PAOLO UCCELLO. - Paolo di Dono detto P. U., n. ca. il 1397 a Pratovecchio (Casentino), m. il 10 dic. 1475 a Firenze. È uno dei pittori più singolari del Rinascimento: accanto a Masaccio, fu tra i primi ad intendere il valore della prospettiva riscoperta da Filippo Brunellesco e a giovarsi delle nuove intuizioni geniali nel campo della riduzione dei corpi a forma geometrica. Educato nella numerosa bottega del Ghiberti, al tempo della seconda porta del battistero di Firenze (nei cui scomparti, appunto, la prospettiva viene attuata nel rilievo scultore) fu curioso di esperienze varie, spesso contrastanti, che lo fecero considerare in passato, a torto, un « verista ». Il suo amore accanto per la prospettiva che, attraverso la gustosa « vita » dedicatagli da Giorgio Vasari, diventò proverbiale, nasceva da un'intima esigenza della sua fantasia volta a formulare in termini matematici anche le forme naturali. Il suo influsso sulla pittura quattrocentesca a Venezia è assai sintomatico e fu provocato dall'incarico offertogli di dirigere la scuola di musica della basilica di S. Marco tra il 1425 e il 1430. Più tardi dipinse, presso la Chiesa degli Eremitani a Padova, in Palazzo Vitaliani, figure gigantesche a chiaroscuro, che colpirono la fantasia di Andrea Mantegna. Sarebbe anche suo, o sotto il suo immediato influsso, un affresco primitivo in S. Gottardo di Asolo (Fiocco, Boeck).
Ma l'arte di lui, che tende al monumentale, si precisa nel grande affresco ordinatogli a Firenze per S. Maria del Fiore sulla parete interna dell'ingresso, in onore di Giovanni Acuto (1436) che egli raffigura a cavallo nella imitazione di una scultura di bronzo eretta sul sarcofago, in prospettiva, sotto l'influenza della rinascita del tema del monumento equestre iniziata con il Gattamelata di Donatello a Padova. In esso il colore metallico accordato con personale gusto cromatico deriva dalla volontà di fingere il metallo, ma assume per lui significato di piena originalità pittorica.
Sono suoi, sulla stessa parete, i caratteristici volti dei quattro Profeti attorno alla mostra dell'orologio, immaginati in violento scorcio dal basso, analoghi, per forza disegnativa, alla tavola del Louvre con i cinque maestri della prospettiva (Giotto, Donatello, Manetti, Brunellesco) da alcuni critici tuttavia creduta copia tardiva.
Molto deteriorati, ma assai importanti per originalità compositiva e forza chiaroscura, sono gli affreschi del Chiostro Verde di S. Maria Novella con il Diluvio (certo attentamente considerato da Michelangelo), l'Ebbresza di Noè, l'Offerta del Patriarca (1445-46).
Fondamentali per intenderne l'arte, le tre pitture di battaglie, dette della « Rotta di S. Romano », destinate a comporre un trittico, una a Londra, l'altra al Louvre, a più bella a Firenze, con vari ritratti di condottieri inseriti tra i combattenti. La composizione di gusto araldico si trasfigura in calcolati e preziosi incastri di colore di forme, ispirandosi alle favolose armature da torneo e ai grandi elmi dei guerrieri del tempo. Il paesaggio lontano commenta con la sua stilizzazione geometrica gli aspetti singolari di questi cavalieri dalle lunghe aste (ca. 1456).
Una simile fantasia svolse P. U. nella Caccia notturna dell'Ashmolean Museum di Oxford e, con richiami al gotico nordico, nella preziosa tavoletta della collezione Lanckoronskii di Vienna con S. Giorgio che combatte il dragone, in un paesaggio che preannuncia la pittura ferrarese di Cosme Tura.
Spirito toscanamente narrativo e acuto stilista, egli manifesta nella predella con la raffigurazione dell'Ostia rubata, nel Palazzo Ducale d'Urbino (1469), il gusto per la prospettiva e il nitore dei colori fantasiosi, accanto ad una idillica visione paesistica. Si attribuiscono a lui, infine, con frequenti incertezze, vari ritratti di dame eleganti, di profilo, come quello, assai tipico, di Londra.
La natura eccezionale della fantasia pittorica di P. U. ha suscitato modernamente più approfondite ricerche sui suoi inizi all'arte e interpretazioni più impegnative: alla semplicistica definizione di un atteggiamento sia pure « bizzarro » e fantasioso, si è da tempo sostituita una considerazione più alta della figura del pittore agli inizi del Rinascimento, speciali-

Paolo Uccello - Storie dell'Ostia rubata (part.) - Urbino, Palazzo Ducale.
mente in rapporto con l'arte di Piero della Francesca (Boeck, Fiocco, Salmi). L'artista appare ormai come uno dei più singolari ingegni di quel fervido periodo, saturo di problemi teorici e di intuizioni, che fu il Quattrocento fiorentino al quale oggi la pittura geometrizzante guarda con particolare attenzione.
D'altra parte non è del tutto da scartare l'ipotesi che il modo favoloso e l'entusiasmo quasi ingenuo con il quale P. U. affronta i problemi della prospettiva del colore astratto e della geometria, abbiano la loro prima causa in una innata visione gotica ed araldica genialmente rivissuta nelle nuovissime speculazioni del Rinascimento. - Vedi tav. LVI.
- 1.