SHEPHERD, GOOD. - The people of Israel were eminently agricultural, and in the Old Testament the expression "p." is often used. Moses says that a leader is needed for the people of the Lord so that they may not be like a flock without a p. (Num. 27:17). The entire 22nd Psalm refers to the p. and the flock, which also recurs in Psalms 95 and 100. Isaiah assures that the Lord will send p. (3:15 and even more in 40:11); Jeremiah recalls the p. (3:15), and rails against the p.
Good Shepherd — Sepulchral stele with B. P. and inscription (3rd cent.).
Rome, cemetery of Bassilia.

The image of the B. P. is the most represented in the early Christian cemeteries of Rome, both in painting and in sarcophagi or epitaphs. P. Styger in 1927 indicates that the B. P. is depicted in the Christian cemeteries of Rome in no fewer than 120 paintings and in 150 sculptures (Die altchristliche Grabeskunst, Munich 1927, p. 7). He appears both alone, with the sheep upon His shoulders, as in the cemetery of Pretestatus (Wilpert, Pitture, pl. 17), symbolising the soul of the deceased borne by the Saviour among the elect, and, in most cases, together with the flock, namely the elect in a garden (Paradise), represented by trees with birds; the flock usually consists of two sheep only, or more. The P. may be with the orant, as in the cemetery of Callistus (id., Pitture, pl. 25) or as in the Lateran sarcophagus of Juliana (id., Sarcofagi, pl. 57, 5) or in the fresco of Domitilla (id., Pitture, pll. 190 and 198). He may be represented as feeding the flock, namely the community of the faithful (id., Pitture, pl. 63, 2, and in the well-known Lateran sarcophagus). There is also the scene of the P. defending the flock, as in Pretestatus (Wilpert, Pitture, pl. 51, ref. to V. ASINO); or in the slab of Veratius Nicator of the Lateran (O. Marucchi, Monumenti del Museo Cristiano Lateranense, Milan 1910, pl. 57, 8). In mosaic He appears in the tomb of a “Lollianus” at Thabarca (R. de la Blanchère, Tombes en mosaïque de Thabarca, Paris 1897, p. 21, pl. 2 and fig. 12). The B. P. is also found graffito on many sepulchral slabs in the Roman cemeteries (G. B. De Rossi, Roma sotterranea, II, Rome 1867, pll. 39-40, no. 38; 49-50, no. 17; III, ibid. 1887, pl. 30, no. 45; G. Wilpert, Fractio Panis, Paris 1896, pl. 5; O. Marucchi, Monumenti del Museo Cristiano Lateranense, Milan 1910,
Spesso occorre anche nel Nuovo Testamento la metafora del p. e del gregge (Mt. 9, 36, 10, 6; 15, 24; Lc. 12, 32; Io. 21, 16-17). Il gregge del Signore è commesso ai presbiteri e ai vescovi (Act. 20, 28). Si comprende perciò come abbia avuto un grande sviluppo iconografico la parabola del B. P. (Io. 5, 1-18). Già nella voce Gesù Cristo L. Kollwitz ha illustrato quanto nell'iconografia cristiana sia antica l'immagine di Cristo quale B. P., simbolo del
tav. 7, nn. 4, 6, 13). Fin dal 1934 J. Quasten aveva richiamato l'attenzione sul salmo 22 relativo al B. P. nel culto e nella liturgia battesimale. L. De Bruyne ha il merito, fin dal IV Congresso internazionale di archeologia cristiana, nel 1938, di aver messo in evidenza che l'immagine del B. P. fu prevalente nell'iconografia dei più antichi battisteri cristiani di Dura Europos ([v.] prima metà sec. III), di Damaso (366-84) nella Basilica Vaticana (Prudenzio, Peristephanon, XII, 43 sg.), di Napoli ([v.] ca. 400; Wilpert, Mosaiken, tavv. 36-38); del Laterano (ibid., pp. 256-257, figg. 72-73; L. De Bruyne, La decorazione degli edifici sacri di Roma, in Atti del IV Congr. intern. di arch. crist., II, Città del Vaticano 1948, p. 119). Subito dopo l'idea fu sviluppata da J. Quasten, il quale vi aggiunse l'apporto della letteratura sia in Oriente che in Occidente (J. Quasten, Das Bilde des Guten Hirten in den altchristlichen Baptisterien und in den Fünfturgien des Ostens und Westens. Das Siegel des Gottesherde, in Pisciculi, F. J. Dölger dargeboten, Münster 1939, pp. 220-44; id., The painting of the Good Shepherd at Dura Europos, in Mediaeval studies, 9 [1947], pp. 1-18). In una lampada di terracotta il B.P. è circondato da sette stelle e pianeti. Nei sarcofagi il B. P. si trova a Roma, a Tolentino (Wilpert, Sarcofagi, tav. 72), a Pisa forse proveniente da Ostia (id., ibid., tav. 75, 4), a Lucca (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, V, Prato 1879, tav. 400, 1), nella Gallia, come a Digione (Wilpert, Sarcofagi, tav. 65, 2-3), in Spagna a Gerona, in Africa a Tipasa e a Philippeville.
