Enciclopedia Cattolica vol. VIII, 1952 Folklore

NIBELUNGI, SAGA DEI

English Cita

Noto anche come: tedesco: Der Nibelunge nôt, Nibelungenlied, Nibelungensage; inglese: Nibelung legend, Saga of the Nibelungs

NIBELUNGI, SAGA dei. - È un complesso di leggende epiche diffuse durante il medioevo in tutto il territorio germanico, dalla Scandinavia all'Austria, ed elaborate più volte in canti e narrazioni popolari, di cui i più notevoli sono le canzoni eroiche dell'Edda (v.), la Volsunga-saga e il poema medio-alto-tedesco Der Nibelunge nôt. Il vocabolo N., che etimologicamente significa «figli della nebbia», cioè esseri sotterranei, indicò in origine gli elfi a cui Sigfrido tolse il tesoro, poi lo stesso Sigfrido e i suoi compagni e, dopo che il tesoro venne in loro possesso, i Burgundi.

La saga è costituita di elementi mitici, come le figure di Sigfrido e Brunilde, e storici, come la narrazione della distruzione del popolo dei Burgundi da parte degli Unni nel 437 e i personaggi di Attila e di Teodorico il Grande. L'unione di questi elementi, a cui si aggiunsero in seguito altri motivi novellistici e fiabeschi, si compì forse nel corso dei secc. V e VI presso i Franchi del Basso Reno, eredi delle tradizioni burgundiche. Nella sua forma definitiva, la saga presenta un decorso di avvenimenti concatenati in rapporto di offesa e di vendetta; nello svolgimento finale però la forma nordica della saga divaria alquanto da quella consacrata nel poema tedesco. Secondo quest'ultimo, Sigfrido, della stirpe dei Volsungi, figlio di Sigmund, re a Xanten nei Paesi Bassi, dopo una giovinezza piena di favolose avventure, tra cui il suo incontro con la valchiria Brunilde, da lui destata da un sonno secolare entro un castello avvolto d'alte fiamme, è preso da un nostalgico amore per la bellissima Crimilde, sorella di Guntero, re dei Burgundi, alla cui corte egli si reca, rimanendovi come ospite. Mediante un inganno innocente egli ottiene per Guntero la mano di Brunilde in cambio della promessa di aver Crimilde in sposa. I due marimoni sono conclusi, ma Brunilde, che viene a conoscere l'inganno di cui è stata vittima, e rosa da una antica gelosia, si vendica, facendo uccidere Sigfrido a tradimento dal suo fedele Hagen. Crimilde è inconsolabile e passa anni ed anni in lacrime e in lutto; solo nel gran tesoro lasciatolo dal marito, essa trova qualche conforto al suo dolore. Ma Hagen, temendo che il tesoro possa diventare nelle mani di lei un pericoloso strumento di vendetta, glielo toglie e lo sommerge nel Reno. Crimilde giura vendetta e ordisce un piano spaventoso. Acoglie, così, la proposta di Attila, rimasto vedovo, e si unisce al potente re degli Unni per potere più facilmente compiere la sua vendetta. Attende ancora lunghi anni e infine, allorché il momento le sembra propizio, invita i Burgundi alla sua reggia e li fa assalire proditoriamente per distruggerli. Avviene allora una generale carneficina, nella quale soccombono anche Guntero e Hagen per mano della inferocita Crimilde armata della spada di Sigfrido; la donna stessa cade uccisa da Ildebrando, scudiero di Teodorico, unico superstite, con Attila, dell'immensa strage. Nelle fonti nordiche Crimilde, con il nome di Gudrun, non vendica la morte del marito sopra i fratelli, ma l'assassinio di essi sopra il marito. Questa forma della saga è certo quella originaria perché più aderente al fatto storico, Attila essendo appunto morto, come si sa, durante la notte nuziale con la germanica Hildico e, come allora si credette, per mano di lei. Il mutamento è forse da attribuire ad una evoluzione del concetto etico presso i Germani, e cioè alla preminenza che andò acquistando con il tempo il vincolo matrimoniale sul legame della consanguineità.

Così come venne conservata, la s. dei N. ha perduto ogni traccia di paganesimo ed assunto, specie nel poema tedesco, una coloritura spiccatamente cristiana e cavalleresca. Ciononostante i principi che informano la sostanza dell'azione, e cioè quella legge del diritto morale barbarico secondo cui il sangue vuole il sangue, quel senso pessimistico di tragica fatalità che governa gli atti dei personaggi, quella specie di gravitazione verso la rovina e la morte, e soprattutto quel concetto di fedeltà nei rapporti di sudditanza, non astratto ma pratico, che non solo esclude la fedeltà verso il nemico del proprio signore, ma impone il tradimento, sono caratteristicamente e inequivocabilmente pagani. Perciò questa saga può dirsi un prodotto tipico e rappresentativo dell'antico mondo germanico e specchio delle sue tragiche sorti nei secoli delle trasmigrazioni dei popoli.

Bibliografia5 opere
BIBL.: H. Lichtenberger, Le poème et la légende des Nibelungen, Parigi 1891; R. C. Boer, Untersuchungen über den Ursprung und die Entwicklung der Nibelungenage, Halle 1906-1908; Th. Abeling, Das Nibelungenlied und seine Literatur, Lipsia 1907; B. Vignola, Il poema dei N., Verona 1912; H. Schneider, Germanische Heldensage, Strasburgo 1932-34, v. indice.

Bruno Vignola

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Di Bruno Vignola

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), coll. 1810–1811.

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Pagina 1061
vol. 8, coll. 1809–1810
Pagina 1062
vol. 8, coll. 1811–1812

Altre voci di Bruno Vignola: NOTKERO · MUSPILLI · OTFRIDO DI WEISSENBURG · PÖLLMANN, ANSGAR · LUDWIGSLIED («CANZONE DI LUDOVICO»)

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Vignola, Bruno. “Nibelungi, saga dei.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, coll. 1810–1811. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952. https://azioneromana.com/it/article/nibelungi-saga-dei.

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Vignola, Bruno. “Nibelungi, saga dei.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952, coll. 1810–1811. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/nibelungi-saga-dei.

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