PIANETA (Planeta, casula, amphibolus). - Sovravveste sacra, propria dei sacerdoti nella celebrazione della Messa. Nell’uso attuale, da due o tre secoli, è formata da uno scapolare a due lembi (posteriore largo 65-75 cm., lungo 1,05-1,15 m., anteriore più breve).
Si distinguono 4 tipi di p.: a) romana: cucitura dei due lembi sul petto; apertura, per il capo, in forma di trapezio; ornamento posteriore: una striscia verticale «colonna»; quello anteriore a forma di T (croce commissa); b) tedesca: cucitura sulle spalle; apertura rotonda; ornamento posteriore una croce, quello anteriore una semplice «colonna»; c) francese: cucitura sulle spalle, apertura come quella romana, meno profonda; ornamento simile a quello tedesco; d) spagnola: cucitura sulle spalle; ornamento anteriore e posteriore solo a «colonna»; la larghezza aumenta verso il basso. Dalla metà del sec. XIX si ripristinò una forma simile a quella dei secc. XIV e XV, detta poco esattamente p. gotica, di s. Bernardo o di s. Carlo Borromeo.
La p. deriva dall’antica paenula, usata in tutto il mondo greco-romano. Il nome p. (l’etimologia di s. Isi-del

Pianeta - P. ricamata in seta con Cristo in trono, simboli degli Evangelisti e angeli. Opera della badessa benedettina di Gipsa (Stiria), Cunegonda II (1239-69) - Vienna, Museo storico industriale.
la colonie greco-albanesi di Sicilia, Palermo 1904; G. Millunzi, Dei pittori monrealesi Pietro Antonio Novelli e Pietro Novelli figlio, in Arch. stor. sicil., 1912, pp. 38-87; G. Schirò, Canti tradizionali ecc., Napoli 1923; G. Petrotta, Popolo, lingua e letter. alb., Palermo 1931; C. Gatti-C. Korolevskij, I riti e le Chiese orientali, I, Genova 1942; anon., Incontro ai fratelli separati di Oriente, Roma 1945.
PIANCIANI, Giambattista. - Fisico e filosofo, n. a Spoleto il 17 ott. 1784, m. a Roma il 23 marzo 1862. Gesuita dal 2 giugno 1805, dal 1824 professore di fisico-chimica nel Collegio Romano, si distinse specialmente nel campo dell’elettricità e del magnetismo. Passato all’estero per i moti rivoluzionari del 1848, fu negli anni 1849-50 professore di dogmatica nel Georgetown College a Washington. Di ritorno nel 1851, diventò collaboratore assiduo della Civiltà cattolica nascente.
Sebbene scopritore di particolari, la sua mente era più portata verso la sintesi, con dovizia di erudizione aperta ai progressi. Il principale studio di tutta la sua vita è un commento concordistico alla storia maoica della creazione, opponendosi alla voga del razionalismo biblico e specialmente al «mitesmo» di D. Strauss, impresa allora di grande merito. Benché facesse vedere «la concordia della rivelazione e della tradizione con la scienza» (A. Secchi), spiegando della creazione «le fasi del suo svolgimento con la scorta biblica e con la filosofia naturale», concordismo (v.) è abbandonato.
Opere principali: Istituzioni fisico-chimiche (4 voll., Roma 1833-34); Elementi di fisico-chimica (2 voll., Napoli 1840-41); Saggi filosofici (Roma 1855); Nuovi saggi filosofici (ivi 1856). La più grande opera è In historiam creationis Mosaicum commentarius (Napoli 1851, ristampato da A. Crampon in Commentaria in Scripturam Sa-cram... Cornelii a Lapide, I, Parigi 1861, pp. 54-135). La Cosmogonia naturale comparata col Genesi è una ristampa di articoli della Civiltà Cattolica apparsi negli anni 1858-62.
PIANETA (Planeta, casula, amphibolus). - Sovravveste sacra, propria dei sacerdoti nella celebrazione della Messa. Nell’uso attuale, da due o tre secoli, è formata da uno scapolare a due lembi (posteriore largo 65-75 cm., lungo 1,05-1,15 m., anteriore più breve).
Si distinguono 4 tipi di p.: a) romana: cucitura dei due lembi sul petto; apertura, per il capo, in forma di trapezio; ornamento posteriore: una striscia verticale «colonna»; quello anteriore a forma di T (croce commissa); b) tedesca: cucitura sulle spalle; apertura rotonda; ornamento posteriore una croce, quello anteriore una semplice «colonna»; c) francese: cucitura sulle spalle, apertura come quella romana, meno profonda; ornamento simile a quello tedesco; d) spagnola: cucitura sulle spalle; apertura anteriore e posteriore solo a «colonna»; la larghezza aumenta verso il basso. Dalla metà del sec. XIX si ripristinò una forma simile a quella dei secc. XIV e XV, detta poco esattamente p. gotica, di s. Bernardo o di s. Carlo Borromeo.
