PECORA

PECORA. - Simbolo dell'anima, è nota dalla parabola del Buon Pastore (v.). Gregorio Nisseno rivolgendosi al Buon Pastore con la p. sulle spalle
PECORA. - Simbolo dell'anima, è nota dalla parabola del Buon Pastore (v.). Gregorio Nisseno rivolgendosi al Buon Pastore con la p. sulle spalle

PECORA - Due p. ai lati di un albero con uccelli (fedeli in Paradiso). Lastra marmorea sepolcrale (fine sec. III) - Roma, cimitero di Pretestato.

esclama: «un'unica pecorella, è tutta la natura umana che hai presa sulle spalle» (Hom. 2: PG 44, 801).

Questo spiega perché nell'arte cristiana primitiva è così frequente la rappresentazione del Buon Pastore con la p. sulle spalle o pascolante il gregge degli eletti; o le scene di oranti tra p., cioè dei defunti in beatitudine (Wilpert, Pitture, tavv. 75; 116, 2; 168), e anche in lapidi sepolcrali (G. B. De Rossi, Roma sotterr., II, Roma 1867, tavv. 49-50, n. 14; A. Silvagni, Inscrip. Christ. Urbis Romae, nuova serie, II, Roma 1935, n. 4456); o p. che vanno a dissetarsi (O. Marucchi, Monum. del Museo crist. lateran., Milano 1910, tav. 57, 50). G. Cristo è la porta dell'ovile celeste (Io. 10, 7); s. Pier Crisologo chiama i suoi fedeli «filioli dominici gregsi porti» (Serm., 173; PL 52, 651). La Chiesa costituisce il gregge di Cristo, affidato ai suoi pastori; di Sisto II Damaso afferma che «pastori meritum numerum gregis ipse tuetur» (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, n. 19); del vescovo Andrea di Formia si dirà che «utque bonus pastor texit ab hoste gregem» (CIL, X, 6218); del vescovo Celso di Vercelli che fu il «cultor gregis ovium Christi»; del papa Bonifacio II che «adunavit divisum pastor ovile» (G. B. De Rossi, Inscrip. christ., I, Roma 1857-61, n. 1029); di Giovanni II che «commissum tibi pascem bonitate magistra, servasti cunctum sub pietate gregem» (ibid., II, p. 126, 5); di Gregorio I: «hoc pastor agebas ut domino offerres plurima lucra gregis» (id., loc. cit., p. 52, 1; 78, 3); di Giovanni II che «sibi commissas pascerer novit oves» (id., loc. cit., p. 65, 19); Sergio il sul sepolcro di Leone I scrisse che «le lupus vaste ovile Dei, sed dudum ut pastor magnus Leo septa gregemque christicolam servans, inanitor arcis erat» (id., loc. cit., p. 98, 1). Nella stoffa donata dalla regina Ildegarda all'altare di S. Pietro in Vaticano si leggeva «Pastor ovile Dei servans», e nel carme posto nel consignatorio presso S. Michele era scritto: «Pastoris summi dextera signat oves» (id., loc. cit., II, 139, 26). Nel carme ora nel museo Lateranense si ricorda il «grex sacrae Deo» (A. Silvagni, op. cit., I, n. 1485).