PENULA. - La paenula era presso i Romani un mantello di colore oscuro, forse di origine celtica, chiuso anche sul davanti e senza maniche, di forma circolare con foro nel mezzo per il quale si faceva passare la testa; si cavavano le mani al disotto dei suoi lembi sollevati.
Si usava specialmente in viaggio; in città in tempo piovoso e freddo con l'applicazione di un cappuccio (cucullus). Era confezionata in panno spesso foderato di pelliccia (gausapa, paenula gausapina); ve ne erano anche di cuoio sottile. Una paenula dimessa ed aperta sul davanti era portata dai servi sulla tunica esomide. Per il taglio e la qualità della stoffa era poco adatta ad essere panneggiata con eleganza come l'altro mantello detto lacerna, più piccolo, aperto sul davanti e sempre con il cucullus. Un mantello del genere della paenula (ρελένη) fu richiesto da s. Paolo a Timoteo (II Tim. 4, 13), da lui lasciato a Troade, presso Carpo, con alcuni suoi libri. Nel iv e v sec. divenne comune una foggia di p. più pratica, decurtata ed aperta ai lati per muovere le braccia. Da essa, usata dagli episcopi e dai presbyteri
(come s. Martino di Tours) derivò la casula o planeta, mentre dalla lacerna derivò il piviale (pluvialis). Fu, in seguito, tra i secc. viii e ix che, venute in uso altre specie di vestiario, la paenula e la lacerna divennero indumenti esclusivamente ecclesiastici e liturgici. Tipi vari di paenula sono rappresentati in figurazioni di episcopi e di presbyteri; così è vestito s. Ambrogio (v.) nel musaico milanese del sec. v (A. Ratti, Il più antico ritratto di s. Ambrogio, in Ambrosiana, Milano 1897, p. 20), così pure in pitture presso il sepolcro di s. Cornelio, nel cimitero di Callisto (sec. vi), nei musaici ravennati (sec. vi), nelle pitture di S. Maria Antiqua nel Foro Romano (sec. viii) ed in quelle della chiesa inferiore di S. Clemente in Roma (sec. xi).