NOË (ebr Nôah, Settanta Nôs; cf. antico babi-
Nuhija). - Il decimo del «patriarchi antidiluviani»
(Gen. 5, 28-31), figlio di Lamech, vissuto fino all'età
di 950 anni (ibid. 9, 29). diluvio (v.),
avvenuto quando aveva 600 anni (ibid. 7, 6), rice-
vette da Dio l'ordine di costruire secondo determi-
nate misure e aspetto l'arca, in cui salvò se stesso con
la famiglia e una o più coppie d'ogni specie animale.
In tale aspetto di «eroe del diluvio», N. ha riscontro
con gli scampati da simili punizioni generali, inflitte
dalla divinità all'uomo, di cui narrano antiche mitologie,
specialmente il sumerico Ziusudra (il Σιουδρος) di
Berosso [v.]), da cui
l'Unipastim dell'e-
popa di Gilgames
(tav. XI). Vi sono
però notevoli diffe-
renze; p. es., per
quanto riguarda il
mito babilonese: Ut-
napitim dopo il di-
luvio diviene immor-
tale e si trasferisce
nelle isole fortunate
con gli dèi, mentre
N. resta uomo tra
gli uomini; Utnapi-
stim è salvato per
la particolare ami-
cizia che senza al-
cuno speciale fon-
damento ha per lui
il dio Ea, mentre
N. è salvato per-
ché giusto: rilievo
frequen

frequente nei successivi riferimenti biblici a lui.
te nei successivi
riferimenti biblici a lui.
Finito il diluvio, in occasione di un sacrificio
offerto in segno di gratitudine dai superstiti, Dio
fece una prima promessa di non voler più nel futuro
infliggere al genere umano una punizione come quella
(Gen. 8, 21 sg.), promessa che Dio più solcne-
mente confermò qualche tempo dopo, stipulando
con N. e i suoi discendenti un «patto» (ibid. 9, 8-17;
cf. Is. 54, 9), che mise come un sigillo divino alla
condizione di N. di nuovo capostipite del genere
umano; in esso rinnovò e ampliò alcune disposizioni
già date al primo capo Adamo (cf. Gen. 1, 28 con
9, 1-7: sviluppo della caccia e regime carnivoro
nella nuova fase storica della civiltà). Ai tre figli di
N., Sem, Cam e Iapheth, Gen. 10, 1-32 collega tutti i
popoli, che entrano nella sua visione dell'umanità,
all'ingrosso l'Asia anteriore con Sem, l'Europa sud-
orientale con Iapheth e l'Africa nord-orientale, com-
preso il territorio cananeo, con Cam.
Cade dopo il diluvio l'episodio Cam (v.) verso il padre, addormentatosi
sconcamente dopo un abuso di vino, dovuto più che
altro ad inesperienza, e della conseguente maledizione di
N. Canaan (v.), figlio di Cam, e benedizione su Sem
e Iapheth (Gen. 9, 18-27). Un significato storico-etnico ri-
vestono la maledizione sui Cananei (oggi scomparsi),
che non si è autorizzati a estendere a tutti i «Camiti»,
e le benedizioni per Sem e Iapheth: ma in quest'ultimo
caso le parole del patriarca si inseriscono chiaramente
anche nella storia del messianismo (Gen. 9, 26-27),
alludendo all'accettazione da parte di Iapheth, demogra-
ficamente più esteso, della religione di Sem.
In quell'episodio è d'importanza storica generale la
notizia dell'inizio, con N., della coltura della vite, espres-
sione simbolica dello sviluppo e perfezionamento della
civiltà agricola. Forse con questo aspetto di N. di esperto
viticultore la tradizione voleva, secondo il noto metodo
dell'assonanza, collegare l'etimologia del nome: si legge
infatti che alla nascita del bambino il padre «lo chiamò
Nôah, dicendo: Questi ci allevierà (verbo nîham) dal
nostro lavoro e dalle fatiche delle nostre braccia per il
suolo, maledetto (Gen. 3,17) da Dio» (ibid. 5, 29);
allusione all'effetto ristoratore del vino e ai nuovi metodi
di agricoltura.
