NEPI e SUTRI, DIOCESI di. - Nel Lazio, in provincia di Viterbo, immediatamente soggette alla S. Sede. Hanno una superficie di 782 kmq. con una popolazione di 63.854 ab., ripartiti in 35 parrocchie, con 61 sacerdoti secolari e 46 regolari, 14 comunità religiose maschili e 35 femminili. Hanno il Seminario maggiore comune alle altre diocesi dell'alto Lazio, alla Quercia presso Viterbo.
N. è la Nepete o Nepet degli Etruschi; fu conquistata dai Romani nel 383 a. C. e divenne il baluardo contro il Cimino. Il cristianesimo a N. entrò nell'età precostantiniana. Una Passio, non molto anteriore al sec. XI, pone al 24 ag. un Tolomeo vescovo Pentapolis et Tusciae e un Romano vescovo di N., suo discepolo, sotto Claudio. Si tratta probabilmente di Claudio II (268-70), poiché gli agiografi della Tuscia Suburbicaria avevano il costume di collocare i loro martiri sotto questo Imperatore. Ma, con il tempo, si volle risalire a Claudio I (41-54), cioè alla prima metà del sec. I, e si parlò di Tolomeo e Romano come di due protomartiri dell'Occidente. Questi, secondo la Passio, sarebbero stati decollati in civitate Pentapolis e sepolti poco discosti, nel predio della matrona Savinilla. La civitas Pentapolis sarebbe da identificare con N. Ciononostante, i due pretesi martiri nepesini sono sconosciuti a tutte le antiche fonti martirologiche (cf. BHL 6984-87): Tolomeo e Romano ricorrono tra i nomi dei martiri romani.
Sulla via, venendo da Roma, prima di giungere a N., nel 1540 fu trovato un antico cimitero cristiano, sotto la chiesa di S. Tolomeo, che fu detta «catacomba di Salviniella». Al suo tempo M. A. Boldetti vi poteva ancora contare 560 loculi; G. B. De Rossi lo giudicò della fine del III e del principio del IV sec. F. Ughelli e P. Gams, dopo Romano, nella serie dei vescovi di N. pongono Miliotus, Claudius II ed Eulalius senza addurre prove. Il nome del vescovo più antico oggi noto è quello di «Proiectitus» che sottoscrisse gli atti del Sinodo romano del 465. N. con la cattedrale di S. Maria rimase autonoma fino al 12 dic. 1435, quando Eugenio IV, a causa della miseria alla quale era stata ridotta la mensa vescovile, la unì alla diocesi di S. (v.). Da allora il vescovo fu detto di S. e N. o di N. e S., con residenza annuale alternata. Il più celebre nella serie delle due diocesi unite è il domenicano Michele Ghisleri, poi papa, Pio V (v.).
Nel territorio della diocesi di N. erano gli antichi monasteri di S. Biagio, di S. Benedetto e di S. Elia. Gli ultimi due nella Valle Suppontina, non lungi da Castel S. Elia (v.), al quale l'ultimo ha dato il nome. Gregorio Magno (Dial., 1,7,8) rammenta l'abate Anastasio del monastero della Valle Suppontina, che con molta probabilità deve identificarsi con uno dei predetti. Del monastero di S. Elia è conservata la Basilica medievale con i notissimi affreschi e una collezione unica di parati, recentemente sistemata in una sala attigua alla chiesa parrocchiale. Il Santuario pontificio della Madonna ad rupe, custodito dai Frati Minori della provincia di S. Croce in Sassonia, che deve la sua sistemazione al p. Bernardo Döbing, morto vescovo di N. e S. nel 1917, è situato sulla rupe e ha origine da una delle grotte che nel sec. VI ospitarono una laura di monaci.