PARADISO

PARADISO. - Nel Nuovo Testamento, il P. è
il luogo della beatitudine in cielo, sede gloriosa e
splendente di Dio, ove i giusti godranno la felicità
eterna (Lc. 23, 43; II Cor. 12, 4; Apoc. 2, 7); vi parteciperanno, in premio, al « gaudio » e al « regno »
divino (Mt. 25, 21. 23.34; II Tim. 4, 8).

L'espressione evangelica « Regno dei
cieli » suppone che Dio dimora nel cielo e
che i credenti vi si incamminano (Mt. 3, 2;
4, 17; 5, 10. 19 sg.; 8, 11; 11, 11-12; 13, 24-
47; ecc.). Gli apocrifi e la letteratura rabbinica
fanno del P., che dopo la colpa sarebbe
stato trasportato in cielo, la sede dei giusti
dopo la morte o dopo il supremo giudizio.

L'Epistola agli Ebrei raffigura il gaudio
eterno nella Terra promessa (cf. Mt. 5, 4),
traformata in « vocazione celeste » (Hebr. 3,
1), che è un « riposo » identico al « riposo
di Dio » (ibid. 3, 1-4, 11). I fedeli sono incamminati alla « Città del Dio vivente » (ibid.
12, 22; 13, 14), la Gerusalemme « superiore »
(Gal. 4, 26) o « nuova » o « celeste » sposa
dell'Agnello (Apoc. 21, 1-22, 5), traboccante
della fulgente gloria di Dio, sintesi d'ogni
« ineffabile allegrezza » (Dante, Par., XXVII,
7). In Purgat., XXXII, 102, Dante sposta l'allegoria a Roma celeste (v. VISIONE BEATIFICA).

I Padri aspirano alla « vera vita » del
cielo attraverso la morte (s. Ignazio, Ad
Rom., 2-7). Saturus (Passio ss. Perpetuoe
et Felicitatis, 11-13) contempla in visione
il P. come un meraviglioso giardino. Prudenzio (Hamartigenia, 839-58: PL 59, 1070
sg.) descrive « i vari premi nelle regioni del
P. », e s. Agostino chiude il De civitate Dei
(XXII, 30: PL 41, 801-804) trattando « de
aeterna felicitate civitatis Dei sabbatoque
perpetuo ». S. Ephrem, unificando il p.
terrestre e il P. celeste, l'inizio e la fine del
dramma umano, descrive le 3 parti del p.: la
somnità, i lati e il vestibolo o pro-P., eterno

anch'esso, riservato a quanti hanno peccato per ignoranza o
la cui espiazione in terra è rimasta incompleta. I più identificavano il P. con il « terzo cielo » (II Cor. 12, 4), abitazione di Dio e degli eletti. Il ritorno nel P., da cui il
peccato aveva escluso l'uomo, era la grande speranza dei
cristiani. S. Gregorio Nisseno (PG 46, 417.600) presenta
il Battesimo come ingresso nel P. e il Giordano come un
fiume del P. La santità, la vita mistica, è il ritrovamento
del P. (A. Weiss, A. Stolz). L'itinerario spirituale di s. Ambrogio si compendia nel ritorno escatologico, ontologico,
ascetico, mistico, al P. S. Girolamo esortava Eustochio:
« Ad paradisum mente transgredere: esse incipe quod futura es » (PL 22, 425; allude al P. terrestre: ibid., 400, 405).

BIBL.: J. de Vuippens, Le paradis terrestre au tristisme ciel. Parigi 1925; A. Stolz, Theol. der Mystik, Ratisbona 1936, pp. 26-

46; J. Danielou, Le
symbolisme des rites baptismaux, in Dieu vivant,
n. 1 (1946), pp. 20-
28; id., Sacramentum
futuri, Parigi 1930, pp.
13-20; F. Pasquero, Il
buon ladrone e la promessa di Gesù, Roma
1947, pp. 112-64, 189-
195; J. Alonso, Descripción de los tiempos mesiánicos en la literatura
profética como una vuelta al Paraíso, in Estudios eclesiásticos, 24
(1950), nn. 459-77; E.
Beck, Ephraems Hymnen über das Paradies
(Studia Anselmiana,
26), Roma 1951; C. Morino, Ritorno al p. di
Adamo in s. Ambrogio.
Itinerario spirituale,
Città del Vaticano 1952.

