori teologi (cf. M. Jugie, Theologia dogmatica Orientalium dissidentium, V, Parigi 1935, pp. 490-524); occorre notare soltanto che già prima illustri studiosi avevano avvertito la logomachia esistente intorno al termine φύσις o natura nella controversia monofisitica.
È opportuno rilevare che nel corso dei secoli si sono avute infiltrazioni eutichiane nelle Chiese, di cui si sta trattando; sono state però subito riconosciute e combattute e non hanno avuto pertanto modo di imporsi alla dottrina comune.
III. PRINCIPALI SÈTTE MONOFISITICHE
Nei primi due secoli successivi al Concilio di Calcedonia, il monofisismo, nelle sue due forme di eutichianesimo e di severianismo, si frazionò in numerose sète. Tali divisioni furono provocate sia dai conflitti di giurisdizione, sia dalle differenze dottrinali e soprattutto dalla varietà di terminologia. Non occorre trattare delle sète eutichiane, di cui si sono già accennate le diverse specie, poiché nessuna di esse è riuscita a costituire un gruppo distinto e durato. È sufficiente ricordare le principali divisioni avvenute nel monofisismo severiano o verbale. La terra classica delle scissioni fu l'Egitto, nel quale il movimento anticaledoniano prese subito consistenza. Il primo pòmo di discordia tra gli avversari del Concilio di Calcedonia fu l'Enotico dell'imperatore Zenone. I vescovi che capeggiavano la seta si piegarono a tale formola di compromesso, ma un numero considerevole di loro fedeli si rifiutarono di seguirli: così si ebbero gli entoticiani e gli acefali. Verso il 518-2e, agli inizi cioè del regno di Giustinio, scoppiò la controversia tra Giuliano d'Alcarnasso e Severo di Antiochia riguardo alla passibilità del corpo di Gesù prima della Resurrezione. Giuliano sosteneva che il corpo di Gesù fin dalla sua concezione era stato abitualmente impassibile e incorruttibile, aveva sofferto ed era morto per miracolo. Severo sosteneva la tesi opposta, cioè quella ortodossa. I giulianisti, chiamati anche gaianti, furono detti affartodoceti, i severiani furtolati.Verso il 540, Temistio (v.) attribuì a Gesù Cristo come uomo una certa ignoranza, particolarmente quella del giorno del giudizio, AGNOETI (v.). Gli avversari degli agnesti furono chiamati teodosiani, dal nome del patriarca monofisita Teodosio (535-66), che aveva condannato Temistio.
Le innovazioni di Giovanni Filopono, riguardanti la terminologia, diedero origine a parecchie sète. Egli stesso fu accusato di tristisimo. Con lui la controversia monofisitica non si limitò al mistero dell'Incarnazione, si estese al mistero della Trinità. La maggior parte delle sète monofisitiche ebbe una durata effimera. Al di sopra e al di fuori di esse, continuò a sussistere, nelle sue grandi linee, il monofisismo di Severo nelle tre Chiese, di cui si è trattato.