Fra gli scritti vanno ricordati il Dialogus de tribus questionibus e l'autobiografico Liber de tentationibus suis, varia fortuna et scriptis, dove narra come, mentre si occupava della scienze profane, fu assalito dal dubbio intorno a ciò che leggeva nei libri sacri, alla natura di Dio e alla sua onnipotenza e provvidenza, e com'egli si salvò, tenendosi lontano dallo strepito delle dispute dialettiche (che avevano invaso le scuole cattedrali e monastiche) e dedicandosi alla meditazione delle S. Scritture e all'esercizio della vita religiosa. Come s. Pier Damiani, anch'egli non condanna la dialettica e il sapere profano se non in quanto scorge in essi un affievolimento della fede.
Edizioni: PL 146, 27-43; Sermo de eo quod legitur in psalmis, sotto il nome di Beda, ibid. 93, 1103-28; G. M. Dreves, Anal. hymn., 50 (1907), pp. 320-28.