OLIVI (OLIEU), PIETRO DI GIOVANNI. - Frate minore, maestro scolastico e guida del gruppo spirituale, n. a Sérignan (Linguadoca) ca. il 1248, m. a Narbona il 14 marzo 1298.
I. VITA
Frate minore di Béziers a dodici anni, fu mandato allo studio generale dell'Ordine a Parigi, vi ebbe per maestri Guglielmo della Mara, Giovanni Peckham e Matteo d'Acquasparta. Nel 1277 insegnò in Provenza, dove presto rimase coinvolto nel movimento spirituale che voleva la riforma dell'Ordine e della Chiesa secondo le tendenze dei rigoristi e FIORE, IL (v.). Da allora, superiori e maestri del gruppo conventuale opposto ai frati zelanti cercarono di confondere in una medesima condanna tanto le sue Popol交替liche quanto le sue questioni scolastiche e le sue tesi sull'osservanza stretta della Regola francescana. Il Capitolo generale di Strasburgo (1282) ne fece esaminare gli scritti a sette dottori e baccellieri di Parigi, i quali, senza concedere a O. di chiarire il suo pensiero, elencarono nella Lettera, detta dei sette sigilli, 22 proposizioni, alle quali l'imputato doveva sottoscrivere senza riserva. Di più, in un Rotulus colpirono di censura 34 tesi entrate dalle sue Quaestiones scolastiche e richiesero che la lettura dei suoi scritti fosse severamente proibita. Nell'autunno 1283, O. sottoscrisse «secundum sanum intellectum» le 22 proposizioni della Lettera. Di più si giustificò, in una Nota mandata da Nîmes e in una Lettera da Montpellier a Raimondo Gaufredi e ad altri zelanti (1285), intorno a 19 proposizioni erronee attribuìti agli advenari. Poco prima della morte O. fece in otto punti una importante dichiarazione sull'osservanza francescana della povertà, seguita da una magnifica professione di fede cattolica e di obbedienza incondizionata al papa regnante, Bonifacio VIII, espressamente nominato.II. SCRITTI E DOTTRINA
Gli scritti di O. si dividono in:I. Scritti scolastici
Il primo posto spetta alle 118 Quaestiones in secundum Librum Sententiarum (ed. B. Jansen, 3 voll., Quaracchi 1922-26), che abbracciano quasi tutta la filosofia speculativa e morale. Veementi accuse sollevò la q. 51, dove l'O. espone la sua teoria sul modo di unione dell'anima con il corpo, secondo cui soltanto i principi della vita vegetativa e sensitiva, forme sostanziali distinte, informano direttamente il corpo umano e si uniscono formalmente con esso, mentre il principio della vita intellettuale non informa, direttamente e per sé, il corpo umano, ma si unisce ad esso per coerenza sostanziale a mezzo del principio della vita sensibile. Se l'unione della forma intellettuale con il corpo fosse diretta e formale, il corpo umano, secondo O., diverrebbe per ciò stesso spirituale e immortale, perché la forma non solo si comunica alla materia, ma ne assorbe tutto l'essere. La teoria dell'O. va messa in relazione con la tesi della pluralità delle forme sostanziali dell'anima e dell'esistenza di una materia spirituale in cui si compie la loro unione, professata in quel tempo dal domenicano Roberto Kilwardby (v.) e dal francescano Riccardo da Mediavilla, e considerata anche alla luce dei cinque Quodlibeta (Venezia 1509) nei quali O. tratta ampiamente della «colligantia potentiarum» intimamente unita alla «radicatio animae in substantia corporis» (B. Jansen, s. V. in LThK, VII, coll. 709-11).
