OCCAM, Guglielmo da - Pagina del Dialogus inter militem et
clericum, parte del Dialogus inter magistrum et discipulum, nella
versione inglese - Londra, British Museum, ms. Harleian 1900,
f. 16 (principio del sec. xv).
via modernorum sulla quale O. arditamente si spinse fino
a diventare il maggiore rappresentante. Questi moderni
nisti del sec. xiv polemizzano specialmente con coloro che
cercano nella metafisica aristotelica la giustificazione ra-
zionale del dogma e « qui nituntur de Aristotele heretico
facere catholicum » (F. Pelster, Heinrich von Harclay, in
Miscell. F. Ehrle, I, Roma 1924, p. 351). Giovanni Lutte-
rell, un seguace della via antiqua, essendo stato destituito
dalla carica di cancelliere dell'Università, interpose ap-
pello al Papa in Avignone e sul finire del 1323 denunciò una
lista di errori tratti dal commento di O. al I delle Sentenze.
L'accusato, recatosi l'anno seguente alla curia papale per
difendersi, oppose alla copia della sua opera i suoi quaderni
autografi. Tuttavia nel 1326 un'apposita commissione cen-
surò 56 proposizioni, senza peraltro dichiararlo eretico.
Il processo non era finito, e all'O. fu ingiunto di non
allontanarsi da Avignone prima che fosse concluso. Ma
nel maggio 1327, giunti Michele da Cesena (v.),
generale dei Francescani, e fra Bonagrazia da Bergamo,
protagonista nella « Questione della povertà », l'inglese
si lasciò persuadere dai contraffatti a fuggire e a far lega
« con essi. Con questa fuga comincia un periodo nuovo
nella vita e nell'attività letteraria di lui. Il 9 giugno 1328
i tre fuggitivi raggiunsero a Pisa Ludovico il Bavaro Giovanni XXII (v.). S'attribuisce a O.
d'aver detto all'Imperatore : « Tu me defendas gladio, ego
te defendam calamo ». Tre giorni prima il Papa con la
bolla del 6 giugno aveva pronunziata contro di loro una
severa condanna, rinnovata il 5 apr. successivo. Inter-
rotto l'insegnamento della teologia, O. s'ingolfò nella lotta
che Michele da Cesena aveva ingaggiato con il Papa per
la questione della povertà, recando un grande aiuto alla
causa imperiale, difesa da Giovanni di Janduno (v.), Padova (v.), con i quali i Francescani ribelli
finirono con l'allieris. Si ritiene dettato da lui il proclama
portanti conseguenze per il rinnovamento della fisica, eliminando le qualità occulte, dando impulso all'osservazione e studiando i fenomeni naturali dal punto di vista quantitativo e matematico.
Sebbene gli scritti politici di O. traggono motivo dello scisma in seno all'Ordine francescano per la questione della povertà e del conflitto fra l'Impero e il Papato in un particolare momento storico, tuttavia egli non si limita a ripetere i soliti argomenti tratti dalla pubblicistica del tempo, ma affiorano in essi, come già nell'opera di Marsilio da Padova, motivi che vanno ben oltre gli avvenimenti contingenti dai quali traggono occasione.
Fra gli scritti politici vanno ricordati l'Opus nona-ginta dierum (composto in tre mesi nel corso del 1333; discute alcune bolle di Giovanni XXII e difende la dottrina di Michele da Cesena sulla povertà di Cristo); gli altri scritti polemici: De dogmatibus papae Johannis XXII (1334); Contra Johannem XXII (1335); Compendium errorum Papae (1338); Brevigium de potestate papae (ed. L. Baudry, Parigi 1937); e principalmente il Dialogus inter magistrum et discipulum de imperatorum et pontificum potestate (composto tra il 1333-34, giustifica la deposizione di Giovanni XXII da parte di Ludovico il Bavaro e discute l'infallibilità della Chiesa, le relazioni fra Papa e Concilio, l'autorità del Papa e dell'Impero ecc.); Allegationes de potestate imperiali (1338); Octo quaestiones super dignitate et potestate papali (1340-42; entrambi contro la dottrina dell'autorità del Papa sull'Imperatore). Le istituzioni ecclesiastiche come le istituzioni politiche, munite le une e le altre dalle decretali e dalle leggi civili, secondo O., hanno nella vita pratica lo stesso valore che nella vita speculativa hanno i concetti universali. E come questi servono a unificare e a ordinare l'esperienza sempre nuova nella sua inseparabilità, così gli istituti ecclesiastici non hanno altra funzione che quella di raccogliere in unità visibile i credenti e di istruirli e avvicinarli alle fonti della Rivelazione e della Grazia (Sacramenti). Ma la vita religiosa del cristianesimo sgorga dal fervore del credente nello sforzo di attuare in sé il regno di Dio, ossia dall'assistenza promessa da Cristo alla comunitas fidelium (Dial. inter mag. et disc., I, 1, 5, capp. 4-5; III, tr. 1, 1, 1, cap. 17, tr. 2, 1, 1, cap. 23, 1, 3, cap. 7; Brevil. de pot. papae, II, capp. 17-19).
Da questo punto di vista, facendo sue le dottrine degli «spirituali» con i quali O. si era incontrato ad Avignone, egli combatte la duplice tesi della supremazia del Papato sull'Impero e della pienezza della potestà del capo della Chiesa che, a suo avviso, avrebbe trasformato la legge evangelica, che è legge di libertà, in legge di servitù, qual era, secondo S. Paolo, la legge antica (Dial., III, tr. 1, 1, 5-7, e 12). Con quest'ultima teoria il suo dissenso dalla dottrina della Chiesa si approfondiva e rischiava di diventare irreparabile, quale divieto più tardi quando i riformatori del sec. XVI ebbero tratto dalle teorie occasionalistiche le estreme conseguenze da O. forse non previste.