La p. deriva dall’antica paenula, usata in tutto il mondo greco-romano. Il nome p. (l’etimologia di s. Isi-della colonie greco-albanesi di Sicilia, Palermo 1904; G. Millunzi, Dei pittori monrealesi Pietro Antonio Novelli e Pietro Novelli figlio, in Arch. stor. sicil., 1912, pp. 38-87; G. Schirò, Canti tradizionali ecc., Napoli 1923; G. Petrotta, Popolo, lingua e letter. alb., Palermo 1931; C. Gatti-C. Korolevskij, I riti e le Chiese orientali, I, Genova 1942; anon., Incontro ai fratelli separati di Oriente, Roma 1946.
PIANCIANI, Giambattista. - Fisico e filosofo, n. a Spoleto il 17 ott. 1784, m. a Roma il 23 marzo 1862. Gesuita dal 2 giugno 1805, dal 1824 professore di fisico-chimica nel Collegio Romano, si distinse specialmente nel campo dell’elettricità e del magnetismo. Passato all’estero per i moti rivoluzionari del 1848, fu negli anni 1849-50 professore di dogmatica nel Georgetown College a Washington. Di ritorno nel 1851, diventò collaboratore assiduo della Civiltà cattolica nascente.
Sebbene scopritore di particolari, la sua mente era più portata verso la sintesi, con dovizia di erudizione aperta ai progressi. Il principale studio di tutta la sua vita è un commento concordistico alla storia maoica della creazione, opponendosi alla voga del razionalismo biblico e specialmente al «mitesmo» di D. Strauss, impresa allora di grande merito. Benché facesse vedere «la concordia della rivelazione e della tradizione con la scienza» (A. Secchi), spiegando della creazione «le fasi del suo svolgimento con la scorta biblica e con la filosofia naturale», concordismo (v.) è abbandonato.
Opere principali: Istituzioni fisico-chimiche (4 voll., Roma 1833-34); Elementi di fisico-chimica (2 voll., Napoli 1840-41); Saggi filosofici (Roma 1855); Nuovi saggi filosofici (ivi 1856). La più grande opera è In historiam creationis Mosaicum commentarius (Napoli 1851, ristampato da A. Crampon in Commentaria in Scripturam Sa-cram... Cornelii a Lapide, I, Parigi 1861, pp. 54-135). La Cosmogonia naturale comparata col Genesi è una ristampa di articoli della Civiltà Cattolica apparsi negli anni 1858-62.

Pianeta - Vescovo con p. Miniatura del Sacramentario fatto eseguire dal vescovo d' Ierea Varmondo ( 165 1012) - Ierea, Biblioteca capitolare.
doro [Etym., XIX, 247] dal greco πλαγιασμοι non è chiara), invece della voce paenula, occorre nel sec. V ed è nell'uso liturgico già nello stesso secolo; in Spagna prima del IV Sinodo di Toledo del 633 (can. 28). Si portava fuori di Roma soltanto dai vescovi e sacerdoti, a Roma da tutti i chierici (anche dai diaconi, suddiaconi e dagli accoliti). Dal sec. XII è una veste propria dei sacerdoti nella celebrazione della Messa; nelle altre funzioni si usava il piviale.
La forma ampia e lunga fin quasi ai piedi dell'antica paenula si conservò fino al sec. XIII, senza cappuccio, sollevata ai lati sopra le braccia per muovere liberamente le mani, cosiddetta «a campana», assai ampia ed egualmente pendente, interamente chiusa. Poi (sec. XIII-XV), per maggior comodità ed anche per economia, si raccordò tagliando i lembi laterali, lasciando solo quello anteriore e posteriore, tagliati anche essi a semicerchio o a punta, finché si è arrivati nel sec. XVIII alla forma attuale. Il ritorno all'uso della p. medievale non si può fare di proprio arbitrio, ma occorre uno speciale indulto apostolico (S. Rit. Congr., 11 febbr. 1863 e 9 dic. 1927).
