OSIRIDE (Osiris; egiz. Wýr; gr. "Ospçç"). Divinità di prima importanza del pantheon egiziano che rivela aspetti molteplici e complessi. In origine fu quasi certamente un antico re divinizzato il cui culto si sostituì a quello del dio locale di Busiris, città del Delta. La tradizione della morte violenta di O. diede origine a due fra i suoi aspetti più caratteristici: l'uno di divinità dei morti, l'altro di divinità agreste.
Il primo si ricollega alla nota leggenda (v. CORO; ISIDE) della sua uccisione proditoria da parte del fratello Seth e della successiva risurrezione nell'oltretomba ove regna eternamente sui defunti presiedendo al giudizio delle loro anime (v. LIBRO DEI MORTI). A partire dal Medio Regno sino alla fine della civiltà faraonica la priorità di O. su tutte le altre divinità d'oltretomba risulta documentata concordemente dai testi funerari. O. fu invocato con l'epiteto di Wm-nfr (gr. "Ovvòppçç") «l'Essere bello» per eccellenza, cioè eternamente incorretto; altro suo appellativo frequente fu quello di «Signore dell'Occidente», cioè degli inferi che ogni notte il sole illuminava con un percorso inverso a quello diurno. Era garanzia e pegno di una felice vita ultraretrrena il possesso della tomba o di un cenotafio o almeno di una stele nella grande necropoli di Abydos, antica città sacra di O. ove si conservava un reliquario con il suo capo. Nelle stesse città si celebravano annualmente i «misteri di O.» destinati a rievocarne la morte e la risurrezione.
Anche l'aspetto di O. come divinità agreste si riconnette ad un passo della leggenda poiché la permanenza del cadavere di O. nel Nilo fu messa in relazione con l'annuale benefica inondazione. Perciò O. «l'acqua nuova del Nilo» determina il periodico rinnovarsi della vita vegetativa. Significativo al riguardo il rito con cui si faceva germogliare l'orzo da una immagine di terra modello raffigurante O. Il carattere di divinità cosmica e celeste è frutto delle speculazioni dei teologi eliopolitani i quali si videro costretti ad introdurre O. nel loro sistema universale a causa del favore sempre crescente che il dio riscuoteva. Talora O. appare identificato con la luna poiché le fasi del ciclo lunare furono messe in relazione con l'assassinio del dio da parte di Seth e con la sua successiva rinascita.
Iconograficamente O. è rappresentato mummiforme, strettamente avvolto da una fasciatura, alle volte stilizzata in una veste vera e propria, che lascia libere soltanto le mani e il capo: allusione evidente alla imbalsamazione del cadavere compiuta da Anubis. Gli altri attributi, alla tira affiancata da due piume di struzzo, scettro e flagellum, si ricollegano alla regalità di O. Le sue carni sono verdi, simbolo di eterna giovinezza.
A Busiris l'emblema di O. era costituito da una specie di pilastro (gd), di incerta derivazione.