Antonino Romeo

ARCHEOLOGIA. -
Una significativa
rappresentazione del
concetto del P. è
espressa nell'abside

(da P. P. von Weiner, Meisterwerke
der Gemäldesammlung in der Ermitage
eu Pietrograf., Monaco 1913, p. 193)

PARADISO - P., particolare dal Giudizio Universale di J. van Eyck
(1430 ca.) - Leningrado, Galleria dell'Ermitage.

Article illustration
PARADISO - Bozzetto di J. Tintoretto per il P. del Palazzo Ducale di Venezia (ca. 1590) - Parigi, Louvre.
di S. Apollinare in Classe, dove il santo vescovo è in beatitudine nel giardino celeste.

I defunti sono spesso rappresentati in beatitudine tra i loro santi avvocati, specie Pietro e Paolo; in Domitilla, la defunta Veneranda è accolta in P. dalla martire Petronilla, ivi deposta (Wilpert, Pitture, tav. 231). Nei cimiteri il giardino celeste è indicato da alberi e piante con uccelli, fiori e frutta; esempio tipico è la parete di un cubicolo della fine del sec. III o inizio del sec. IV in Callisto con la rappresentazione di cinque defunti in beatitudine (Wilpert, Pitture, p. 425 sg., tav. 110). Sommario il giardino dipinto su un sepolcro nel cimitero detto di Novaziano sulla Via Tiburtina (E. Josi, Cimitero alla sinistra della Via Tiburtina al Viale Regina Margherita, in Riv. arch. crist., 11 [1934], p. 19). Damaso indica il P. con le espressioni regia caeli, caelestia regna, regna piorum, aetherias domos, o sinus, aeternam domum, aetheris... atria celsa, nell'elogio di Proiecta, m. nel 383, con l'espressione aetheriam... caeli consendere lucem (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, p. 302, e fig. 51). Nel carme sepolcrale del diacono Redento di sapore damasiano si dice che la regia caeli lo rapì ed ora paradisus habet (A. Ferrua, op. cit., pp. 233-35). Il termine si trova in un epitaffio di Goudorf sulla Mosella (CIL, XIII, 7642). A Cartagine si ha l'espressione in pace et paradisu (CIL, VIII, 13603); presso Milevi si dice del defunto che paradiso lucis videre postulavit (CIL, VIII, 9271); a Milano il defunto implora dall'Onnipotente ut paradisum lucis possit videre (CIL, V, 6218). In S. Agnese una tale Afrodite, m. nel 382, fu optima servatrix legis fideique magistra e quindi per eximios paradisi regnat odores, tempore continuo verunt ubi gramina riviis (G. B. De Rossi, Inscr. chr. Supplemen., Roma 1915, n. 1703); in un'altra nell'Agro Verano si legge: inter felices animis et amoena piorum prata (id., in Bull. arch. crist., 4ª serie, 1 [1882], p. 95). Nell'epigrafe di un Felice in Bassilla in regno caelesti perque amoena virenta (id., La cripta dei SS. Proto e Giacinto nel cimitero di S. Ermete presso la Via Salaria Vetere, in Bull. arch. crist., 5ª serie, 4 [1894], p. 24).

P. fu anche detta l'area recinta da portici davanti alle basiliche cimiteriali, dove si seppelliva (G. B. De Rossi, Roma sotter., III, Roma 1877, p. 430). Così, ad es., è detto p. l'area davanti la basilica di S. Pietro, circondata dal quadriportico (Lib. Pont., II, p. 80).

Enrico Josi

ARTE. - Le raffigurazioni del p. si svilupparono nelle arti figurative in quelle del Giudizio Universale, dove gli eletti si vedono di regola posti alla destra di Cristo giudice e i dannati alla sua sinistra. Così in tutte le raffigurazioni medievali e pure in quelle pervenute dalla prima Rinascita, ove l'immagine del P. è accompagnata da quella dell'inferno.

