NÉRON, PIERRE-FRANÇOIS, beato. - Delle Missioni Estere di Parigi, martirizzato nel Tonchino il 3 nov. 1860. Nato il 21 sett. 1818 a Bornay (Jura) entrò, laico, a 28 anni nel Seminario delle Missioni.
Ordinato il 17 giugno 1848, partì nell'ag. dello stesso anno per il Tonchino Occidentale. Professore di filosofia e matematica nel Seminario di Ke-vinh, tradusse in annamita testi di matematica. Catturato nel 1860, fu decapitato a Son-Tay, dopo essersi preparato al martirio con un prodigioso digiuno di 21 giorni. Fu beatificato da Pio X, il 2 maggio 1909, con altri martiri dell'Annam

(fot. Alinari)
Pretesto per infierire contro i cristiani fu l'incendio di Roma nel luglio del 64. Il fuoco, scoppiato presso il Circo Massimo ed alimentato dal vento, investì tutta la città; delle 14 regioni in cui era divisa, 3 furono completamente distrutte, 7 più o meno devastate. All'inizio dell'incendio N. si trovava ad Anzio; si affrettò a tornare a Roma e per ammansire il popolo tumultuante fece venire frumento dalle città vicine, costruì rifugi, indisse pubbliche suppliche agli dèi. Nonostante ciò l'odio popolare lo accusò come autore dell'incendio: non mancavano infatti indizi in proposito. Per sviare da sé l'accusa, N. ne indicò gli autori nei cristiani (Tacito, Annales, XV, 3843), che furono puniti.
N. ordinò spettacoli pubblici nei suoi giardini presso il Vaticano, nei quali i cristiani furono crocifissi, avvolti in pelli di animali ed esposti ai morsi dei cani, sottoposti a crudeli e vergognosi tormenti, cosparsi di materie incendiabili e poi bruciati vivi quali fiaccole per l'illuminazione notturna dei giuochi. L'imperatore sul suo cocchio girava per i giardini a godersi lo spettacolo mescolandosi tra la folla, ma il popolo mormorava contro di lui perché sapeva che tanto scempio e tanto sague si spargeva senza alcuna utilità pubblica, ma per la crudeltà di uno solo (Annales, XV, 44). Della persecuzione di N. si tratterà nella V. PERSECUZIONI.