PAOLO di TEBE, santo. - Primo eremita, n.
verso il 234 nella Tebaide da genitori benestanti.
Secondo il suo biografo s. Girolamo, durante la
persecuzione di Decio, per timore di essere denun-
ziato come cristiano, fuggì al monte prendendo di-
mora in una spelonca appartenuta già a falsari di
monete.
Quivi condusse per quasi cento anni una vita com-
pletamente solitaria in preghiera e penitenza, cibandosi
dei frutti delle palme e ricoprendosi con una tunica in-
tessuta con le foglie delle stesse. All'età di 113 anni
ricevette la visita di s. Antonio, allora nonagenario, che
aveva saputo per rivelazione la sua dimora. Morì poco
dopo questa visita, verso il 341, e fu s. Antonio che venne
a seppellirlo avvolgendolo nel mantello avuto in dono da
s. Atanasio, mentre si appropriò della tunica di P. che
indossava poi nelle solennità di Pasqua e Pentecoste.
Questa la sostanza della Vita Pauli scritta da s. Gi-
rolamo, la quale, se è un gioiello letterario, mostra che
l'autore sapeva molto poco del suo protagonista e al di
fuori di qualche nota caratteristica - P. eremita, ignoto
al mondo, più santo di Antonio - vi ha profuso elementi
fantastici e comuni, così che già a quel tempo si dubitò
della personalità storica di P. L'esistenza di P. non deve
però ritenersi una pura invenzione letteraria di s. Girolamo.
Rimane incerta la questione se il P. che compose
lo scisma di Ossirinco, di cui si parla nella supplica ri-
volta nel 383-84 agli imperatori Valentiniano, Teodosio
ed Arcadio dai due preti luciferiani romani Marcellino
e Faustino, si debba identificare col nostro P. o si debba
ammettere un altro Paolo eremita di Ossirinco. La prima
ipotesi avrebbe il vantaggio di mostrare che P. non sa-
rebbe stato poi così ignoto come lo descrive s. Girolamo,
ma avrebbe condotto una vita eremitica molto simile a
quella di Antonio, ricevendo qualche visita di discepoli
e di ammiratori e occupandosi talvolta degli affari della
Chiesa. La cronologia invece e la topografia sembrano
piuttosto suffragare la distinzione.
(fot. Alinari)
PAOLO UCCELLO - Monumento equestre del capitano inglese
Giov. Acuto. Affresco (1436) - Firenze, Cattedrale.

(fot. Alinari)