La dottrina di O. sul modo di unione dell'anima con il corpo, già censurata nella Lettera dei sette sigilli (1283), fu denunziata al Concilio di Vienna. Il Concilio tenne conto delle circostanze attenuanti, soprattutto dell'ambiente saturo di passione in cui erano presentate le accuse contro O., e preservò la sua memoria da una condanna nominale. Senza nessuna allusione personale, nel decr. Fidei catholicae fundamento (6 maggio 1312) dichiarò che per l'avvenire è da ritenere eretico chi asserisce ostinatamente «quod anima rationalis seu intellectualis non sit forma corporis humani per se et essentialiter» (Denz-U. n. 481), contro altri due cosiddetti errori indebitamente attribuiti a O.: a) che s. Giovanni ha conservato l'ordine dei fatti «narrando, quod Christo iam mortuo, unus militum lancea latus eius aperuit» (ibid., n. 480; O. non ha mai insegnato il contrario, ma solo ha considerato anche l'ipotesi del colpo di lancia dato a Cristo ancora vivente, come prima di lui avevano fatto altri autori spirituali, senza contraddire formalmente il Vangelo); b) che il Concilio ritiene più probabile l'opinione, secondo cui il Battesimo non solo rimette ai neonati il peccato originale ma conferisce anche la Grazia e le virtù abituali «etsi non pro illo tempore quoad usum» (ibid., n. 483; O. aveva esposto le due opinioni senza pronunziarsi per l'una a esclusione dell'altra). Le qq. 52 e 57 sull'immortalità dell'anima e sul libero arbitrio sono veri modelli di esposizione. Nelle qq. sulla conoscenza (60-74) O. segue da vicino s. Agostino e s. Anselmo. Agostiniana è anche la sua dottrina sulla trasmissione del peccato originale, la colpevolezza implicita dei moti involontari della concupiscenza, la gravità del peccato veniale (qq. 110, 118). Le sole 118 Qq. in II Sent. basterebbero per assicurare a O. un posto d'onore tra gli scolastici del sec. XIII. Meritano anche menzione i brevi trattati De quantitate e De perlegendis philosophorum libris (cf. F. Ehrle, art. cit. in bibl., pp. 479-81).
2. Scritti eseguiti
L'opera eseguita di O. comprende postille su quasi tutti i libri sacri, dalla Genesi all'Apocalisse. Vanno inoltre notati i Principia generalia in S. Scripturam, Expositio super Dionysii de angelica hierarchia, e probabilmente anche De hierarchia ecclesiastica. La Postilla in Apocalypsim è la più notevole, perché esercitò una profonda influenza nei circoli francescani spirituali. O. vi espone la deca-denza della Chiesa e l'avvento del regno dello spirito secondo le speculazioni di Gioacchino da Fiore. Gli Spirituali ne abusarono contro i superiori dell'Ordine e contro lo stesso papa; e causa le stravaganze cui diede luogo, Giovanni XXII la riprovò in concistoro pubblico, per eresia contro l'unità della Chiesa e contro l'autorità del Papa (8 febbr. 1326).3. Scritti ecclesiastico-francescani
In primo luogo le Qq. de perfectione evangelica (iniziate fin dal 1270-74); inoltre, l'Expositio in Regulam S. Francisci, il Tractatus de paupere rerum usu e la Q. (mutila) de indulgentia Portiunculae (Acta O.F.M., 14 [1895], p. 139 sg.). Di interesse ecclesiastico generale, con speciale riguardo alla storia della teologia fondamentale, sono le Qq. de perfectione evang.; De infallibilitate romani pontificis; De renuntiatione papae; An papa possit in omni voto dispensare, alle quali si possono aggiungere le qq. 18-19 del primo Quodlibet: An papa habeat univer-salissimam potestatem; An aliquis ex mandato papae teneatur pro defensione rei temporalis praeliari. O. risponde affermativamente senza nessuna riserva alla questione se tutti i cattolici debbano obbedienza al pontefice romano «tamquam regulae inerrabili in fide et moribus» ed esponechiaramente il « modus inerrabilitatis » tanto della Chiesa in genere quanto della sede in Roma e del Papa. Quindi, nella q. 13 tratta della rinunzia di s. Celestino V e dell'obbedienza che i fedeli debbono al suo successore Bonifacio VIII.
Lo stato frammentario e in gran parte inedito degli scritti di O. non permette un giudizio complessivo. Essi sono di ineguale valore. La dichiarazione del Concilio di Vienna non intacca la rettitudine del suo insegnamento in materia di fede, e quindi la sua dottrina non merita l'accusa di eterodossia con cui i suoi avversari si sono ostinati di qualificarla. Nella tradizione francescana O. si collocò degnamente fra i maestri che fiorirono dopo s. Bonaventura e prima di G. Duns Scoto. In merito alla dottrina sulla Chiesa e sul papa, O., fra i teologi del sec. XIII, è quello che ha trattato più a fondo e più correttamente la questione dell'autorità suprema e dell'infallibilità pontificia.