OPPIDO MAMERTINA, DIOCESI di. - Diocesi e città in provincia di Reggio Calabria, in rientate posizione sulle propaggini nord-occidentali dell'Aspromonte; a breve distanza dal mare, tra selve di ulivi di considerevole sviluppo, sorge ad una certa distanza dall'antica O., distrutta interamente dal terremoto del 1783.
Su una superficie di 216 kmq. conta 42.000 ab. tutti cattolici, distribuiti in 20 parrocchie servite da 47 sacerdoti secolari (Ann. Pont., 1957, p. 297). La diocesi è suffragiana di Reggio Calabria.
Si discute da secoli se sia l'erede della vetusta Matremium, come vogliono i numerosi storici locali, o se sia da identificare con Matritano, sulle pendici della Sila, nella vallata del Savuto, anticamente detto Sabatum.
Non è fondata la pretesa di vedere in O. una sede vescovile fin dai primi secoli della Chiesa, facendone una erede di Metauria o di Miria. In realtà della diocesi di O. non si ha notizia prima dell'avvento dei Normanni in Calabria; e, poiché non se ne riscontrano tracce né in fonti greche né in fonti latine anteriormente a quell'epoca, si discute se sia di origine bizantina o di origine normanna. Poiché O. fu greca dall'origine e si mantenne fedele al rito greco fino al 1472, si potrebbe attribuire la fondazione ai Bizantini, che nella Magna Grecia moltiplicavano le diocesi con eccessiva facilità, oppure si potrebbe ritenere che i Normanni, avendo abitato zato i vescovati più importanti della Calabria, si videro nella necessità di fondare le due minuscole e insignificanti diocesi di O. e di Bova, per dare una certa soddisfazione ai numerosissimi e turbolenti elementi greci della zona. Forse si può attribuire a O. quel Seraphinus seu Eternitinus, episcopus, che nel Concilio Lateranense del 1179 figura accanto al suo metropolitano di Reggio. In un documento greco del 1188, pubblicato dal Trincheria, figura anche, ma senza nome, un piissimus episcopus Opidii, come anonimi pure sono i vescovi successori, uno dei quali pagò la decima nel 1282, riferita dai Regesti Vaticani, e un altro ebbe da Carlo II d'Angiò una assegnazione di 8 tari d'oro nel 1301, per aver tradotto dal greco dei libri di medicina. Ma quest'ultimo potrebbe essere quello Stefano, che viene ricordato negli stessi Registri napoletani del 1295 e negli Annales Casinenses del 1299. Sarebbe perciò il primo vescovo di O., di cui risulti autenticamente il nome.
C'è da notare che uno dei suoi vescovi, di nome Basilio, insieme con i colleghi di Bova e di Gerace, nel 1334 sventò un tentativo di soppressione del rito greco fatto in queste diocesi dal legato papale. Fu invece un greco autentico, Atanasio Calceopilo, nativo di Costantinopoli e già abate del Patrìon, vescovo di Gerace e poi anche di O., che aboli il rito e la lingua greca nel 1472. Da questo anno O. restò unita a Gerace fino al 1536, in cui riebbe l'autonomia da Paolo III. In questo periodo le due diocesi furono quasi sempre governate da cardinali «commendatari», quali Bandinello Sauli, Francesco Armellino-Medici e Alessandro Cesarini. Tra gli altri vescovi più benemeriti sono da ricordare Teofilo Galluppi di Tropea; Sigismondo Mangieruva, che tenne un sinodo; Antonio Casonio; Giuseppe Perriuzzi da Paola, dell'Ordine dei Minimi, che fu fecondissimo scrittore storico e ascetico, governò la diocesi dal 1714 al 1734, tenne un sinodo e cercò di rialzare la disciplina ecclesiastica; Ferdinando Mandarani e infine Alessandro Tommasini di Reggio Calabria, che fu il primo vescovo della nuova O. e nel 1818 passò a governare la metropoli di Reggio.