In antico le paenulae profane erano ornate da due clavi purpurei verticali. Come decorazione della p. liturgica si vede sui monumenti un semplice fregio galonato intorno all'apertura del collo. A partire dal sec. XI venne in uso una fascia verticale divisa all'altezza delle spalle in due braccia oblique (in forma di Y; talvolta la verticale si prolungava fino al collo) per unirsi sul petto e scendere sino all'orlo inferiore; tutta con ricami di ornato o figurazioni di santi. Questo motivo puramente ornamentale venne poi interpretato come una croce; infatti dal sec. XIII in Inghilterra, Francia e Germania si mise sulla parte posteriore la croce a braccia orizzontali (nel lembo anteriore una semplice «colonna»). Oggi i tipi ornamentali variano, ispirati talvolta a temi o simboli dell'anno ecclesiastico.
Soltanto dall'ultimo secolo data la prescrizione, ma per fissare un uso secolare, di usare la seta per la p.; le stoffe di mezza-seta non sono più permesse. Sono conservate nei musei e nelle sagrestie delle cattedrali p. fatte di lana, di tela, di cotone, e durante la guerra dei Trent'anni quelle di cuoio, o tessute di paglia. Ma di regola furono usate stoffe preziose, talvolta provenienti dall'Oriente (nell'antichità rinomate le fabbriche d'Alessandria, Damasco, Bisanzio; nel medioevo le fabbriche dei Saraceni in Sicilia e in Spagna; preziosi damaschi, broccati e velluti provenienti da Genova, Lucca, Milano e Venezia). Fino al sec. XII prevalsero stoffe di unico colore o disegno, in seguito furono usate di preferenza stoffe con qualche disegno geometrico o floreale, specialmente il melograno (forse in riferimento a Es. 28, 33) o con figure di animali veri o fantastici. Questi disegni non erano specificamente cristiani, ma provenivano dall'Oriente.
La p., perché si mette sulle spalle, viene considerata come simbolo del giogo del Signore, e nell'indossarla il sacerdote dice: «Domine, qui dixisti iugum meum suave est...».
P. piegata (Planeta plicata). - Nei giorni di lutto e di penitenza i ministri sacri, invece della dalmatica o della tunicella, usano la p. piegata; cioè la parte anteriore della p. vien avvolta davanti al petto, o addirittura tagliata poco prima della metà. Il suddiacono, prima della lettura, depone la p. piegata, per riassumerla dopo; il diacono, invece, dal Vangelo alla Comunione, deposta la p., indossa il cosiddetto stolone, per esser più libero nel servire all'altare.
ARTE. - Musacii e affreschi dei secc. V, VI e VII (cappella di S. Satiro in S. Ambrogio a Milano, S. Apollinare in Classe a Ravenna, S. Agnese fuori le Mura

A Roma, catacombe di S. Ponziano, ecc.) già documentano l'esistenza della p. come parte essenziale dei vestimenti liturgici. Di p. a campana se ne conservano una ventina in Germania, fra cui a Magonza, Monaco, Erfurt, Isburg, Würzburg, Niederlaitach, Deutz, Xanten, Brauweiler e in Italia a Castel S. Elia. Il processo di accorciamento si può seguire nella raccolta di p. del Tesoro del duomo di Halberstadt, mentre Castel S. Elia, nella campagna romana, offre una serie completa di p. nelle diverse fasi di sviluppo.
Tra le p. medioevali, le più antiche, appartenenti al sec. XI, sono due nel Tesoro del duomo di Bamberga quella famosa di S. Stefano del Tesoro della Corona di Ungheria a Presburg, tutte e tre lavorate in oro su fondo di seta. Altre notevoli p. dei secc. XII-XIII sono quelle di S. Paolo in Carinzia; del duomo di Erfurt; del duomo di Fermo (ritenuta di S. Tommaso Becket) del b. Bernardo degli Uberti (1133); di Firenze in S. Trinità, affine a quella del duomo di Pistoia; del Tesoro di Anagni, di lavoro inglese, anche essa come le precedenti completamente ricamata. Sempre ad Anagni, trovasi altra p. di lavoro cipresse, forse palermitana, in diaspro rosso ricamato in oro, col consueto motivo biancino delle coppie di pappagalli affrontati. Ricami di scuola romana ha la p. di Benedetto XI (m. nel 1304) del duomo di Velletri e dell'Italia centrale sono le figure degli Apostoli nella p. di S. Corona a Vicenza. La p. di S. Domenico nel Tesoro del duomo di Tolosa presenta didascalie gotiche tra tralci orientali e figure di fenici e pavoni, di tipo palermitano. Sono strettamente legati alla pittura umbra e toscana del Quattrocento i motivi sacri della p. del Seminario vescovile di Montalcino con la scena dell'Adorazione e gli Angeli che sorreggono un'iscrizione sul baldacchino. Appartengono al sec. XIV parecchie p. in broccato e in damasco della chiesa di S. Maria in Danzica. Sul finire del Quattrocento si ha un esempio di esuberanza decorativa nella p. del