KILWARDBY, ROBERT. - Domenicano inglese, n. nella contea di Leicester ca. il 1200, m. a Viterbo l'11 sett. 1279. Entrò nell'Ordine fra il 1240 e il 1245, quando era o era già stato maestro nelle arti a Parigi. Dal 1248 al 1261 occupò la cattedra dei Domenicani a Oxford; quindi fu provinciale per l'Inghilterra fino al 1272, quando fu creato arcivescovo di Canterbury. Nel 1274 intervenne al Concilio di Lione. Fu nominato cardinale vescovo di Porto e S. Rufina il 12 marzo 1278.
Come insegnante nella Facoltà delle arti, scrisse commenti a Donato, a Priscano, a Boezio, agli Analitici primi e secondi, agli Elenchi sofistici, alla Fisica, al De anima e alla Metafisica di Aristotele; come teologo commentò le Sentenze e alcuni libri della Bibbia. Ma egli è autore anche di trattati, quali il De ortu et divisione scientiarum, il De unitate formarum, il De tempore ed altri. Il K., nel complesso della sua opera, resta fedele alla scolastica pre-tomistica agostiniana e avicennistica. Nel De ortu (cap. 31) ammette con Avicbron una materia comune in tutti gli esseri creati, corporei e incorporei, e attribuisce agli universali un'esistenza fisica quali forme generiche di questa materia.
Il 18 marzo 1277 indusse i maestri di Oxford a censurre come dannose trenta tesi, delle quali ben dieci notoriamente difese da s. Tommaso, e in particolare quelle concernenti l'origine dell'anima umana e la semplicità di essa. In realtà la dottrina tomistica feriva una vecchia teoria molto diffusa fra i teologi inglesi, come
attesta Ruggero Bacone (Comm. natural., IV, 3, 1). In seguito alle rimostranze del confratello Pietro di Conflans, vescovo di Corinto, il K. s'indusse, in una lunga lettera a questo, a prender le difese della tesi anglicana, dichiarando quella tomistica «fatta positio vel imaginatio phantastica». Egidio di Lessines (v.).