PASTORALE - Il Vescovo consegna all'abate il p. ornato del velo in uso nel medioevo. Miniatura del Messale-Pontificale di Stefano Loypeau, vescovo di Luçon (fine sec. XIV) - Parigi, Biblioteca nazionale, ms. lat. 8886, f. 297.
ARTE. - In epoca romanica molti p. uscirono dalle Officine di Limoges (sec. XIII) e furono di rame con smalti verdi-chiari e azzurri, con testa di serpente o di altro animale all'estremità della voluta e, all'interno di questa statuette, con rappresentazioni varie (a Parigi, Ascoli Piceno, Cattedrale; a Catania, Museo civico, ecc.). Nel periodo gotico, il nodo prese forma di tempietto cuspidato con statue a tutto tondo, all'estremità della voluta vi fu la rappresentazione dell'Annunciazione o dell'Incoronazione e tra il fusto e la voluta protesi angoli alati. La decorazione a smalti traslucidi, secondo l'uso del tempo, ornò tanto il fusto (altre volte ricoperto da trafori polilobati) quanto le volute: alcuni esemplari indicano la bellezza raggiunta con questo sapiente innesto dell'elemento plastico sulle superfici vivacemente smaltate: il p. di Ciccarello di Francesco nella cattedrale di Sulmona, l'altro nel Museo dell'Opera del Duomo a Siena; l'altro a Città di Castello e nel duomo di Treviso; gli altri, fra di loro tanto simili da sembrare usciti dalla stessa bottega siciliana, come il p. della cattedrale di Reggio Calabria e quello della cattedrale di Tropea, quello di Agira con uno smalto quadrilobato entro la voluta, ecc.
Nel '400 e nel '500 scompare la decorazione a smalti; le paraste e colonne e archi a tutto sesto sostituiscono nel nodo le forme gotiche mentre le statuette al termine della voluta hanno modellazione più naturalistica.
Motivi di testine di cherubini a rilievo, foglie arricciate sulla voluta si trovano nei p. in quest'epoca (ad es., nella cattedrale di S. Severina a Nicotera; ad Orvieto nel Museo dell'Opera del Duomo, ecc.). In epoca barocca la linea della voluta, che si era mantenuta sempre ferma pur arricchendosi di elementi decorativi, diventa ondulata ed è formata da forme arricciate (Monreale, S. Martino delle Scale; Crotone, Cattedrale) oppure da

Pastorale - Il Vescovo consegna all'abate il p. ornato del velo in uso nel medioevo. Miniatura del Messale-Pontificale di Stefano Loyneau, vescovo di Luçon (fine sec. xiv) - Parigi, Biblioteca nazionale, ms. lat. 8
che disperdono e distruggono il gregge del Signore (23, 1-4; 50, 6) ed Ezechiele sviluppa ancor più questi concetti (34).
tav. 52, 8), o fuori Roma, nei musei di Istambul (ibid., p. 73, tav. 52, 7 e 9) e di Atene (ibid., tav. 52, 6). Nel cimitero «inter duas lauros» sono due piccole «hermulae» col B. P. che servirono per base di altare (ibid., figg. 34 e 35). Nel cimitero di Bassilla una stele sepolcrale di Tolia Asclepiaca (ibid., p. 74 e fig. 36). A Ravenna il cippo di Antifonte. Numerose sono pure le immagini del B. P. nei vetri dorati (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, nei primi otto secoli della Chiesa, IV, Prato 1879, pp. 169-77). Frequente pure è nelle lampade fittili (id., loc. cit.). Tertulliano

Pastore, Buon - Il B. P. con il gregga presso la fonte della vita. In basso la Maddalena penitente, scultura in avorio. Arte indiana (sec. xvi). Biblioteca Vaticana, Museo Sacro, sala d'arte orientale.
attesta che il B. P. era effigiato nei bicchieri di uso (De pudicitia, 7, 10); come pure si trova negli anelli quale gemma (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 3a serie, 3 [1881], p. 113; O. Marucchi, Roma sotterranea, nuova serie, Roma 1914, p. 137, fig. 27; A. De Waal, Der Gute Hirt, in Römische Quartalschrift, 29 [1915], p. 111); in medaglioni (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, VI, Prato 1881, tav. 585, n. 6). Ancora in epoca più tarda nell'affresco dell'oratorio dell'abbazia benedettina sorta sulla basilica di S. Ermete nel cimitero di Bassilla, nel libro aperto tenuto dal Redentore è ripetuto: «go sum pastor bonus et cognosco oves meas (E. Josi, Scoperta di un altare e di pitture nella basilica di S. Ermete, in Riv. arch. crist., 17 [1940], p. 199, fig. 5). Ancora oggi nell'inno del Matutino della domenica in albis si canta «Qui Pastor aeternus gregem / aquam lavas baptismatis». I Catecumeni del Battesimo divengono gli «agni novelli» del gregge del P. Cristo. Nell'oro commendationis animae si legge: «Constituat te Christus filius Dei vivi intra Paradisi amoenam vireta et inter oves suas te verus ille Pastor agnoscat».
Rare sono le rappresentazioni del B. P. nell'arte medievale e soprattutto nell'arte moderna. Si possono ricordare, ad es., la scultura in avorio del sec. XVI di arte indiana nella Sala orientale del Museo Sacro della Biblioteca Vaticana e l'immagine del B. P. dipinta da C. Mezzana (sec. XX) in una cappella nel sopraterra del cimitero di Callisto.
Nell'epigrafia cristiana antica ricorre ancora talvolta l'idea del p. e del gregge. Così Damaso, esaltando l'eroismo di Sisto II, scrive «pastoris meritum numerum gregis ipse tuetur» (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, p. 124); così nell'iscrizione di Spoleto che ricorda il vescovo Achille fondatore della Basilica in onore del principe degli Apostoli (G. B. De Rossi, Bull. arch. crist., 2 [1871], p. 118). Ritorna anche in una iscrizione del vescovo Giovanni di Ravenna (578-95; CIL, XI, 301) e in Vercelli (ibid., V, 6725) l'iscrizione del vescovo di Vercelli Celso «custos gregis ovium Christi».
Hirt. Ursprung und Deubung einer altchristl. Symbolgestalt, Roma 1942; L. De Bruyne, La décoration des baptistères paléochrétiens, in Mise. liturg. in honorem L. C. Mühlberg, I. Roma 1948, pp. 189-220; Wilpert, Sarcofagi, I, pp. 63-100. Enrico Josi