NEMESIO, VESCOVO DI EMESA

NEMESIO, vescovo di EMESA. - Visse nel IV-V sec.; autore di un libro De natura hominis, di ispirazione neoplatonica (Porfirio è spesso citato). L'autore menziona Eunomio, Apollinare di Laodicea e polemizza probabilmente contro la cristologia di Teodoro di Mopsuestia. La sua opera è importante per la storia della filosofia antica. N. accetta la dottrina della preesistenza delle anime. L'antropologia di N. ha esercitato una grande influenza. S. Giovanni Damasceno ha copiato pagine intere di N. nel suo libro: De fide orthodoxa. Per mezzo di s. Giovanni Damasceno e di una traduzione latina l'influenza di N. si fece sentire nella filosofia scolastica. Anche Siri, Armeni, Georgiani e Copti l'hanno conosciuto, talvolta sotto il nome di Gregorio di Nissa.

Bibl.: edizione di Chr. Mathaei, Halle 1802. La ristampa in PG 40 è difettosa. Manca un'ed. critica per la quale saranno utili gli estratti di s. Giovanni Damasceno e del monaco Melitus (sec. IX). Una prima traduzione latina fece Alfanus di Salerno. Il testo fu pubblicato da Burkhard, Lipsia 1917 (Bibl. Teubneriana). Un'altra traduzione di Giovanni Burgundio di Pisa (m. nel 1194) fu la base per le citazioni di Alberto Magno e Tommaso d'Aquino. Sui testi armeni V. BARDENHEWER, OTTO, IV, p. 279; V. anche: J. Karst, Litterature georgienne chrétienne, Parigi 1934, p. 38; G. Graf, Gesch. der christl.-arab. Literatur, I (Studi e testi, 118), Città del Vaticano 1944, p. 319; tracce presso i Siri: V. J. Dráske, in Zeitschrift für wissenschaft. Theologie, 46 (1903), p. 506 sgg.; Klinge, in Zeitschrift für Kirchengesch. (1930), p. 363 sgg. Della ricca bibliografia su N. si cita: E. Skard, s. V. in Pauly-Wissowa, VII, pp. 562-66; B. Domanski, Die Psychologie des N. (Beiträge zur Geschichte der Philosophie des Mittelalters, 3, 1), Münster 1900; W. W. Jäger, N., Berlino 1914; H. A. Koch, Quellen u. Untersuchungen zu N., 11, 1921; R. Arnou, in Gregorianum, 17 (1936), p. 116 sgg.; E. Skard, in Symbolea Oslovenses, 1942, p. 40 sgg. (su N. e Galeno); e id., ibid., p. 23 sgg.; 18 (1937), p. 9 sgg.; 1939, p. 46 sgg.

NEMROD (ehr. Nimrôdh), Settanta Neppôô (egh. di Chus, di stirpe carmitica, di cui è detto che fu grande cacciatore e fondò un Impero (Gen. 10, 8-12) in Babele e altre città del paese di Sennaar (=Sumer), da cui si recò in Assur, a fondare Ninive e altri centri assiri (onde l'Assiria è detta in Mich. 5, 5 «il paese di N.»).

I tentativi di rintracciare nella letteratura sumero-accadica un nome, di cui quello biblico possa considerarsi eco, sono stati fatti in molte maniere, ma senza risultati definitivi, perché si tratta sempre di ricostruzioni ipotetiche. Molti pensano al nome di Nimurta (NIN-IB), dio della guerra e della caccia. Linguisticamente è migliore una ricostruzione come Nin-Marad «Signore di Marad» (antica città sumerica).

Nella immaginazione popolare (che ha un'eco nel Nembrotto dantesco [Inf. XXXI, 34 sgg.; Purg., XII, 34 sgg.; Par. XXVI, 126]) divenne espressione proverbiale di essere gigantesco e brutale.

Bibl.: A. Kraeling, The origin... of Nimrod, in Journal of semitic languages and literatures, 38 (1921), pp. 214-20; vari articoli di A. Deimel, in Biblia, 2 (1921), pp. 71 sgg.; 461 sgg.; Giovanni Rinaldi.