PASTORE, BUON

PASTORE, BUON. - Il popolo d'Israele era eminentemente agricolo e nel Vecchio Testamento spesso si adopera l'espressione «p.». Mosè dice che occorre un capo al popolo del Signore perché esso non sia come un gregge senza p. (Num. 27, 17). Tutto il salmo 22 si riferisce al p. e al gregge che ricorre anche nei salmi 95 e 100. Isaia assicura che il Signore invierà i p. (3, 15 e ancora più in 40, 11); Geremia ricorda i p. (3, 15), si scaglia contro i p.

Article illustration
(per cortesia del prof. E. Jani) PASTORE, BUON - Cippo sepolcrale con B. P. e iscrizione (sec. III). Roma, cimitero di Bassilia.
Salvatore, che con il suo sacrificio ha dato agli uomini la redenzione e la salvezza eterna (Enc. Catt., Gesù Cristo, VI, col. 254 sg.). Omero chiamava Agamennone p. dei popoli. Nel Vecchio Testamento il Signore con molta più ragione è detto « P. dei Popoli ». Infatti s. Pietro chiama il Signore, « principe dei p. » (I Pt. 5, 4). Nel Martyrium s. Polycarpi Gesù Cristo è detto « P. della Chiesa cattolica su tutta la terra » (F. X. Funk, Opera Patrum apost., I, p. 304). Abercio (v.) vescovo di Gerapoli, nella Frigia, nel suo carme sepolcrale si dichiara « discepolo del casto p. che ha occhi grandi che dall'alto guardano per ogni dove » (A. Ferrua, Nuove osservazioni sull'epitaffio di Abercia, in Riv. arch. crist., 20 [1943], p. 296). Nell'inno in onore al Salvatore Clemente Alessandrino lo chiama « p. del gregge regale » (PG 8, 681). S. Agostino appella il Signore Pastor pastorum (serm. 138, 5: PL 38, 765). L'immagine del B. P. è la più rappresentata negli antichi cimiteri cristiani di Roma, sia in pittura che nei sarcofagi o negli epitaffi. P. Styger nel 1927 indica che il B. P. è raffigurato nei cimiteri cristiani di Roma in non meno di 120 pitture e in 150 sculture (Die altchristliche Grabeskunst, Monaco 1927, p. 7). Esso appare sia isolato, con la pecora sulle spalle, come in Pretestato (Wilpert, Pitture, tav. 17) simboleggiando l'anima del defunto portata dal Salvatore tra gli eletti, sia, nella maggior parte dei casi, insieme al gregge, cioè con gli eletti in un giardino (Paradiso), rappresentato da alberi con uccelli; il gregge è costituito più spesso da due sole pecore, o anche da più. Il P. può essere con l'orante, come in Callisto (id., Pitture, tav. 25) o come nel sarcofago lateranense di Giuliana (id., Sarcofagi, tav. 57, 5) o nell'affresco di Domitilla (id., Pitture, tavv. 190 e 198). Può essere rappresentato che pasce il gregge, cioè la comunità dei fedeli (id., Pitture, tav. 63, 2, e nel noto sarcofago lateranense). Si ha anche la scena del P. che difende il gregge, come in Pretestato (Wilpert, Pitture, tav. 51, rif. a V. ASINO); o nella lastra di Verazio Nicatora del Laterano (O. Marucchi, Monumenti del Museo Cristiano Lateranense, Milano 1910, tav. 57, 8). In musaico si ha nella tomba di un « Lollianus » a Thabarca (R. de la Blanchère, Tombes en mosaïque de Thabarca, Parigi 1897, p. 21, tav. 2 e fig. 12). Il B. P. figura anche graffito in molte lastre sepolcrali nei cimiteri romani (G. B. De Rossi, Roma sotterranea, II, Roma 1867, tavv. 39-40, n. 38; 49-50, n. 17; III, ivi 1887, tav. 30, n. 45; G. Wilpert, Fractio Panis, Parigi 1896, tav. 5; O. Marucchi, Monumenti del Museo Cristiano Lateranense, Milano 1910,

che disperdono e distruggono il gregge del Signore (23, 1-4; 50, 6) ed Ezechiele sviluppa ancor più questi concetti (34).

