NICOLA DA GUARDIAGRELE

NICOLA da GUARDIAGRELE. - Orafo e scultore abruzzese, n. nell'ultimo decennio del Trecento, m. prima del 1462.

Le sue prime opere, tutte firmate e datate (ostensorio di Francavilla a mare, 1413; ostensorio di Atessa, 1418; croce processionale di Lanciano, 1422) lo dichiarano inserito nelle correnti gotiche internazionali vigenti nella oreficeria abruzzese ai primi del sec. XV, dopo le affermazioni medievali delle scuole di Sulmona e di Teramo. Dallo stesso ambiente guardiese trasse i primi spunti della sua formazione, ma a partire dal 1431 assimilò numerosi elementi di ispirazione fiorentina, in particolare del Ghiberti. Le Croci di Guardiagrele (1431), di Aquila (1434) e di Monticchio (1436) presentano in varia forma l'elaborazione di questi nuovi elementi. Così pure il paliottolo della cattedrale di Teramo (1433-38), capolavoro dell'oreficeria abruzzese, la Croce lateranense (1451) fino all'ultima opera documentata di N., il busto di S. Giustino nella cattedrale di Chieti (1455), ma interamente rifatto nel 1721. Una serie di sculture in pietra (lunetta con l'Incoronazione della Vergine sul portale di S. Maria Maggiore a Guardiagrele, i rilievi con l'Angelo e l'Annunziata del Museo del Bargello e della facciata del duomo di Teramo) lo documentano notevole scultore oltre che orafo. Discussa è invece la sua attività di pittore.

BIBL.: F. Ferrari, N. da G., Chieti 1903; S. I. A. Churchill, N. da G., in Monatshefte für Kunstwissenschaft, 7 (1914), pp. 81-93, tradotto poi in Albia, 4 (1924), pp. 232-40 (con bibl. completa); V. BAZZANO, La Madonna con il Bambino dipinta nel 1494 da N. da G., in Albia, 4 (1924), pp. 35-42; C. G. E. Blunt, The Goldsmiths of Italy, Londra 1926, V. indice; anon., s. V. in Thieme-Becker, XXV, p. 434; E. Carli, N. da G. e il Ghiberti, in L'arte, 42 (1930), pp. 144-66, 222-37.

Giovanni Carandente NICOLA, vecchio di Mira, santo. - N. a Patara, nella Licia, fu vescovo di Mira verso la metà del sec. IV. È uno dei santi più popolari sia della Chiesa greca che della Latina; ma non si hanno dati positivi circa la sua vita. Gli agiografi hanno intessuto una biografia di s. N. di Mira attribuendogli gran parte della vita di un altro Nicola, detto Sionita, che nel sec. VI fondò un monastero a Sion presso Mira e poi divenne vescovo di Pinara nella Licia (m. il 12 dic. 564).

Nella «Praxis de Stratele» si narra che il Santo liberò da mortale pericolo tre ufficiali al tempo di Costantino; tale narrazione fu divulgata sotto Giustiniano. A Roma la sua immagine all'inizio del sec. VIII è riprodotta nella parete della navata sinistra di S. Maria Antiqua; è nimbato, d'aspetto senile, tunica bianca, penula nera, pallio sacro e la scritta O AITOC NIKOAAOC (Wilpert, Mosaiken, p. 708) e sta tra s. Atanasio e s. Erasmo. A Roma si hanno ben 26 chiese dedicate in suo onore e un ospedale (C. Huelsen, Le Chiese di Roma, Firenze 1927, pp. 389-408). Al Laterano il papa Niccolò I (858-67) eresse al Santo di Mira una basilica; Callisto II, dopo Worms, la rifecce e dette ordine di affrescar la immagine del Santo fu posta nell'abside, con libro nella destra e pastorale nella sinistra (Wilpert, Mosaiken, p. 163, fig. 43; G. B. De Rossi, Esame storico ed archeologico dell'immagine di Urbano II papa e delle altre antiche pitture nell'oratorio di S. Nicola entro il Palazzo Lateranense, in Studi in Italia, 1881, pp. 1-61). La cappella fu distrutta al tempo di Benedetto XIV. Inoltre, al tempo di Leone IV (847-55) si conoscono due oratori dedicati a s. N., l'uno presso la basilica di S. Lorenzo in Agro Verano (Lib. Pont., II, p. 112) e l'altra presso il titolo dei SS. Quattro Coro-

nati al Celio (ibid., p. 116); un terzo oratorio fu eretto da Niccolò I (838-67) presso la diaconia di S. Maria in Cosmedin (ibid., p. 161). Nel restauro dell'oratorio di S. Lorenzo al «Sancta Sanctorum» del Laterano, fatto eseguire da Onorio III (1216-27), è l'immagine musiva di s. N. sempre in aspetto senile, barbato e con la mitra (Wilpert, Mosaiken, pp. 179-80 e fig. 56). A Costantinopoli la chiesa alle Blacherne fu eretta da Giustiniano (Procop., De aedificiis, I, 6); un oratorio nel palazzo imperiale fu fatto costruire da Basilio il Macedone; il suo natale veniva celebrato in Costantinopoli con grande solennità (Synax. Constantinopol., Bruxelles 1900, p. 284). Tra la Francia e la Germania si possono contare non meno di 2000 chiese dedicate in suo onore; l'Inghilterra ne ha ca. 400; l'Islanda ca. 40. In Oriente la sua immagine in musaico era nella chiesa di S. Luca in Focide (sec. XI). La sua iconografia si sviluppò ancora più dopo la traslazione delle sue reliquie a Bari (per opera di alcuni mercanti, il 9 maggio 1887) dove fu eretta in suo onore una sonnatura basilica e s. N. divenne patrono della città. Si trova, ad es., nella grotta di S. Stefano a Vasto presso Otranto (sec. XII). La devozione per s. N. si manifestò in tutti i modi non solo mediante celebrazioni liturgiche, ma scegliendolo quale patrono per confraternite di giovani, di scolari, di fornai, di barcaioli; è perfino patrono dei prigionieri; viene preferito quale nome di battesimo, ecc. La enorme devozione suscitata in Puglia, dopo la traslazione del 1887, fu causa della gelosia di Benevento che, avendo una chiesa dedicata a s. N., avrebbe voluto che i pellegrini la preferissero; si giunse a scrivere un «adventus S. Nicolai in Beneventum» (BHL 6260) per esaltare i pregi di questa città contro l'incapacità di Bari. L'iconografia è orientata sulla rappresentazione delle leggende delle tre fanciulle salvate dal disonore, dei tre giovani uccisi e risuscitati; il racconto del miracolo del vaso prezioso (BHL 6172) non è che l'adattamento d'un miracolo attribuito a s. Menna in un testo greco (BHL 1258). La leggenda più antica relativa a s. N. in Occidente è rappresentata da un manoscritto del sec. XI della Biblioteca di Karlsruhe (BHL 6119). Un'immagine musiva portatile attribuita al sec. XIII fu rubata nel Museo di Vich (Roulin, Tableau).
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