Vi si venera una statua lignea medievale della Vergine con il Bambino in braccio. Una tradizione, registrata nella prima cronaca biellese dell'Orsi del 1488 e nel documento lapideo del 1593 presso il sacello, vorrebbe che la statua fosse stata recata dall'Oriente da s. Eusebio di Vercelli (v.), colà esiliato dall'imperatore ariano Costanzo
OROLOGIO - Automi con scena di torneo e maschere (sec. XVII).
Monaco, torre del Municipio.
risalire ai primi tempi di quella chiesa; molto antico è pure quello della cattedrale di Bourges (fine del '300-inizio del '400) e di Notre-Dame di Digione ivi trasportato da Courtai nel 1382. Di particolare menzione è degno l'o. della cattedrale di Strasburgo, munito di quadrante astronomico e di un complicato sistema di automati; finito nel 1354, ma rimaneggiato e modificato nel corso dei secoli (l'o. attuale è del 1574), rimane il prototipo non solo dei precedenti, ma anche dell'o. tedesco il cui esemplare più antico si trova nell'interno della chiesa di s. Maria di Danzica (1464-70), in quanto altri, pur esistendo in loco, sono stati rifatti più tardi (Lubecca, Münster ecc.). Accanto a questo tipo si sviluppa nei paesi tedeschi, più che altrove, l'o. pubblico sulla facciata del municipio; in genere si tratta di organismi meno complessi in cui anche gli automati, quando ci sono, hanno meccanismi più semplici (Ulm 1500 ca., Esslingen 1588 Heilbrun fine del 1500).
Mentre al prototipo francese e tedesco si avvicina quello svizzero (Berna, Sion, Soletta, Zurigo, Zug) se ne stacca l'o. inglese che è in genere meno complicato e monumentale, con quadrante non grande sormontato da poche figure automatiche: cattedrale di Exeter del 1317 ca., restaurato più tardi; cattedrale di Wells, ricordato già nel 1394 con quadrante esterno ed interno sormontato da poche figure automatiche; Saint-Dunstan a Londra con automati (1671), cattedrale di York (1750).
Anche il primitivo tipo di o. pubblico italiano è piuttosto semplice e animato da poche figure: ad Orvieto quello della Torre Maurizio, dal nome della statua bronzata che batte le ore sulla campana, e ad Udine quello della Torre dell'o., costruita da Giovanni e Bernardo da Udine intorno al 1530, ma portante un o. esistente già nel 1397 su un edificio precedente, ne sono gli esemplari più antichi. Al '500 risalgono gli o. della Confraternita di Arezzo, con quadrante astronomico; della Torre dei Matti di Brescia, con figure automatiche; del Torrazzo di Cremona; della Torre dell'o. di Padova, che
(da Villen d'art de la Suisse, Neuchâtel 1950, tav. 5)
OROLOGIO - O. opera del maestro Spoeh di S. Gallo (ca. 1667).
Sion, Municipio.
nella metà del sec. IV, e dallo stesso Santo portata sui monti di O. sia per preservarla da altre persecuzioni che per consacrare la preclpe biellese, allora sede di residui culti pagani. «Apollinis nemus et fanum », segna infatti quei monti una tavola della Descriptio orbis antiqui del Koeler, e la recente scoperta di una vasta necropoli pre-cristiana al limite settentrionale della città di Bicla comprova l’esistenza nella regione di un cospicuo centro di romanità. Le croci, ancora rilevabili, incise dai primitivi devoti sui massi erratici presso i primi depositi della sacra statua ed il sorgere nei pressi del rozzo sacello d’una prima e poi d’una seconda « cella » (quelle che in seguito i documenti chiamano « ecclesias S. Bartholomei et S. Marie de Valle Orepe » [bolla di Innocenzo III, 2 maggio 1207: Acta Reginae Oropae, I, p. 3] e poi priorati di S. Bartolomeo e di S. Maria della Valle d’O.) di eremiti professanti vita monastica eusebiana, e il soggiorno, frequente lassù, come in un mistico ritiro, dei successori di Eusebio sulla cattedra di Vercelli, sono dati che illuminano, oltreché sulle origini, anche sui primitivi sviluppati dal santuario.
Scomparsi di fatto sul finire del sec. XIV i due suddetti priorati con i priori commendatari, e di diritto con bolla di Pio II (1450), che attribuiva la chiesa di S. Maria di O. al Capitolo di S. Stefano di Biella (oggi Cattedrale) e poi con i Regi Stabilimenti del 1644, 1711, 1735 e 1748, che associeranno a quella del Capitolo, a riconoscimento delle benemerenze acquisite, la sovraintendenza del Comune di Biella con una stabile congregazione amministratrice formata da quattro canonici e quattro rappresentanti della città sotto la presidenza del vescovo, s’iniziò il periodo di maggiore sviluppo del santuario. De-molita, intorno al 1600, la chiesetta costruita accanto al primitivo sacello, questo venne racchiuso al centro d’una più ampia chiesa, quale tuttora sussiste. Abbattute in gran parte le vecchie abitazioni sorte nelle vicinanze, s’iniziò la costruzione – per oblazioni di popolo e generosità dei principi sabaudi – dei grandiosi edifici per alloggio dei pellegrini, il cui complesso presenta ora una doppia serie di fabbricati, salienti lungo il declivio della montagna e racchiudenti quattro successivi piazzali. Sui due primi si allineano negozi religiosi e ristoranti; il terzo – cui s’accade per il monumentale scalone e la porta regia, iuvareschi – è il vero cortile sacro, amplissimo e tutto contornato da severi porticati ad inquadrare la Basilica che sorge al centro, bellissima nella sobria linea della lapidea architettura; più su si sale all’immenso piazzale sul cui fondo s’erge imponente il nuovo tempio. Nei dintorni sorgono le settecentesche cappelle illustranti i misteri della vita della Vergine ed il monumentale cimitero.
La devozione dei popoli subalpini, che ebbe massima espressione nelle quattro secolari incoronazioni del 1620, 1720, 1820, 1920, ha arricchito lungo i secoli il santuario di donativi preziosissimi per storia ed arte, dagli affreschi trecenteschi del Sacello alle tavole, mobili, paramenti e vasi sacri oggi conservati nel Museo, nel Tesoro e Biblioteca. – Vedi tav. XXIII.
