MONREALE, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi nella Sicilia in provincia di Palermo. Ha una popolazione di 200.000 ab. dei quali 199.500 cattolici; conta 50 parrocchie servite da 180 sacerdoti
diocesani e 40 regolari, un seminario, 6 comunità religiose maschili e 30 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 275).
L'abbazia di M. sorse per volontà del re di Sicilia Guglielmo II negli anni 1174-76. Secondo un'antica tradizione, sul luogo esisteva già un monastero fondato da s. Gregorio Magno, le cui rovine servirono poi per la nuova costruzione. Primo abate ne fu Teobaldo e il monastero fu popolato da numerosi monaci dell'abbazia di Cava de' Tirreni. Esente dall'arcivescovo di Palermo per privilegio di Alessandro III già dall'anno stesso della sua fondazione, nel 1183 (2 maggio) M. fu eretta a metropoli dal papa Lucio III con Catania per suffraganea, alla quale si aggiunse Siracusa nel 1188. Così l'abate diveniva arcivescovo e metropolita, e i monaci costituirono il Capitolo cattedrale. In seguito furono confermati tutti i privilegi otte-

Il 3 luglio 1483 Sisto IV approvava lo statuto della nuova Congregazione benedettina di Sicilia, alla quale si univa anche M., ma pochi anni dopo, nel 1506, per ordine di Giulio II, passava a far parte di quella Cassinese. Intanto un'altra suffraganea si era unita all'arcidiocesi durante il sec. XV, Augusta. L'unione con quella di Palermo avvenuta il 7 luglio 1775 non fu duratura. Di nuovo ricostituita, ebbe per suffraganee le diocesi di Catania, Siracusa, Piazza e Caltagirone. I monaci furono espulsi dall'abbazia in seguito alle leggi soppressive del secolo scorso. Attualmente sono suffraganee le diocesi di Caltanissetta e Agrigento. La Cattedrale è dedicata alla b. Vergine sotto il titolo di S. Maria Nuova.
Tra gli arcivescovi si ricordano: card. Giovanni Proccamazza (1278); card. Aussio Despuig de Podio (1458); card. Pompeo Colonna (1531); Alessandro Farnese (1536);
Ludovico de Torres (1584), a cui si deve la fondazione del Seminario; Traiano d'Acquaviva d'Aragona (1739); tra i monaci: Paolo Catania, autore di una storia del monastero; Mauro Marchese, che curò una nuova edizione delle opere di s. Bruno.
Milano 1914; Montis Regalis ecclesiae synodus IV..., Palermo 1932; P. F. Kobe, Italia pontificia, VIII, Berlino 1935, p. 52; Cottineau, II, col. 1889; C. A. Garufi, Per la storia dei monasteri di Sicilia nel tempo normanno, in Archivio storico per la Sicilia, 6 (1940), pp. 1-66; S. Spinnato, M., Palermo 1942.
Ambrogio Mancone
ARTE. - La cattedrale di M. costituisce il più splendido esempio di architettura dell'età normanna in Sicilia.
All'esterno la parte più conservata è quella absidale, caratteristica per i tre ordini di arcate cieche intrecciate che alleggeriscono la mole spiccando per vivo contrasto cromatico
di calcare e di lava. Nell'interno la chiara struttura basilicale non è stata manomessa dall'aggiunta delle cappelle barocche, che sono organismi indipendenti. Gli elementi architettonici musulmani (sesto acuto degli archi) e bizantini (pulvini sui capitelli, e alcuni particolari iconografici, come la protesi e il diaconico e le tre absidi terminali) sono elaborati e fusi con lo stesso perfetto equilibrio ch'è raggiunto nella decorazione. Questa riveste con orientale splendore tutto l'interno: caratteri d'arte musulmana ha il pavimento; bizantini sono i musaici, ai quali concorsero probabilmente anche maestranze locali; sono i più vasti della Sicilia, e ricoprono tutte le pareti, con episodi della Genesi e del Nuovo Testamento, scene della vita dei ss. Pietro e Paolo, immagini di santi e profeti, e, nell'abside, la dominante immagine del Redentore, simile nell'iconografia a quella del duomo di Cefalù. Ma questi musaici, già quasi compiuti nel 1182, appartengono a quella tarda corrente bizantina che tende a un patetismo convenzionale.
Allo stesso tempo della decorazione risalgono i battenti bronzei dei due portali: quelli della porta maggiore scolpiti nel 1186 con facile vivacità pittorica da Bonanno Pisano; e quelli della porta laterale, in cui Barisano da Trani ricerca invece la morbidezza e l'eleganza degli avori.
Fra le tarde aggiunte la più notevole è la cappella del Crocifisso, iniziata nel 1692 con disegno di fra Giovanni da Monreale, in cui la fastosissima decorazione di sculture e intarsi marmorei è tipica del barocco siciliano. Nel '700, demolito l'antico protio, fu costruito il portichetto della facciata fra le due grandi torri normanne, ora mozze.
A destra della chiesa è il chiostro dell'antico monastero, perfettamente conservato, il più vasto e suggestivo fra quelli del sec. XII. L'impronta araba domina nell'architettura, nei vivaci ornati musivi delle colonne, in particolare nella fontana a stelo posta in un angolo, recinta da arcate. I capitelli, con svariatissime decorazioni
figurate (in uno è rappresentato Guglielmo II che, come in un musico della chiesa, è in atto di offrire il tempio alla Vergine), mostrano i più diversi caratteri dell'arte romanica, non solo delle scuole dell'Italia meridionale, ma anche dell'Italia del nord e d'oltralpe, testimoniando quale ricco centro di cultura fosse il monastero. - Vedi tav. XC.