Spesso occorre anche nel Nuovo Testamento la metafora del p. e del gregge (Mt. 9, 36, 10, 6; 15, 24; Lc. 12, 32; Io. 21, 16-17). Il gregge del Signore è commesso ai presbiteri e ai vescovi (Act. 20, 28). Si comprende perciò come abbia avuto un grande sviluppo iconografico la parabola del B. P. (Io. 5, 1-18). Già nella voce Gesù Cristo L. Kollwitz ha illustrato quanto nell'iconografia cristiana sia antica l'immagine di Cristo quale B. P., simbolo del

tav. 7, nn. 4, 6, 13). Fin dal 1934 J. Quasten aveva richiamato l'attenzione sul salmo 22 relativo al B. P. nel culto e nella liturgia battesimale. L. De Bruyne ha il merito, fin dal IV Congresso internazionale di archeologia cristiana, nel 1938, di aver messo in evidenza che l'immagine del B. P. fu prevalente nell'iconografia dei più antichi battisteri cristiani di Dura Europos ([v.] prima metà sec. III), di Damaso (366-84) nella Basilica Vaticana (Prudenzio, Peristephanon, XII, 43 sg.), di Napoli ([v.] ca. 400; Wilpert, Mosaiken, tavv. 36-38); del Laterano (ibid., pp. 256-257, figg. 72-73; L. De Bruyne, La decorazione degli edifici sacri di Roma, in Atti del IV Congr. intern. di arch. crist., II, Città del Vaticano 1948, p. 119). Subito dopo l'idea fu sviluppata da J. Quasten, il quale vi aggiunse l'apporto della letteratura sia in Oriente che in Occidente (J. Quasten, Das Bilde des Guten Hirten in den altchristlichen Baptisterien und in den Fünfturgien des Ostens und Westens. Das Siegel des Gottesherde, in Pisciculi, F. J. Dölger dargeboten, Münster 1939, pp. 220-44; id., The painting of the Good Shepherd at Dura Europos, in Mediaeval studies, 9 [1947], pp. 1-18). In una lampada di terracotta il B.P. è circondato da sette stelle e pianeti. Nei sarcofagi il B. P. si trova a Roma, a Tolentino (Wilpert, Sarcofagi, tav. 72), a Pisa forse proveniente da Ostia (id., ibid., tav. 75, 4), a Lucca (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, V, Prato 1879, tav. 400, 1), nella Gallia, come a Digione (Wilpert, Sarcofagi, tav. 65, 2-3), in Spagna a Gerona, in Africa a Tipasa e a Philippeville.

Frequente è pure nelle lampade fittili (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 2ª serie, 1 [1870], tav. 1, nn. 1-2; O. Wulff, Altchristliche Bildwerbe, Berlino 1918, p. 244, n. 1224, p. 250, n. 1263). A Istambul in un pulpito il B. P. è raffigurato da un lato con la pecora sulle spalle e dall'altro pascolante il gregge rappresentato da una pecora (G. Mendel, Musées impériaux ottomans, Musée de Constantinople, II, Costantinopoli 1914, pp. 409-410). Si hanno esempi anche della raffigurazione del B. P. in musaici pavimentali. Così ad Aquileia (La basilica di Aquileia, Bologna 1933, tav. 30). A Rusguniae nella Mauretania Cesariense, oggi Matifou in Algeria, sul pavimento d'una basilica è effigiato il B. P. nel centro, mentre altri due pastori guardano il gregge.