Possono citarsi come più notevoli raffigurazioni medievali del P. le seguenti: 1) affresco d'arte bizantino-benedettina, intorno al 1060, della chiesa di S. Angelo in Formis presso Capua; 2) musaici bizantino-veneti del sec. XII nel duomo di Torcello; 3) musaici bizantineggianti del sec. XIII sul soffitto del Battistero fiorentino; 4) affresco di Giotto, databile intorno al 1305, nella cappella degli Scrovegni a Padova; 5) l'affresco di Nardo di Cione, eseguito verso il 1357 nella cappella Strozzi in S. Maria Novella a Firenze; 6) l'affresco del Turone, eseguito intorno al 1362 nel presbiterio di S. Anastasia a Verona; 7) l'affresco del tardo Trecento in S. Maria Maggiore di Tuscania. Si ricorda pure il grandioso affresco del camposanto di Pisa, attribuito a Francesco Traini, e danneggiato per le operazioni belliche nel 1944. Il Giudizio Universale, scolpito in marmo da Lorenzo Maitani verso il 1320 e che adorna il quarto pilastro della facciata del duomo di Orvieto, presenta una diversa disposizione iconografica. Cristo giudice si vede nell'alto del bassorilievo in mezzo ad una mandorla di cherubini; gli eletti occupano la parte superiore del bassorilievo più vicina a Cristo e i dannati dell'inferno quella inferiore, più lontana. La stessa disposizione verticale segue Giovanni van Eyck nel magnifico pannello (ca. 1430) di proprietà dell'Eremitaggio di Leningrado. Tra le più belle raffigurazioni del P. si ricordano quelle in due pannelli del primo Rinascimento italiano. Uno di questi pannelli, dipinto intorno al 1430, è il Giudizio Universale del Beato Angelico, che si conserva nel Museo di S. Marco a Firenze. L'altro è la predella, posteriore di una diecina d'anni, opera del senese Giovanni di Paolo, della Pinacoteca di Siena.

Concepiti in forma di trittici sono alcuni Giudizi fiamminghi del sec. XV; uno sportello, quello sinistro, ossia a destra di Cristo giudice, raffigura in questi trittici il P. Il più noto di essi con il Giudizio Universale è quello di Hans Memling dipinto verso il 1470 per Angelo Trani, agente mediceo nelle Fiandre. Mandata in Italia per mare, l'opera venne catturata con la nave dal corsaro Paul Beneke, che la portò a Danzica. Ivi, fino al 1945, si trovava il trittico di Memling nella chiesa di S. Maria Vergine. Un altro trittico fiammingo, dove uno sportello raffigura il P., è quello di Hieronimus Bosch nel Palazzo Ducale a Venezia. In mezzo ai famosi affreschi con scene del Giudizio Finale, dipinti da Luca Signorelli tra il 1499 e il 1502 nella cappella di S. Brizio nel duomo di Orvieto, è uno spartimento della parete sinistra che raffigura appunto il P. Nel Giudizio Universale affrescato tra il 1534 e il 1541 nella Cappella Sistina, Michelangelo raffigurò gli eletti del P. nella parte superiore della grandiosa scena, seguendo in tal modo la disposizione verticale già adoperata nel Trecento da Lorenzo Maitani e nel Quattrocento da Giovanni van Eyck. Rare sono le successive raffigurazioni del solo P., cioè, senza che l'inferno vi faccia una raffigurazione d'accom-

Article illustration
(fot. Appetiti) PARADISO - Il p. la terra e l'inferno. Dipinto su tela: scuola del Viet-Nam.
pagno. Tra esse la più nota è certo il grandioso P. di Jacopo Tintoretto dipinto tra il 1588 e il 1590 per la sala del Maggior Consiglio nel Palazzo Ducale di Venezia e che si reputa il più grande quadro a olio del mondo. Un magnifico bozzetto per questo grandioso quadro del Tintoretto si conserva nel Museo del Louvre a Parigi. Da notare anche il P. in musaici della basilica di S. Marco a Venezia, fatto secondo un cartone dello stesso Tintoretto. Una bellissima raffigurazione secentesca del P. offre Bernardo Strozzi in una tela di proprietà dell'Accad. di Genova.

BIBL.: K. Künstle, Ikonographie der christlichen Kunst, I. Friburgo in Br. 1928, p. 521 sgg. Witold Wehr
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“PARADISO.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 506. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/paradiso.