PERSONIFICAZIONI

PERSONIFICAZIONI. - L'arte cristiana primitiva ha continuato in genere a servirsi delle p. create dall'arte classica.

Ad es., le p. delle 4 stagioni quali si rinvennero nel sec. XVI in un soffitto d'una casa romana sul Celio (Wilpert, Pitture, p. 35, fig. 2), e in un colombiano del sepolcreto dell'Isola Sacra (G. Calza, Il sepolcreto dell'Isola Sacra,

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PERTH, ARCIDIOCESI di - Panorama dal fiume Swan.
(da Diaphana Australia and New Guinea, Sadawa Piji, p. 10)
Roma 1939), ricorrono talvolta in monumenti funerari cristiani, così nel cubicolo detto «della cappella greca» in Priscilla, dove resta il busto dell'Estate (J. Wilpert, Fractio panis, Parigi 1896, tav. 5); più tardi nel cimitero «inter duas lauros» (Wilpert, Pitture, tav. 100; J. P. Kirsch, Un gruppo di cripte dipinte inedite del cimitero dei SS. Pietro e Marcellino, in Riv. arch. crist., 7 [1930], pp. 231-34, figg. 18-21); nel cosiddetto Marco e Marcellino (Wilpert, Pitture, tav. 245, 1). La sola Primavera appare in un cubicolo di Panfilo (E. Josi, Il cimitero di Panfilo, in Riv. di arch. christ., 1 [1924], p. 141, fig. 52); in Pretestato si trova: la Primavera sotto l'aspetto di fanciulle intreccianti ghirlande di fiori (Wilpert, Pitture, tav. 32, 1); l'Estate con putti mietitori (id., ibid., tav. 32, 2); l'Autunno con putti vendemmianti (id., ibid., tav. 33); l'Inverno con putti che raccolgono le olive (id., ibid., tav. 34); putti personificanti le stagioni si trovano pure in Domitilla nel cubicolo detto dei fornai (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, Prato 1876-81, tav. 21, 2) e in Ponziano (J. Wilpert, Die Katakombengemälde und ihre alte Kopien, Friburgo in Br. 1891, p. 69, tav. 28).

Nella pittura cimiteriale, ma a solo senso decorativo, si ha anche la p. di Oceano nel cimitero di Callisto (Wilpert, Pitture, pp. 30-31 e tav. 134, 1); mentre il fiume Tigri è rappresentato (barbato, nudo, giacente) presso Tobia che vi prende il pesce in un affresco del cimitero ritenuto di Trasone (id., ibid., p. 31 e tav. 212). Il sole sotto forma di testa umana da cui partono raggi verso Giona si ha in una pittura del cimitero di Domitilla (id., ibid., tav. 56). P. del mare e delle terre, come nel sarcofago di Annos Catos, già in Callisto ora nel Museo Cristiano Lateranense (Wilpert, Sarcofagi, pp. 183-328, tav. 193, 1), o del mare nel passaggio del Mar Rosso (id., ibid., p. 183, tav. 211, 2); del caelus (id., ibid., p. 176), della tempesta o del vento (id., ibid., pp. 15, 162, 184, 202); del fiume Giordano, in un sarcofago Vaticano, in uno del Louvre e nel Lateranense 119 (id., ibid., pp. 182, 268 e fig. 106), che si troverà in seguito nei musaici dei due battisteri ravennati e ancora nell'«Hortus deliciarum» (Wilpert, Mosaiken, p. 779, fig. 349). Più tardi ancora nel Salterio greco del sec. IX della Biblioteca nazionale di Parigi si trovano le p. della Melodia che ascolta, della Montagna di Betlemme, della ninfa Eco, della Notte, dell'Aurora, della Forza, della Potenza, dell'Umiltà, del Pentimento, della Montagna, del Deserto, della Notte, dell'Abisso, ecc. (L. Bréhier, L'art byzantin, Parigi 1924, tavv. 22-25).

Nel sec. XI altre p. si trovano nel Salterio greco Vaticano 381; tra queste si ricordano David tra la Sapienza e la Profezia (P. Franchi de' Cavalieri, Miniature del Cod. Vat. Reg. gr. 1 e del Salterio del Cod. Vat. gr. 381, Milano 1905, tav. 7).

Il Signore con la sua potenza, appare in genere, sem-

semplicemente rappresentato con la mano divina sporgente tra le nubi che arresta il braccio ad Abramo pronto ad immolare Isacco o consegna la Legge a Mosè, o corona i Martiri di Cristo, o in busto in alto tra le nubi, come nei musaici di S. Maria Maggiore (ad es., nel sacrificio di Melchisedec, o quando parla a Mosè [Wilpert, Mosaiken, tavv. 8 e 19, 1]).

P. del «Sol Salutis» sotto il noto aspetto di Elios su biga o quadriga si ha in Domitilla, «inter duas lauros» (Wilpert, Pitture, tav. 160, 1) e, in musaico, nella volta d'un mausoleo cristiano in Vaticano (B. M. Apollon-Ghetti, A. Ferrua, E. Josi, E. Kirschbaum, Esplorazioni sotto la Confessione di S. Pietro in Vaticano, I, Città del Vaticano 1951, p. 123, tav. D). Nei sarcofagi cristiani continuano talvolta le note p. del Sole radiato, della Luna crescente, come nel Sarcofago di Manosque (Wilpert, Sarcofagi, p. 328, tav. 192, 6). La p. della Chiesa Romana era nel musaico absidale della Basilica Vaticana, restaurato da Innocenzo III (Wilpert, Mosaiken, p. 362, fig. 114); nell'Exultet di Montecassino (cod. Barb. lat. 592, sec. XI) essa è rappresentata orante con la scritta Mater Ecclesia (Enc. Catt., III, coll. 1517-18). Di carattere assolutamente cristiano sono le due figure femminili personificanti la Carità e la Pace (Agape e Irene), in affreschi del cimitero «inter duas lauros» (Wilpert, Pitture, pp. 31, 433 sgg.; tavv. 133, 2; 157; 184). P. di Roma, di Costantinopoli, di Alessandria e di Treviri erano riprodotte nel codice contenente il Cronografo del 354, note attraverso i disegni del Peiresc pubbl. da J. Strzygowski (Die Kalenderbilder des Chronographen vom J. 354, Berlino 1888, tavv. 4-7); una capsella trovata in Croazia rappresenta nel centro Roma, avente a destra Costantinopoli e Cartagine e a sinistra Nicomedia e Siscia (CIL, III, 3969); la p. di Roma si ha pure in un affresco d'un edificio rinvenuto presso il Laterano nel 1655 (Wilpert, Mosaiken, p. 127 sgg. e tav. 1); essa è regina, come l'aveva chiamata Prudenzio (Contra Symmachum, I, 464: PL 60, 157).

Enrico Josi

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“PERSONIFICAZIONI.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 745. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/personificazioni.