Nella tradizione biblica N. fu elogiato come «giu-
sto» (Ez. 14, 14.20), «speranza del mondo», che per la
fiducia in Dio conservò la stirpe umana (Sap. 14, 6),
«rinnovatore al tempo dello sterminio» (Eccli. 44, 17-18),
modello di fede (Hebr. 11, 17), «araldo della giustizia»
punitrice di Dio nella corruzione universale (II Pt.
2, 5). Vi si riconosce poi una immagine di Cristo nella
speranza che portò con la sua nascita, le virtù che praticò,
Nell'arte cimiteriale, N. rappresenta il defunto e perciò ha un significato di desiderio di salvezza, come fu salvato il patriarca dal diluvio. Anzi in un sarcofago lateranense (a. 236), appartenente ad una Iuliana, nell'arca al posto del patriarca sta la defunta orante. Nel pavimento della sinagoga rinvenuto sotto la chiesa dei SS. Cosma e Damiano in Gerasa è rappresentata la scena di N. che insieme con la sua famiglia e gli animali escono dall'arca dopo il diluvio (F. M. Biebel, *Mosaics in Gerasa City of the Decapolis*, Nuova Haven 1938, pp. 207-351). Tale scena si ritrova in un sarcofago di Treviri, la cui fronte rappresenta una grande cassa aperta nel cui interno è N. con la moglie, i tre figli e relative mogli, animali quadrupedi e volatili, al di fuori vola in alto la colomba col ramo d'olivo, mentre il corvo sta a terra (E. Le Blant, *Les sarcofages chrétiens de la Gaule*, Parigi 1886, tav. 3, 1). La scena di N. nell'arca si trova pure in non pochi vetri cimiteriali (R. Garrucci, *Storia dell'arte cristiana*, III, Prato 1873-80, tav. 169-202) e in lucerne fittili. L'arca dalla quale N. si protende verso la colomba che torna in volo con il ramo d'olivo nel becco o negli artigli è frequente anche nelle lastre sepolcrali romane (v. esempi in H. Leclercq, *Arche*, in DACL, I, II, coll. 2721-22). N. nell'arca era pure effigiato nei musei del mausoleo di Centcelles in provincia di Tarragona (F. Camprubi, *I musei della cupola di Centcelles nella Spagna*, in *Riv. di arch. crist.*, 19 [1942], pp. 87-100); e nella basilica di S. Ambrogio (v. FORCELLA, VINCENZO. Seletti, *Iscrizioni crist. di Milano*, Codogno 1897, n. 208) e in una basilica della Spagna, come è attestato da Prudenzio nel suo *Dyttochaeum* (n. 3). Nel *Pentateuco* di Ashburnham nel foglio 9 è rappresentata l'arca sui flutti, come un grande baule cerchiato con porta e tre finestre chiuse; nel foglio 10 b la porta, le finestre e il tetto dell'arca sono aperti. Dalla finestra a sinistra N. lascia partire un primo corvo; da quella di destra un secondo corvo, da quella centrale accoglie la colomba di ritorno; dalla porta spalancata sta per uscire la famiglia composta di otto persone che si vede pure in alto sotto il tetto sollevato dell'arca. Gli animali si allontanano dall'arca; a sinistra N., circondato dalla famiglia, offre il sacrificio di ringraziamento (O. von Gebhardt, *The miniatures of the Ashburnham Pentateuch*, Londra 1883, pp. 1-5). Nel Codice di Cotton N. si sporge dalla finestra per far partire la colomba (British Museum, Cotton 3, 6; E. M. Thompson, *Catalogue of ancient manuscripts in the British Museum*, I, Londra 1881, pp. 20-21). Nella *Genesi* di Vienna l'arca è a più piani (Von Hartel e S. Wickhoff, *Die Wiener Genesi*, Vienna 1895, tav. 4).
Alcune monete di Apamea nell'Asia Minore dei tempi di Settimio Severo, Macrino e Filippo presentano nei rovesci la rappresentazione dell'arca aperta, con due persone dentro e al disopra il corvo e la colomba nel ramoscello d'olivo; nell'arca è scritto NQE (H. Leclercq, *Apamee*, in DACL, I, II, coll. 2515-10, figg. 825-27). L'arca di N. si trova anche nelle monete papali (v. NUMISMATICA DI ROMA PAPALE).