Veneratissimo nell'antichità e nel medioevo, in Oriente ed in Occidente, è considerato il patrono dei medici. Il culto è attestato da documenti certi, ma la Passio è abbastanza leggendaria: nato a Nicomedia e studiata medicina, sarebbe stato chiamato a corte dall'imperatore Massimiano. Convertitosi al cristianesimo e accusato dai colleghi, Massimiano lo avrebbe fatto sottoporre a terribili tormenti dai quali P. sarebbe uscito illeso, finché non fu decapitato.
Caduta la Repubblica Romana, si adoperò perché la restaurazione pontificia continuasse sulla via delle riforme costituzionali. Condivise pertanto le idee del Minghetti e del Pasolini e, con essi, finì per aderire alla politica del conte di Cavour. Il quale, nel 1861, lo incaricò di appoggiare la nota missione del p. Passaglia, intesa a ottenere da Pio IX la pacifica rinunzia al potere temporale. Il tentativo naturalmente non approdò ad alcun risultato e il p. invitato a lasciare Roma, si ritirò a Parigi, donde proseguì, specie mediante un intenso carteggio con gli esponenti del partito moderato, i suoi sforzi per una soluzione diplomatica della Questione romana: l'intero epistolario del P. è conservato, tuttora inedito, nella Biblioteca civica di Macerata. La sua pubblicazione permetterebbe di conoscere meglio l'azione che egli «esercitò con una certa ampiezza nel 1860-61, e in modo più limitato negli anni successivi, durante i quali mantenne sempre notevole attività politica, e come privato e come membro del Senato, nel quale entrò il 6 nov. 1873». Un anno prima di morire diede alle stampe un volume su L'idea italiana nella soppressione del potere temporale dei papi (Torino 1884), che sollevò ampie discussioni.