ONTE degli. – Collina ad oriente di Gerusalemme, detta nella Bibbia har has-Zéthim (Zach. 14, 4), «το δρος τῶν ἐλαιῶν, mons Olivarum (Mt. 21, 1), το δρος τὸ καλούμενον ἐλαιῶν, mons qui vocatur Oliveti (Lc. 19, 29; 21, 37; Act. 1, 12), oggi Gebel et-Tür o Gebel ez-Zejtūn. È separato dalla città dalla valle del Cedron (II Sam. 15, 23; Is. 18, 1; cf. Mt. 26, 20; Flavio Giuseppe, Antiq. Iud., XX, 8). Presenta tre vette: quella di nord (818 m.), chiamata dagli indigeni arabi Karm es-Sajjād («vigna del cacciatore») e dai cristiani Viri Galilei (Act. 1, 12); quella centrale (812 m.) è propriamente il Gebel et-Tür, luogo tradizionale dell’Ascensione di Gesù, e quella del sud (734 m.) il Gebel Bath el-Hawā, detta dai cristiani «monte dello scandalo» perché ritenuta per l’altura dove Salomone eresse luoghi di culto alle divinità delle sue donne straniere (II Reg. 23, 13; Volg. Mons offensionis). Sulla cima era adorato ‘Elohām (II Sam. 15, 32) e i profeti Ezechiele (11, 23) e Zaccaria (14, 14) vi ebbero visioni della gloria di Dio. Secondo il Talmud, sul monte di fronte alla porta del Tempio era bruciata la vacca rossa, le cui ceneri servivano alla purificazione rituale, e vi erano accesi i fuochi per annunziare la neomenia.
È sacro ai cristiani per i ricordi di Gesù, che più volte, provenendo da Gerico, l’attraversò per discendere nella città (Mt. 21, 3; Mc. 11, 1; Lc. 19, 29), si riposò a Bethania nella casa ospitale di Lazzaro, e per Bethphage (v.) nel declino orientale del monte
raggiunse la città. Nella discesa occidentale fu acclamato dalla folla (Lc. 19, 37), pianse sulla città (ibid. 19, 41) e ai piedi del monte, Gethsemani (v.), pregò, agonizzò e fu tradito da Giuda.
Questi luoghi, venerati con amore fin dai primi secoli del cristianesimo, furono segnati nel sec. IV con nonumenti sacri. Egeria (v.) ca. il 395 narra di aver assistito alla liturgia «in Eleona, ubi est spelunca illa, in qua docebat Dominus»; nell'«Imbonem, in eo loco de quo ascendit Dominus in coelis»; nel «Geste-mani ubi oravit Dominus» e in Bethania «in Lazario», dove era il sepolcro di Lazzaro. Distrutti al tempo della invasione araba, riedificati dai Crociati e di nuovo caduti in rovina con la rioccupazione di Saladino, sono risorti in questi ultimi anni dalle loro rovine e riaperti al culto cristiano. Il santuario di S. Lazzaro del sec. IV è stato ritrovato nel 1950 dalla Custodia francescana di Terra Santa. Ha un bellissimo pavimento musivo con disegni geometrici. Soltanto il santuario dell'Ascensione resta anche oggi moschea. Sul monte, spoglio di vegetazione, si notano alcune zone ricoperte di olivi ed altre piante intorno ai santuari e monasteri che nell'ultimo sessantennio hanno in parte ripopolato il monte sacro. «Vedi tav. V. BIBLICA.: H. Vincent-F. M. Abel, Le mont des Oliviers, in Jérusalem nouvelle, II, Parigi 1914, pp. 328-419; D. Baldi, Eschiridion Locorum Sanctorum, Gerusalemme 1935, nn. 604-606. Donato Baldi