MUZZARELLI, CARLO EMANUELE DEI CONTI

MUZZARELLI, CARLO EMANUELE dei conti. - Letterato e uomo politico, n. a Bologna da nobile famiglia ferrarese il 3 apr. 1797, m. il 10 apr. 1856. Si arruolò diciottenne nella milizia civica cittadina, poi si volse alla carriera ecclesiastica, si laureò in diritto a Roma nel 1820, fu deputato di Ferrara presso la corte romana, e il 12 genn. 1824 uditore di Rota e prelato domestico.

Fece parte di varie accademie letterarie, pubblicò alcuni elogi e poesie, in riviste ed opuscoli; i suoi Inni sacri ebbero varie edizioni, e apparvero (a Pisa 1833) insieme con quelli del Manzoni, dell'Arici ecc. Fu in relazione con i principali letterati del tempo, soprattutto della scuola classica (Strocchi, Muzzi, Costa, ecc.). Attese per più anni a raccogliere notizie autobiografiche dei contemporanei, divisando di pubblicare sotto il titolo Biografie degli illustri italiani viventi. Del materiale raccolto usufruirono il Dizionario biografico del De Tipaldo e svariate riviste. Fu infine riunito e dato in luce da D. Diamilla Müller (op. cit. in bibl.), ed è un utile repertorio di notizie su non pochi individui oggi in massima parte dimenticati.

Soprattutto il nome del M. rimase legato alle vicende politiche romane degli anni 1848-49. Istituito dallo Statuto concesso da Pio IX un Alto Consiglio di nomina sovrana, il M., che dal 1847 era divenuto decano della S. Rota, ne fu eletto, dicesi per suggerimento di L. C. Farini, primo presidente (giugno 1848). Quando poi, in seguito all'assassinio di Pellegrino Rossi, l'abate Rosmini ricusò di assumere la presidenza del Consiglio, Pio IX, fra le enormi difficoltà che da ogni parte lo premevano, dovette affidare l'alta carica al M., che pur conosceva di idee assai arrischiate, e dovette redarguirlo per il cinismo con cui, in sua presenza, parlava dell'eccidio dello statista carrarese (G. Pasolini, Memorie raccolte dal figlio, I, Torino 1915, p. 217). Questo primo ministero M.-Galleti durò dal 17 nov. al 22 dic. 1848, e lasciò assai delusi i moderati. Quando Pio IX ebbe lasciata Roma il 24 nov. per rifugiarsi a Gaeta, una Suprema Giunta di Stato assume il potere e ricostruì il governo, mettendovi ancora a capo il M. Questi ritenne l'Istruzione e l'interim degli Affari Esteri. Compito del nuovo gabinetto fu di preparare il terreno alla Costituente romana, per cui indisse le elezioni al 22 genn. 1849. Il M. risultò eletto deputato per Roma e Comarca con una lusinghiera votazione. In seguito al voto della Costituente, che dichiarava il potere temporale decaduto di diritto e di fatto e proclamava la Repubblica, il M. annunziò ai cittadini l'avvenimento con un proclama, inneggiando alla sovranità del popolo. Altro importante atto del M., quale ministro degli Esteri, fu la repulsa all'invito di V. Gioberti, ministro di Carlo Alberto, di riconoscere i diritti costituzionali del S. Padre e di richiamarlo a Roma. Egli rispose che il popolo aboriva il governo papale e voleva la separazione netta dei due poteri. Questo è l'ultimo atto rilevante del gabinetto presieduto dal M. in breve tavolo da correnti più avanzate e che diede luogo l'8 marzo 1849 ad un gabinetto presieduto da Aurelio Saffi, con ministri dello stesso colore, e quindi al Triumvirato. Gli ultimi mesi della Repubblica, il M. rimase nell'ombra; il 4 luglio partì da Roma, e, bandito dalla Toscana, si rifugiò in Corsica, poi a Genova, a Torino, a Voltri sulla riviera di ponente, e cieco, povero, con mente ot

tenebrata, finì i suoi giorni in una casa di salute, a Villa Cristina presso Torino.

BIBL.: D. Diamilla-Müller, Biografie autografe ed inedite di illustri ital. di questo secolo, Torino 1833, pp. 9-13; O. Marcoladì, Biografia del conte C. E. M., Oneglia 1856; G. Spada, Storia della rivoluzione di Roma e della restaurazione (1846-49), 3 voll., Firenze 1868-70; G. Leti, La rivoluzione e la Repubblica romana, Milano 1913; G. Bustico, Un ministro di Pio IX: C. E. M., in Rassegna stor. del Risorgimento, 26 (1939), pp. 454-475.

Pietro Pirri