NABATEI (GR. NĀḤĀṬAṬṬO; LAT. NABATAEI)

NABATEI (gr. Nāḥāṭaṭṭo; lat. Nabataei). - Potente popolo arabo, che negli ultimi tre secoli a. C. e nel t. d. C. acquistò notevole importanza politica ed economica per lo sviluppo del commercio fra l'Asia e la Siria. Flavio Giuseppe (Antiq. Iud., 1, 12, 4) e s. Girolamo (Quaest. in Gen., 25, 12; PL 23, 977) li fanno discendere dalla tribù ismaelita di Nabaioth (Gen. 25, 13; 28, 9; 36, 3; I Par. 1, 29). I Nabātu, associati con Qidri nelle iscrizioni assire e che Assurbanipal respinse nel Naḡd, potrebbero essere gli antichi antenati dei N. dell'epoca ellenistica e romana. Ancora nomadi nel sec. IV a. C., andarono gradatamente trasformandosi in sedentari e, spingen-

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NAAMAN - N. guarito della lebbra da Eliseo (in alto); il Battesimo di Gesù (in basso a sinistra); s. Giovanni Battista che battezza (in basso a destra). Miniatura di un Sulterio d'origine italiana (2ª metà sec. XIV) - Parigi, Biblioteca nazionale, ms. lat. 772, f. 33'.
(da V. JALABERT, LOUIS, Les Pasutiers mes. intins des Bibl. publ. de France, Mâcon Hib-It, tav. 45)
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(da A. Kammeler, Pétra et la Nabatee, II, Parigi 1898, tav. 31, fig. 1) NABATEI - Tombe romane nella valle di Petra.
dosi nel nord, invasero la regione edomita, rifugiandosi in Petra, che divenne loro capitale.

Resisi indipendenti, erano nel 312 a. C. abbastanza forti da resistere a due spedizioni di Antigono re della Siria. Centro del loro commercio era la città di el-Hiğr (Madā'in Şālih), ricca di monumenti rupestri ornati di iscrizioni nabatee e dove si incrociavano le vie dal Golfo Persico, dallo Jemen e dal Mar Rosso. Di là le carovane rifornivano i depositi di Petra, donde venivano smistate le merci, per la via di Gaza, sia in Egitto, in Grecia, in Italia e nei porti della Siria. La potenza del loro Regno andò aumentando con il decadere di quella dei Seleucidi e dei Tolomei, e nel periodo del loro maggiore sviluppo dominarono dal Golfo Elanitico sino a Damasco. Nel territorio bene organizzato e popolato, riattivarono tutte le strade della Transgiordania, munendole di fortini e posti di guardia a difesa del traffico e anche per prelevare le tasse sulle merci. Spinsero i confini del terreno coltivabile nell'interno del deserto con una provvida irrigazione e con la creazione di cisterne, dighe e acquedotti.

Oltre che dalle notizie degli scrittori classici (Diodoro Siculo, 19, 94; Strabone, 16, 4) la civiltà dei N. è nota dalle monete, importanti per stabilire la cronologia dei re, e dalle numerose iscrizioni redatte in lingua aramaica, ma piena di arabismi, così che agli occhi degli scrittori romani apparvero come Arabi. Il Regno cadde nella nuova organizzazione politica dell'Oriente fissata da Traiano, il quale lo distrusse nel 106 riducendolo a provincia con il nome di Arabia. Restano molti monumenti rupestri e templi in molte località della Trangiordania: 'Abdē' (v.), Hirbet Tannūr, Petra, Kerak, Qaṣr Rabbah, 'Ajneh. Il Dio nazionale era Dusares con la paredra Allāt. Poco è conosciuto della loro organizzazione civile e militare.

BIBL.: A. Kammeler, Pétra et la Nabatee, 2 voll., Parigi 1925; G. Cantineau, Le nabateen, ivi 1930-32; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, I, Parigi 1933, p. 205; II, ivi 1933, pp. 148-50; N. Glueck, The other side of the Jordan, Nuova Haven 1940 (a pp. 158-200 un aggiornato riassunto sulle ultime scoperte e scavi). Donato Baldi
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“NABATEI (GR. NĀḤĀṬAṬṬO; LAT. NABATAEI).” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 939. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/nabatei-gr-nahatatto-lat-nabataei.