MONTAIGNE, MICHEL, ÉVQUEM DE

MONTAIGNE, MICHEL, ÉVQUEM de. - Giurista, filosofo, pedagogista, n. a Montaigne, presso Bordeaux, il 28 febbr. 1533, m. ivi il 13 sett. 1592. Era primogenito di una famiglia di nobili provenienti dalla borghesia mercantile, proprietario del castello omonimo (feudo ecclesiastico). Studiò nel Collegio di Guyenne e nella Facoltà delle arti a Bordeaux (1539-49), poi diritto all'Università di Tolosa. Fu (1554) consigliere della Cour des Aides di Périgueux e (1557) membro del Parlamento di Bordeaux. Nel 1562 prese parte a Parigi, e per la sua città, alla professione di fede cattolica decisa da quel Parlamento contro gli ugonotti. Nel 1570 lasciò la magistratura per dedicarsi a studi letterari e a cariche di corte. Partigiano cattolico nella prima guerra civile (1572-74), nel 1577 fu gentiluomo di corte di Enrico di Navarra (Enrico IV), rimanendo tuttavia fedele a Enrico

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MONTAIGNE, MICHEL, ÉVOGEN de Ritratto. Incisione da un dipinto contemporaneo.
(da M. Montaigne, Saggi scotti, Torino 1921)
lia alla fine del sec. XVI: Giornale di viaggio di M. de M., Città di Castello 1895) riferisce soltanto, senza alcun intento letterario, le sue impressioni di viaggio, specialmente sulla città di Roma, dove fu ricevuto dal Papa e frequentò i più illustri personaggi, antiquari e cortigiani, e su Loreto, dove si recò a sciogliere un suo voto alla Madonna. L'opera principale, dove si rivela il suo genio, tutto particolare, sono gli Essays (1ª ed., in 2 voll., Parigi 1561; 2ª ed. ivi 1581; 3ª ed. Bordeaux 1580; 4ª ed. Parigi 1588) in cui, oltre a molti capoversi, qua e là, aggiunse al I. II l'Apologie de Raymond Sebonde (II, 12) di cui già aveva tradotto la Theologia naturalis, e un terzo libro. La 5ª ed., postuma (Parigi 1595), reca le aggiunte annotate da M. stesso in una copia della edizione di Bordeaux. Gli Essays sono all'Indice (decr. 28 gen. 1676).

Il pensiero di M. è in sostanziale contraddizione con il suo provato cattolicesimo. È naturalistico e scettico. Il suo naturalismo ha per sfondo mistico la natura creata da Dio, ma che sta oltre la vita da essa generata e in cui l'uomo riconosce se stesso come senso e ragione. La ragione, per grazia naturale, può quindi fornire soltanto la materia della fede religiosa; la forma della fede è per grazia soprannaturale. La filosofia come esercizio dei poteri umani nello studio della felicità e della salvezza deve dunque concludere scetticamente che essi sono limitati sia nell'origine che nel fine, e mirare alla contemplazione della morte, che toglierà dal dolore: donde la superiorità del pirronismo e della dottrina dell'estensione dal giudizio (v. CARROLL, PIERRE [amico di M.]). Ma l'individuo, nel limitare le pretese della ragione, può sviluppare saggezza e virtù sufficienti per regolarsi nella vita terrena e formare una personalità « eroica ». Questo avviene per opera dell'esperienza, che soccorre alle incertezze del pensiero, il quale non può modificare né inventare le leggi del mondo, ma solo constatarle (III, 13); e dell'educazione, che ci nutre con la saggezza e l'eloquenza degli antichi per resistere alle avversità della natura (I, 26).

BIBL.: ed. II. del Viaggio in Italia a cura di A. D'Ancona, Città di Castello 1895, Edition Municipale des Essais a cura di F. Strowski, 5 voll., Bordeaux 1906-13, sovente riprodotta. Oeuvres complètes, a cura A. Armaingard, 12 voll., Parigi 1924-35. Studi: R. Pascal, Entretien avec M. de Soey, Parigi 1655; F. Strowski, M., Parigi 1906; L. Ambrosi, M., Roma 1906; P. Volley, Les sources et l'évolution des Essais de M., Parigi 1908; I. Plattard, M. et son temps, Parigi 1934; V. Lugli, M., Lanciano 1935; A. M. Boase, The fortunes of M., Londra 1935; M. Dréano, Le pensée religieuse de M., Parigi 1936; G. Toffanin, M. et l'idea classica, Bologna 1940; N. Dow, The concept and term « nature » in M.'s Essays, Philadelphia 1940; S. Solmi, La salute di M., Firenze 1942; A. Cresson, M., sa vie, son oeuvre, Parigi 1947. Santino Caramella

IL M. PEDAGOGISTA. — Gli Essays si possono dire un'opera unica nel suo genere: una raccolta

III. Nel 1580-81 viaggio per istruzione in Borgogna (Domrémy), nella Germania renana, in Italia (nov. 1580-sett. 1581: Journal de voyage, ed. 1774). Fu sindaco di Bordeaux nel 1582-85. Nel 1590 rivolse a Enrico IV una sorta di testamento politico proponendogli la pace in nome del cattolicesimo.

