PESCE. - È uno dei simboli cristiani più antichi. P. in greco è detto IXOYC e le lettere che lo compongono formano l'arcostico IHCQYC XPICTOC OEOY YIOC CNTIIP, ossia Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore (Ottato, De schismate Donatistarum, 3, 2: CSEL, 24, p. 68). S. Agostino avverte che il par. arrostito è simbolo della Passione di Cristo (In Johann. Tract., 123: PL 35, 1966). Molte sono le iscrizioni cristiane con il simbolo del p.; G. B. De Rossi ne raccolse un gruppo fin dal 1855 (Epistola de christianis monumentis IXOYN exhibentibus, in Spicilegium Solesmense, 3 [1855], p. 573 sgg.).
I testi relativi al simbolo del p. furono raccolti in uno studio di H. Achelis (Das Symbol des Fisches und die Fischdenkmäler der römischen Katakomben, Marburgo 1888); ma l'opera più importante sull'argomento sia per quanto riguarda le fonti letterarie che l'analisi dei monumenti, è stata compiuta da F. J. Dölger (IXOYC Das Fischsymbol in frühchristlicher Zeit, I, Münster 1928, II e III, ivi 1922; IV, ivi 1927; V, ivi 1932-40).
Abercio ricorda il p. di fonte grandissimo e puro che la casta vergine prende e porge a mangiare agli amici ogni giorno. Nella prima parte del carme inserito nell'iscrizione di Pettorio, oltre l'arcostico IXOYC si ha: razza divina del celeste IXOYC che viene mangiato con avidità; e Pettorio si raccomanda a tutti i suoi cari che sono nella pace dell'IXOYC. La parola venne graffita sulla calce in un mausoleo rinvenuto sotto la basilica di S. Sebastiano, in
troducendovi anche la lettera T (segno della Croce; G. Mancini, Scavi sotto la basilica di S. Sebastiano sull'Appia Antica, in Notizie degli Scavi, 1923, pp. 3-79). È detto in un'iscrizione proveniente dal Vaticano: IXOYC ZUNTOUN cioè p. dei viventi, che vivifica (G. Marchi, Monumenti delle parti primitive, Roma 1844, p. 70). L'interna parola ricorre pure nelle iscrizioni di Postumio Eutherion (Dölger, op. cit., I, fig. 11), di Eutichiano (loc. cit., I, fig. 13), di Colonus (loc. cit., tav. I, n. 103), di Cecilia Placidina (O. Marucchi, Monumenti del Museo cristiano Pio-Lateranense, Milano 1910, tav. 51, 13), di Modena dove è rappresentato anche il p. e scritta per intero la parola p. (G. B. De Rossi, Roma sotterranea, II, Roma 1867, p. 333); di Callisto ecc. (rinvenuti in Priscilla, in Domitilla, in Pretestato, in Panfilo; G. Wilpert, La Croce nelle catacombe, in N. Bull. arch. crist., 8 [1902], p. 10 e tav. 6, 3).
Tertulliano afferma che noi cristiani siamo pesciolini, nasciamo nell'acqua, secondo il grande p. nostro Gesù Cristo e solo restando nell'acqua (cioè nella grazia del Battesimo) siamo salvi. Questo spiega la frequenza di epithaffi cristiani antichi con p. affrontati verso i pani e più ancora verso l'ancora; con l'ancora e il Buon Pastore nell'epigrafe del sarcofago di Livia Primitiva (G. Wilpert, Principienfragen der christ. Archäologie, Friburgo in Br. 1886, tav. 1, 1). Un'iscrizione greca del cimitero di Priscilla, posta da Claudio Filota al dolcissimo fratello Teodoro, termina con l'augurio che noi possiamo vivere in Dio, e poi è rappresentato un p., cioè in Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore (G. B. De Rossi in Bull. Arch. crist., 5ª serie, 3 [1892], p. 14). Nel cimitero di Callisto in un cubicolo della fine del sec. II sono dipinti due p. che hanno davanti due cesti contenenti pani e un bicchiere con vino (Wilpert, Pitture, pp. 265-66 e tav. 27, 1 e 28). Nello stesso cimitero nei cubicoli A3 e A sopra una mensa sono rappresentati il pane e il p. (loc. cit., tav. 41, 1). In A2 e A3 sono rappresentati sopra una mensa il pane e il p. (loc. cit., pp. 267-68 e tav. 38 e 41, 1). La refezione delle turbe presso il lago di Tiberiade (Io. 21, 1 sgg.) con pani e p. è pure nello stesso cubicolo, dove davanti a sette uomini sono posti due piatti con due p. (loc. cit., p. 267 e tav. 41, 3); così pure nel cubicolo A2 (loc. cit., pp. 267-68, tav. 27, 2); e nei cubicoli A3 e A6 (loc. cit., pp. 268-69, tav. 41, 4 e 15, 2). Clemente Alessandrino raccomanda ai fedeli di far incidere la figura allegorica del p. sugli anelli (Paedagog., 3, 11).