Frequente è pure nelle lampade fittili (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 2ª serie, 1 [1870], tav. 1, nn. 1-2; O. Wulff, Altchristliche Bildwerbe, Berlino 1918, p. 244, n. 1224, p. 250, n. 1263). A Istambul in un pulpito il B. P. è raffigurato da un lato con la pecora sulle spalle e dall'altro pascolante il gregge rappresentato da una pecora (G. Mendel, Musées impériaux ottomans, Musée de Constantinople, II, Costantinopoli 1914, pp. 409-410). Si hanno esempi anche della raffigurazione del B. P. in musaici pavimentali. Così ad Aquileia (La basilica di Aquileia, Bologna 1933, tav. 30). A Rusguniae nella Mauretania Cesariense, oggi Matifou in Algeria, sul pavimento d'una basilica è effigiato il B. P. nel centro, mentre altri due pastori guardano il gregge.

PASTORE, BUON - Il B. P. Affresco della fine del sec. III, sul cubicolo della velatio nel cimitero di Priscilla - Roma.
tav. 52, 8), o fuori Roma, nei musei di Istambul (ibid., p. 73, tav. 52, 7 e 9) e di Atene (ibid., tav. 52, 6). Nel cimitero « inter duas lauros » sono due piccole « hermulae » col B. P. che servirono per base di altare (ibid., figg. 34 e 35). Nel cimitero di Bassilia una stele sepolcrale di Tollia Asclepiaca (ibid., p. 74 e fig. 36). A Ravenna il cippo di Antifonte. Numero se sono pure le immagini del B. P. nei vetri dorati (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, nei primi otto secoli della Chiesa, IV, Prato 1879, pp. 169-77). Frequente pure è nelle lampade fittili (id., loc. cit.). Tertulliano attesta che il B. P. era effigiato nei bicchieri di uso (De pudicitia, 7, 10); come pure si trova negli anelli quale gemma (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 3ª serie, 3 [1881], p. 113; O. Marucchi, Roma sotterranea, nuova serie, Roma 1914, p. 137, fig. 27; A. De Waal, Der Gute Hirt, in Römische Quartalschrift, 29 [1915], p. 111); in medaglioni (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, VI, Prato 1881, tav. 585, n. 6). Ancora in epoca più tarda nell'affresco dell'oratorio dell'abbazia benedettina sorta sulla basilica di S. Ermete nel cimitero di Bassilia, nel libro aperto tenuto dal Redentore è ripetuto: ego sum pastor bonus et cognosco oves meas (E. Josi, Scoperta di un altare e di pitture nella basilica di S. Ermete, in Riv. arch. crist., 17 [1940], p. 199, fig. 5). Ancora oggi nell'inno del Matutino della domenica in albis si canta « Qui Pastor aeternus gregem / aquam lavas baptismatis ». I Catecumeni del Battesimo divengono gli « agni novelli » del gregge del p. Cristo. Nell'ordo commendationis animae si legge: « Constituat te Christus filius Dei vivi intra Paradisi amoena vireta et inter oves suas te verus ille Pastor agnoscat ».
Rare sono le rappresentazioni del B. P. nell'arte medievale e soprattutto nell'arte moderna. Si possono ricordare, ad es., la scultura in avorio del sec. xvi di arte indiana nella Sala orientale del Museo Sacro della Biblioteca Vaticana e l'immagine del B. P. dipinta da C. Mezzana (sec. xx) in una cappella nel sopratterra del cimitero di Callisto.
Nell'epigrafia cristiana antica ricorre ancora talvolta l'idea del p. e del gregge. Così Damaso, esaltando l'eroismo di Sisto II, scrive « pastoris meritum numerum gregis ipse tuetur » (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, p. 124); così nell'iscrizione di Spoleto che ricorda il vescovo Achille fondatore della Basilica in onore del principe degli Apostoli (G. B. De Rossi, Bull. arch. crist., 2 [1871], p. 118). Ritorna anche in una iscrizione del vescovo Giovanni di Ravenna (578-95; CIL, XI, 301) e in Vercelli (ibid., V, 6725) l'iscrizione del vescovo di Vercelli Celso « custos gregis ovium Christi ».