PACELLI, FRANCESCO. - Giurista, n. a Roma il 27 febbr. 1874, da Filippo e Virginia Graziosi, m. a Roma il 22 apr. 1935. Laureato in diritto civile e canonico, si dedicò allo studio del diritto delle acque pubbliche ; nel 1898 pubblicò il trattato Le acque pubbliche, che divenne opera fondamentale sull'argomento, ampliato ed aggiornato nelle successive edizioni del 1918 e 1934. Le sue pubblicazioni gli meritarono nel 1922 la libera docenza in « Diritto delle acque » all'Università di Roma. Insieme il P. Svolse un'intensa attività professionale : fu all'Ufficio legale del Comune di Roma (a lui si deve la conservazione alla città della statua greca della Nibide), avvocato del S. Concistoro, consulente legale della S. Sede e di molte sacre congregazioni della Curia romana.
Lo studio e la professione prepararono il P. all'opera sua maggiore : le trattative per la Conciliazione. Dal loro inizio (6 ag. 1926) sino alla ratifica dei Patti Lateranensi (7 giugno 1929) egli le condusse sotto la guida e secondo PIO XI, PAPA (v.), portando talvolta un contributo personale decisivo e dimostrando qualità di giurista e tanto di negoziatore. Le prime conversazioni con l'incaricato del governo italiano, Domenico Barone, affronterono subito la Questione romana, e fu merito del P. trovare formole preliminari e preparare appunti e memorie che servirono di base ai testi successivi. Il punto più delicato era quello della sovranità del nuovo Stato, proponendo Mussolini una sovrapposizione della sovra-
PACELLI FRANCESCO - PACIANO
(1st. di S. Ecc. don Carlo Pucelli)

poi di Città libera papale o del Papa, per accordarsi infine sul nome Città del Vaticano. Le trattative per il Trattato e il Concordato continuarono poi durante il 1927 e il 1928, con frequenti interruzioni a causa di violenze contro le Associazioni giovanili cattoliche e contro sacerdoti, e soprattutto a causa del Decreto legge del 9 gen. 1927, modificato con altro decreto del 9 apr. 1928, sull'Opera naz. Balilla. Finalmente la decisione presa da Pio XI alla fine dell'ott. 1928 di rinunciare a villa Pampulini, limitando il territorio al Vaticano, fece cadere ogni riserva ed aprì la via all'ultima fase delle trattative (dal 9 nov. 1928 al 10 febb. 1929). Nel dic. si fece poco, per la malattia di Barone (m. il 4 gen. 1929); intensissimo fu il lavoro dell'ultimo mese, in cui il P. fu unico mediatore tra l'una e l'altra parte. Si definì la questione finanziaria, che durante le trattative era stata lungamente discussata, e si superarono le difficoltà sul matrimonio e l'amministrazione dei beni ecclesiastici. Il 31 gen. 1929 era raggiunto l'accordo sui vari punti in discussione; le trattative degli ultimi giorni determinarono che la stazione ferroviaria fosse costruita nell'interno della Città del Vaticano e che il Palazzo del S. Uffizio non fosse incluso nel territorio del nuovo Stato.
Dopo la firma dei Patti Lateranensi (11 febb. 1929) il P. ebbe l'incarico dal Papa di preparare le leggi fondamentali dello Stato della Città del Vaticano e partecipò alla elaborazione delle leggi italiane per l'applicazione dei Patti. La forte tensione provocata dai discorsi di Mussolini alle Camere (13 e 25 maggio), cui rispose Pio XI la lettera al card. Gasparri (5 giugno), fu superata con la dichiarazione letta al momento delle ratifiche in Vaticano (7 giugno 1929), che era stata formulata il giorno prima dal P. Anche dopo, sino alla morte, egli continuò a lavorare per l'attuazione dei Patti. Al fine di svolgere ancora la sua attività in Italia a favore della S. Sede, non volle avere cariche di governo nello Stato della Città del Vaticano; accettò solo quella di Consigliere generale.