PESARO, DIOCESI DI

PESARO, DIOCESI di. - Città capoluogo della provincia omonima e diocesi suffraganea di Urbino.
PESARO, DIOCESI di. - Città capoluogo della provincia omonima e diocesi suffraganea di Urbino.

Si estende per 287 kmq. con una popolazione di 77.700 ab. dei quali 77.500 cattolici. Conta 44 parrocchie servite da 80 sacerdoti diocesani e 37 regolari, i seminario, 7 comunità religiose maschili e 15 femminili (Ann. Pont., 1932, p. 311).

Le prime memorie cristiane di P. risalgono al sec. IV: di questo tempo è datata una iscrizione cristiana (CIL, XI, 1, 6473-75); con molta probabilità anche la sede vescovile è dello stesso tempo, sebbene solo una incontrollata tradizione abbia assegnato alla città un vescovo Eraliano del sec. IV di cui non si conosce la sede. Il primo vescovo sicuro, Germano, è del sec. V (Jaffé-Wattenbach, 739). Il racconto di s. Terenzio (BHL, 807) che dalla Pannonia si stabilì a P., ove avrebbe sofferto il martirio il 24 sett. 247 sotto Decio e sarebbe stato sepolto nella Cattedrale, che immediatamente dopo sarebbe stata a lui dedicata, è del tutto leggendario. Il martire Terenzio, confuso nelle tre figure del martire di Luni (24 sett.), di P. (24 sett.) e di Todi (27 sett.), costituenti una sola e medesima persona, la cui storia tuttavia rimane ignota, fu molto più tardi titolare della cattedrale di P. e considerato vescovo della città (sec. IX). Alcuni indizi farebbero supporre che la primitiva cattedrale sorgesse fuori le mura, sulla Flaminia, nel luogo dove fu costruito più tardi il monastero di S. Decenzio, appartenuto ai monaci Classensi nel sec. XII, ed oggi è stata la chiesa suburbana dello stesso nome (del cimitero); una passio dei martiri Decenzio e Germano (BHL, 2115) sembra ricamata sopra la figura storica del vescovo Germano che era venerato di certo in quel tempio monastico dal 1256 e vi era stato sepolto, come i vescovi, secondo l'antico costume, presso la rispettiva chiesa cattedrale, fin dall'antichità. In ogni caso il documento non ha valore per quanto narra sui due personaggi dati come martiri a P. nella persecuzione di Galerio (306-11). Nella serie posteriore dei vescovi si trovano: Feticce, cui indirizzò una lettera papa Gregorio Magno (596; Epist. 6, 44, in MGH, Epist., ed. P. Ewald e L. M. Hart-

Morto Fr. Maria II il 28 apr. 1631 la città con il principato tornarono alla S. Sede.

Monasteri. — Il più importante fu S. Tommaso in Foglia (iuxta Apostelam), benedettino, noto perché vi morì il 9 ott. 1647 il papa Clemente II. Della Badia di S. Tommaso, oggi Apella (Montelabate), rimane ben poco: l'edificio, ridotto a colonia, conserva scarsi elementi monumentali della costruzione romanica, taluni forse del sec. IX (A. degli Abati-Olivieri, Memorie della Badia di S. Tommaso in Foglia, Pesaro 1778).

Monumenti. — Cattedrale: intitolata a S. Maria (privilegio di Celestino III, 12 maggio 1197 nell'Arch. capitolare) fu sotto la protezione della S. Sede. Un completo restauro fu fatto nel 1865 dal vescovo Clemente Fares: ampliata l'abside, rinnovato il tetto, costruita la cupola, eretta la nuova cappella di S. Terenzio (architetto Carducci) il tempio fu consacrato di nuovo da C. Bonaiuti nel 1903.

S. Decenzio: l'ipotesi di una basilica paleo-cristiana non ha sufficienti elementi risolutivi a suo favore. La costruzione è romanica, ma ha subito radicali restauri: l'opera, condotta con certa classica dignità, può riportarsi al sec. IX. Delle altre chiese, delle molte che contava P., le più importanti sono: S. Francesco (oggi dei Servi) costruita a spese di Pandolfo Malatesta; S. Giovanni, costruzione di linee grandiosi, opera degli architetti Gerolamo e Bartolomeo Genga, iniziata nel 1543 per volere del duca Guidobaldo II; S. Ubaldo, costruita come adempimento di voto dal duca Fr. Maria II della Rovere, per la nascita del figlio Federico Ubaldo (16 maggio 1605). Altre chiese appartengono al periodo barocco: Nome di Dio, S. Maria Maddalena, originaria del sec. XIII, rinnovata su disegno del Vanvitelli (1700-73), S. Rocco, S. Lucia ecc.

Nel Tesoro della Cattedrale è custodita una pisside di aorico con figurazioni scolpite in giro: resurrezione della figlia di Giairo, e il cieco risanato: si assegna al sec. VI. Nel vescovado si conserva il cosiddetto ninfeo cristiano, proveniente da Ginestreto, del sec. VII. Nel Museo civico che ha sede nel Palazzo del governo (Palazzo ducale sec. XV) è una ricca raccolta di tavole (gruppo primitivi ecc.), una pala di altare: Incoronazione di Maria di G. Bellini (1467), varie opere di pittori pesaresi: Simone Cantarini (1612-48), G. A. Lazzarini (1710-1801) ed una cospicua raccolta di ceramiche, con esemplari di produzione locale. Da segnalare anche il piccolo Museo Mosca, nel Palazzo omonimo, donato nel 1882 al Comune dalla marchesa Vittoria Toschi-Mosca. La Biblioteca, fondata da Annibale degli Abati Olivieri (1708-89), possiede una notevole quantità di memorie e compilazioni manoscritte che suppliscono in parte alla perdita del materiale archivistico; ha un annesso Museo. Il materiale archivistico della Curia è perito; nell'Archivio capitolare si conservano alcune pergamene dei secc. XI-XII.

Bibl.: Lanzoni, I, 500-501; F. P. Kehr, Italia Pontificia, Berlino 1903, IV, pp. 178-179; Cappelletti, III, p. 339; Eubel, I, p. 395; II, p. 236; III, p. 292; IV, p. 281; L. Serra, Guida di P., Pesaro 1923; id., Le gallerie comunali delle Marche, Roma 1926; id., L'arte nelle Marche, Pesaro 1929; O. T. Locchi, La provincia di P. e Urbino, Roma 1934.