OROPA, SANTUARIO di. - Uno dei maggiori santuari mariani piemontesi, a 11, 68 km. da Biella in provincia di Vercelli, a m. 1180 sul livello del mare nella conca alpina omonima.
Vi si venera una statua lignea medievale della Vergine con il Bambino in braccio. Una tradizione, registrata nella prima cronaca biellese dell'Orsi del 1488 e nel documento lapideo del 1593 presso il sacello, vorrebbe che la statua fosse stata recata dall'Oriente da s. Eusebio di Vercelli (v.), colà esiliato dall'imperatore ariano Costanzo
(da Villes d'art de la Suisse, Neuchâtel 1860, lav. 3)
OROLOGIO - O. opera del maestro Spoeth di S. Gallo (ca. 1667), Sion, Municipio.

2 maggio 1207: Acta Reginae Oropae, I, p. 3] e poi priorati di S. Bartolomeo e di S. Maria della Valle d'O.) di eremiti professanti vita monastica eusebiana, e il soggiorno, frequente lassù, come in un mistico ritiro, dei successori di Eusebio sulla cattedra di Vercelli, sono dati che illuminano, oltreché sulle origini, anche sui primitivi sviluppi dal santuario.
Scomparsi di fatto sul finire dal sec. XIV i due suddetti priorati con i priori commendatari, e di diritto con bolla di Pio II (1459,) che attribuiva la chiesa di S. Maria di O. al Capitolo di S. Stefano di Biella (oggi Cattedrale) e poi con i Regi Stabilimenti del 1644, 1711, 1735 e 1748, che associarono a quella del Capitolo, a riconoscimento delle benemerenze acquisite, la sovraintendenza del Comune di Biella con una stabile congregazione amministratrice formata da quattro canonici e quattro rappresentanti della città sotto la presidenza del vescovo, s'iniziò il periodo di maggiore sviluppo del santuario. Demolita, intorno al 1600, la chiesetta costruita accanto al primitivo sacello, questo venne racchiuso al centro d'una più ampia chiesa, quale tuttora sussiste. Abbattute in gran parte le vecchie abitazioni sorte nelle vicinanze, s'iniziò la costruzione - per oblazioni di popolo e generosità dei principi sabaudi - dei grandiosi edifici per alloggio dei pellegrini, il cui complesso presenta ora una doppia serie di fabbricati, salienti lungo il declivio della montagna e racchiudenti quattro successivi piazzali. Sui due primi si allineano negozi religiosi e ristoranti; il terzo - cui s'accede per il monumentale scalone e la porta regia, iuvareschi - è il vero cortile sacro, amplissimo e tutto contornato da severi porticati ad inquadrare la Basilica che sorge al centro, bellissima nella sobria linea della lapidea architettura; più su si sale all'immenso piazzale sul cui fondo s'erge imponente il nuovo tempio. Nei dintorni sorgono le settecentesche cappelle illustranti i misteri della vita della Vergine ed il monumentale cimitero.
La devozione dei popoli subalpini, che ebbe massima espressione nelle quattro secolari incoronazioni del 1620, 1720, 1820, 1920, ha arricchito lungo i secoli il santuario
nella metà del sec. IV,
e dallo stesso Santo
portata sui monti di
O. sia per preservarla
da altre persecuzioni
che per consacrare la
prealpe biellese, allora sede di residui
culti pagani. « Apol-
linis nemus et fa-
num », segna infatti
quei monti una tavo-
la della Descriptio or-
bis antiqui del Koeler,
e la recente scoperta
di una vasta necro-
poli pre-cristiana al
limite settentrionale
della città di Biel-
la comprova l'esi-
stenza nella regione
di un cospicuo cen-
tro di romanità. Le
croci, ancora rileva-
bili, incise dai pri-
mitivi devoti sui
massi erratici presso
i primi depositi della
sacra statua ed il sor-
gere nei pressi del
rozzo sacello d'una
prima e poi d'una
seconda « cella »
(quelle che in se-
guito i documenti
chiamano « ecclesias
S. Bartholomei et
di donativi preziosissimi per storia ed arte, dagli affreschi trecenteschi del Sacello alle tavole, mobili, paramenti e vasi sacri oggi conservati nel Museo, nel Tesoro e Biblioteca. - Vedi tav. XXIII.