Si hanno anche statue del B. P. Da quella notissima del Museo Lateranense (Wilpert, Sarcofagi, p. 71, fig. 29 e tav. 52, 1), all'altra nello stesso Museo (ibid., tav. 52, 5), a quella del Museo delle Terme (ibid., p. 72, fig. 33 e

Article illustration
PASTORE, BUON - Il B. P. Affresco della fine del sec. III, sul cubicolo della velatio nel cimitero di Priscilla - Roma.
(fot. Pont, comm. arch. sacre)
tav. 52, 8), o fuori Roma, nei musei di Istambul (ibid., p. 73, tav. 52, 7 e 9) e di Atene (ibid., tav. 52, 6). Nel cimitero « inter duas lauros » sono due piccole « hermulae » col B. P. che servirono per base di altare (ibid., figg. 34 e 35). Nel cimitero di Bassilia una stele sepolcrale di Tollia Asclepiaca (ibid., p. 74 e fig. 36). A Ravenna il cippo di Antifonte. Numero se sono pure le immagini del B. P. nei vetri dorati (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, nei primi otto secoli della Chiesa, IV, Prato 1879, pp. 169-77). Frequente pure è nelle lampade fittili (id., loc. cit.). Tertulliano attesta che il B. P. era effigiato nei bicchieri di uso (De pudicitia, 7, 10); come pure si trova negli anelli quale gemma (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 3ª serie, 3 [1881], p. 113; O. Marucchi, Roma sotterranea, nuova serie, Roma 1914, p. 137, fig. 27; A. De Waal, Der Gute Hirt, in Römische Quartalschrift, 29 [1915], p. 111); in medaglioni (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, VI, Prato 1881, tav. 585, n. 6). Ancora in epoca più tarda nell'affresco dell'oratorio dell'abbazia benedettina sorta sulla basilica di S. Ermete nel cimitero di Bassilia, nel libro aperto tenuto dal Redentore è ripetuto: ego sum pastor bonus et cognosco oves meas (E. Josi, Scoperta di un altare e di pitture nella basilica di S. Ermete, in Riv. arch. crist., 17 [1940], p. 199, fig. 5). Ancora oggi nell'inno del Matutino della domenica in albis si canta « Qui Pastor aeternus gregem / aquam lavas baptismatis ». I Catecumeni del Battesimo divengono gli « agni novelli » del gregge del p. Cristo. Nell'ordo commendationis animae si legge: « Constituat te Christus filius Dei vivi intra Paradisi amoena vireta et inter oves suas te verus ille Pastor agnoscat ».

Rare sono le rappresentazioni del B. P. nell'arte medievale e soprattutto nell'arte moderna. Si possono ricordare, ad es., la scultura in avorio del sec. xvi di arte indiana nella Sala orientale del Museo Sacro della Biblioteca Vaticana e l'immagine del B. P. dipinta da C. Mezzana (sec. xx) in una cappella nel sopratterra del cimitero di Callisto.

Nell'epigrafia cristiana antica ricorre ancora talvolta l'idea del p. e del gregge. Così Damaso, esaltando l'eroismo di Sisto II, scrive « pastoris meritum numerum gregis ipse tuetur » (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, p. 124); così nell'iscrizione di Spoleto che ricorda il vescovo Achille fondatore della Basilica in onore del principe degli Apostoli (G. B. De Rossi, Bull. arch. crist., 2 [1871], p. 118). Ritorna anche in una iscrizione del vescovo Giovanni di Ravenna (578-95; CIL, XI, 301) e in Vercelli (ibid., V, 6725) l'iscrizione del vescovo di Vercelli Celso « custos gregis ovium Christi ».

BIBL.: R. Grousset, Le bon Pasteur et les scènes pastorales dans la sculpture funéraire, in Mélanges d'arch. et d'hist., 5 (1885), pp. 161-80; J. Quasten, Der Psalm vom Guten Hirten in altchristl. Kultmystik und Taufliturgie, in Liturg. Leben, 1934, pp. 132-41; P. de Riniet, Pastor ovium. Le symbole du pasteur dans la liturgie, in Ephem. Lit., 53 (1939), pp. 273-90; Th. K. Kemp, Christus der
Cite this article

“PASTORE, BUON.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 585. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/pastore-buon.