Nel Journal des voyages (di cui si scoperse e pubblicò il manoscritto a Parigi nel 1774 [vers. II. di A. d'Ancona, L'Ita-

svariatissima di massime, osservazioni, riflessioni, proverbi, aneddoti, su tutti gli argomenti che gli attraversavano la mente o gli fluivano sotto la penna, con altrettanta varietà di citazioni da Cicerone, Platone, Orazio, Marziale, Virgilio, Plutarco, Seneca, Diogene Laerzio, Livio a Boccaccio e Ariosto; non però accastati alla rinfusa e con fatica, ma desunti da letture studiate e assimilate alla sua speciale forma mentis. Né mira ad altro intento che a mettere sotto gli occhi degli amici e conoscenti quello che egli è (« mi sono presentato io stesso a me come argomento e come soggetto; io stesso sono la materia del mio libro ») con le sue idee, le sue cadute, i suoi sentimenti, i suoi modi di vedere; il tutto in una forma non ricercata, ma semplice, che lo rende un letterato vivo, tagliente, efficace. Soprattutto gli Essays hanno un'importanza grande nella pedagogia; a questo argomento appartengono i tre saggi: Du pédantisme (I, 25), De l'éducation des enfants (I, 26); De l'affection des pères aux enfants (II, 8) per il suo spirito aperto a nuovi argomenti, antagonistici ai metodi molto in voga allora, senza d'altronde risalire a un vero trattatista.

I punti principali possono raccogliersi nei seguenti principi: a) bando al pedantismo, cultura formata di parole e di formole, di regole grammaticali e logiche, piuttosto saccenterie che vera scienza, inutili alla vita: come le piante soffocano per troppo abbondanza di umori e la lampada per eccesso di olio, così l'intelligenza per la troppa quantità della materia. b) Bando alla mania libresca: bisogna educare non tanto sui libri, quanto sul gran libro della natura, sempre aperto allo sguardo, sempre vario negli spettacoli: « Noi non ci affanniamo che a riempire la memoria e lasciamo vuote l'intelligenza e la coscienza... sapere a memoria non è sapere... è capacità soltanto libresca. Gioverà quindi l'esperienza degli uomini, lo studio delle lingue straniere delle nazioni vicine, le visite ai paesi stranieri; così si allargano le prospettive e non si giudica più da un punto di vista meschino e campanalistico, ma ci si abitua a considerarci cittadini della terra ». c) Mirare alla vita: « Se la scienza non deve giovare a dare una tempra migliore all'animo del fanciullo e più sanità al giudizio, preferirei che esso occupasse il tempo a giocare al pallone; almeno il suo corpo diventerebbe più snello e forte ». Ogni altra conoscenza è di danno a chi non possiede quella della bontà. d) Metodo attivo, oggettivo: si deve suscitare nel fanciullo la sana curiosità: « Veda tutto ciò che di singolare trova intorno a sé; un edificio, una fontana, un uomo, un campo di battaglia, la direzione dei venti, l'indole delle persone ». Così il sapere diventa interiore al fanciullo, il quale non saprà solo la definizione delle virtù, ma le attuerà nella propria condotta, diventando serio, prudente e virtuoso. e) Il maestro sia una « testa ben fatta » piuttosto che « una testa ben piena », perché non deve mirare a infarcire la memoria, ma a formare il giudizio. Abitui perciò l'alunno a non accettare frasi e giudizi fatti, formole vuote e a odiare il convenzionalismo; ma a ragionare, a farsi un'idea delle cose e delle persone. f) Lo sforzo personale deve essere promosso ad ogni costo: « Il maestro si faccia ripetere sotto cento aspetti ciò che l'alunno ha imparato, per vedere se ha ben compreso l'idea e l'ha saputa far sua. Le api suggono qua e là i fiori, ma dopo fanno il miele, che è produzione loro propria, e non è né timo né maggiorana. g) La disciplina ci vuole, ma non quella della verga, e delle sole punizioni; ma quella che ha per fondo la dolcezza. Metodo vero: « una severa dolcezza ». h) Curare l'educazione fisica, essendo l'uomo composto di anima e di corpo: « Non basta rinvigorire l'anima, bisogna rinvigorire anche il corpo ». Quindi abituare il fanciullo al freddo e al caldo, alla fatica e al dolore, alla ginnastica e al gioco. Allevare non un bel damerino, ma un giovane virile.

Non bisogna, però, tralasciare di rilevare alcune zone di ombra nelle osservazioni pedagogiche del M. Troppo

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MONTALCINO, diocesi di - Pulpito dell'antico convento dell'Osservanza del Colombaio vicino a Seggiano dal quale predicava s. Bernardino (1404) e Crocifisso di legno usato dal Santo nelle sue predicazioni - Montalcino.
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insiste sulla educazione della intelligenza, mentre trascura le altre facoltà, che sono pure importanti: la memoria, le inclinazioni, i caratteri; così pure le arti, che hanno un forte potere formativo; quanto all'educazione femminile le sue idee sono assai deboli e monche: una donna, per lui, è abbastanza sapiente quando sa distinguere tra la camicia e la giubba del marito. Più manchevole ancora l'assenza del valore pedagogico della religione, senza cui non si può formare una coscienza forte e franca. Curiosa, poi, l'idea che l'amore portato ai propri figli debba cedere all'amore dei frutti del proprio ingegno, perché questi sono ben più veramente nostri.

Nonostante queste lacune il M. viene giustamente considerato uno dei padri della pedagogia; il pedagogista «rappresentante del buon senso»; che parte dal mirabile principio «il fanciullo non è un vaso da riempire, ma una lampada da accendere» e i pedagogisti posteriori hanno più o meno derivato da lui, almeno fino al tempo del Rousseau.

BIBL.: J. Langlais, La pédagogie de Rabelais et de M., Parigi 1905; L. Ambrosi, M. M. e la sua pedagogia, Roma 1907; P. Volley, L'influence de M. sur les idées pédagogiques de Loche et de Rousseau, ivi 1911; P. Porteau, M. et la vie pédagogique de son temps, ivi 1935. Celestino Testore
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“MONTAIGNE, MICHEL, ÉVQUEM DE.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 798. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/montaigne-michel-evquem-de.