NEOMENIA (NEOMYNIA)

NEOMENIA (Neomynia). - Dal gr. νέος = nuovo e μήνει = luna. È il novilunio (ebr. hódhes, nella Bibbia latina tradotto con kalendae). L'osservazione del novilunio è di fondamentale calendario (v.) che presso tutti i popoli è in luna (v.).

Presso gli antichi Ebrei l'inizio del mese veniva stabilito non mediante calcoli astronomici ma dall'apparire della prima falce lunare ed era salutato con il suono delle trombe (Num. 10, 10), durante la celebrazione di particolari sacrifici, più abbondanti di quelli del sabato, uguali a quelli per la Pasqua e per la festa delle settimane (Pentecoste), cioè di due giovenchi, un montone, sette agnelli di un anno e un capro per il peccato (Num. 28, 11-15; Flavio Giuseppe, Antig. Jud., III, 10, 1). Non vi era l'astensione dal lavoro ma il giorno era sentito come festivo (liarità, Os. 2, 13; banchetti, I Sam. 20, 5, 24; riunioni devozionali, Is. 1, 13). Durava, da principio, due giorni (I Sam. 20, 27-34), l'ultimo del mese antecedente e il primo del mese seguente; la frase triccesima sabata di Orazio (Sat., I, 9, 69) si riferisce appunto al novilunio. La festa della n. rimase sempre viva in Israele anche dopo l'esilio e dopo la riforma culturale che le prese come importanza il sabato (Ez. 40, 1), anche per evitare il richiamo a pratiche pagane in uso presso i popoli vicini. Ezechiele riceve sempre nella ricorrenza della n. la parola di Jahweh (Ez. 26, 1; 29, 17; 31, 1; 33, 1).

La più solenne delle n. era ed è quella del mese di tisi (inizio dell'anno civile, rós hás-šánáh), che veniva da un fuoco acceso sulla cima del Monte degli Ulivi ed annunziata per tutto il paese dal suono del corno (šóphár) ed era caratterizzata da un solenne riposo sabatico. Anche per il giudaismo attuale il novilunio è giorno e di espiazione e di lode ed è, nell'interno della famiglia, considerato festivo. Il giorno ottavo del mese, nei luoghi dove la tradizione culturale persiste, si canta all'aperto, con fiaccole, la benedizione della luna, guardandola e facendo tre sali verso di essa.

È espressiva del significato devozionale della n. la orazione che si recita nella giornata: nella quale si prega Jahweh di concedere per il nuovo mese benedizione, letizia, allegrezza, salvazione e consolazione, perdono dei peccati e espiazione di colpe; termine di tutte le disavventure, incominciamento e principio della redenzione dell'anime, poiché egli da tutte le nazioni elesse il suo popolo Israele al quale ha stabilito gli statuti dei capi dei mesi.

BIBL.: F. X. Korleitner, Archaologia biblica, Innsbruck 1917, pp. 242-44; Nicola Turchi.